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A Cuba è morto Castro, non è morta la dittatura

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fidel-castroChe noia leggere i tanti e, purtroppo, ripetitivi commenti sulla morte di Fidel Castro. Fa poi una certa impressione leggere e vedere video sui cubani all’estero in esaltazione  e celebranti, in tempo reale dalla sua dipartita, come ad un carnevale di Rio, la morte del dittatore cubano.

Si può essere ostili a chiunque, soprattutto come ritorsione ai tanti soprusi ed ai misfatti subiti dagli stessi, ma un minimo di “pietas”, alla latina, che evidenzi ancora il nostro lato umano albergante, dovrebbe pur sempre essere presente nelle nostre menti e nei nostri cuori.

La dittatura a Cuba, nonostante la morte di Fidel, continua e continuerà, certo con qualche aggiustamento, imperterrita e con virulenza strisciante in progress.

Quando due anni fa Castro, per la sua grave malattia, passò la mano del governo del Paese al fratello Raul, già tutte le misure per la conservazione del regime erano state prese.

Ed in questi due anni di transizione, da Fidel a Raul, il rodaggio dei meccanismi dittatoriali è avvenuto, silenzioso ed inarrestabile, perché l’ingranaggio funzionasse nei confronti della popolazione cubana, sofferente ma sempre più impossibilitata dai ferrei e ben oleati meccanismi di regime a ribellarsi.

E con i CDR-Comitati di Difesa della Rivoluzione (Comités de Defensa de la Revolución), sempre più capillari ed affidati con maggiore oculatezza a persone di provata fede, il gioco è in buona parte fatto.

I CDR-Comitati di quartiere (traduzione alla nostrana), infatti, sono un insieme di organizzazioni di massa cubane che presidiano, attentamente e sistematicamente, ogni quartiere del territorio, con l’obiettivo di combattere la delinquenza e soprattutto la controrivoluzione.

Ed agli adepti dei Comitati, tutti dediti al regime, anche per i notevoli benefici che ricevono per loro e le loro famiglie, nulla sfugge della popolazione residente nel “barrio”, cioè nella zona sottoposta al loro assillante controllo.

Se qualcuno dei cittadini controllati ha l’ardire di ribellarsi o di fare propaganda sovversiva, ecco immantinente arrivare gli scherani della PR-Polizia Rivoluzionaria a chiarire le idee a lui ed, in particolare, alla sua famiglia.

E con una vigilanza così assillante ed anche per le conseguenze, così immediate e dure per i propri cari, difficile non assoggettarsi a tale dittatura.

Senza aiuti e finanziamenti esterni, con i quali corrompere gli “Halcones”, i cosiddetti “Falchi” di ogni livello, dai politici ai militari, che comandano in ogni settore della vita cubana, Comitati compresi, sarà complicato togliere dalle mani di questa gente, sempre più ricca e prospera, ovviamente a totale discapito della sofferente popolazione, le redini dorate di questo incontrastato potere.

Da segnalare, infine, come ciliegina finale del regime, gli schiaffi metaforici, a dir il vero poco esaltanti, per i tanti turisti presenti nell’Isola, da parte del governo presieduto da Raul, per i 9 giorni di lutto imposti a tutti nel Paese, turisti di ogni nazione compresi che, pur pagando, saranno anch’essi soggetti obbligatoriamente al lutto e non potranno godere di nulla, assolutamente di nulla, a scanso di poco piacevoli interventi di polizia in loco, della caliente dolce vita cubana.

Liliana Nicoletta

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