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Da realtà sociali appello per assegnare buoni spesa per domicilio

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Roma – ‘Buoni spesa solo per i residenti: cosi’ non va’. È lo slogan lanciato da associazioni e realta’ sociali, romane e non solo, nell’appello lanciato per chiedere all’amministrazione di Roma Capitale “di riconsiderare l’avviso pubblicato” per l’erogazione dei cosiddetti ‘buoni spesa’, “sostituendo al requisito della residenza quello del domicilio, anche temporaneo, nel territorio comunale”.

A promuovere l’appello A Buon Diritto Onlus, Amnesty International Italia, Arci Roma, Astra 19, Brancaleone, Brigata di Mutuo Soccorso Astra, CivicoZero Onlus Soc. Coop. Soc., Focus-Casa dei Diritti Sociali, Grande come una citta’, Laboratorio 53 Onlus, Liberi Nantes, Nonna Roma, Pensare Migrante, Pianeta Sonoro, Sparwasser, Sportello Tuteliamoci-Lab.Puzzle.

“A novembre la Regione Lazio ha stanziato 5 milioni di euro per Roma Capitale, per rifinanziare la misura relativa ai ‘buoni spesa’, demandando ai singoli Comuni la gestione delle modalita’ di richiesta ed erogazione”, si legge nell’appello pubblicato sulla pagina Facebook di Sparwasser.

“Dopo diversi mesi di ritardo, il Comune di Roma ha dato il via alla procedure di richiesta dei bonus spesa – di importo variabile in base al numero dei componenti del nucleo familiare – a favore delle ‘famiglie in condizioni di disagio’, fino ad esaurimento fondi. Una misura analoga era stata adottata all’inizio dell’emergenza, con risultati tuttavia piuttosto deludenti: come sportelli legali e realta’ che quotidianamente offrono sostegno a soggetti svantaggiati in questa citta’, abbiamo aiutato nella compilazione e nell’invio delle relative domande e ci siamo trovati, dopo mesi, a denunciare – oltre ai notevoli ritardi nell’evasione delle pratiche – la mancata erogazione dei bonus nei confronti di centinaia di richiedenti in situazione di estrema necessita’.”

“Non li abbiamo lasciati soli e abbiamo fatto quello che avrebbe dovuto fare il Comune: continuare a consegnare fino ad oggi i ‘pacchi spesa’ su base volontaria per poter sopravvivere”.

“Ci saremmo quindi aspettati un cambio di passo dell’amministrazione, una maggiore attenzione nei confronti di chi sta pagando di piu’ questa crisi e rischia di non rialzarsi- continuano i promotori dell’appello- E invece no. Se possibile, l’approccio e’ peggiorato: il Comune ha inserito tra i requisiti di accesso al beneficio la residenza nel territorio capitolino.”

“Un anno fa l’avviso pubblico ricomprendeva anche chi si trovasse temporaneamente nella nostra citta’, pur avendo residenza altrove. La magistratura aveva poi fatto il resto, aprendo all’erogazione addirittura a favore di chi fosse sprovvisto di un regolare titolo di soggiorno, con la motivazione che una misura emergenziale non puo’ escludere chi si trova in una grave situazione di marginalita’ sociale ed economica”.

Secondo associazioni e realta’ autorganizzate dal basso “a ben vedere poter ottenere l’iscrizione anagrafica a Roma e’ sempre piu’ un privilegio, richiedendo il possesso di un regolare contratto di locazione o altro titolo in una citta’ in cui proliferano i subaffitti in nero e il mercato delle residenze false.”

“Una citta’ in cui l’iter per la concessione della residenza per senza fissa dimora (via Modesta Valenti) dura mesi e mesi. Non si puo’ continuare a far pagare il prezzo di tutto questo agli ultimi e alle ultime di questa citta’.”

“Prevedere tra i requisiti per la corresponsione del bonus spesa la residenza nel territorio capitolino denota una chiara volonta’ escludente e significa nella pratica estromettere chi ha maggiore necessita’ di un supporto per la sopravvivenza e l’acquisto di beni di prima necessita’, come una parte della popolazione migrante, gli studenti e i cittadini ‘fuorisede’ che sono domiciliati nella nostra citta’”. Da qui la richiesta di sostituire al requisito della residenza quello del domicilio, anche temporaneo, “perche’ e’ un dovere non lasciare nessuno e nessuna indietro, specialmente adesso”.

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