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Discarica Albano può durare 8 mesi, Comune scrive a Procura

Roma – La discarica di Albano può avere una durata più lunga dei 6 mesi previsti dall’ordinanza che Virginia Raggi, nella sua veste di sindaca Metropolitana, ha firmato la settimana scorsa per farla riaprire. In una lettera inviata anche al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, la Ecoambiente, società proprietaria dell’impianto, lascia presumere un tempo di vita complessivo di 8 mesi per i 250mila metri cubi residui, praticamente il triplo della “potenzialità residua” (pari a 87.900 mc) indicata nell’ordinanza.

L’invaso avrebbe dovuto riaprire i battenti lunedì ma l’azienda della galassia Cerroni aveva comunicato di avere problemi nel sottoscrivere la fideiussione obbligatoria per la messa in esercizio.

Tuttavia, ieri sera, al termine della riunione che si era tenuta in Prefettura, Ecoambiente ha scritto a tutti i componenti del tavolo avvisandoli da una parte di non essere in grado di coprire in un’unica soluzione la fideiussione da 1,365 milioni di euro ma dall’altra di essere disponibile a versare intanto una prima fideiussione da 765mila euro relativa a un primo sublotto della discarica da 125mila mc.

Secondo la società questo invaso, colmato con i rifiuti provenienti da Roma, avrebbe una durata presumibile di 4 mesi. A questo punto, chiusa questa parte dell’impianto, Ecoambiente sarebbe pronta a versare la seconda fideiussione da 600mila euro per aprire la seconda parte dell’impianto anch’essa da 125mila mc. Stessa volumetria, stessa presumibile durata. Il totale fa 8 mesi. Tuttavia, la proprietà della discarica non ha dato tempi certi ne’ sulla presentazione della garanzia fideiussoria né dunque sull’apertura dell’impianto di smaltimento.

Intanto, il Comune di Albano è sul piede di guerra. Il sindaco Massimiliano Borelli ha inviato una lettera al prefetto di Roma, alla sindaca Raggi, alla direzione Rifiuti del Lazio, a quella Ambiente della Città Metropolitana, alla Ecoambiente e anche alla Procura della Repubblica di Velletri dove non solo lamenta fortemente l’esclusione dell’ente da lui governato dal tavolo prefettizio che sta decidendo sulla sorte della discarica di Albano e ma avvisa: “E’, infatti, evidente come non sia possibilità procedere alla riapertura di una discarica chiusa in assenza dei preventivi accertamenti sulla validità dell’AIA e sul superamento dei livelli di contaminazione della falda acquifera sottostante il VII invaso nonché dei pareri ambientale e tecnico-sanitario”.

In particolare Borelli ricorda alla sindaca Raggi le conseguenze penali in cui rischia di incorrere: “Si rammenta che l’art. 191 TUA, nel consentire l’adozione temporanea di ordinanze contingibili ed urgenti per la gestione dei rifiuti, non permetta in ogni caso la deroga alle disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione Europea, dovendosi comunque garantire un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente”, scrive Borelli.

“Pertanto, ove le ordinanze della Città Metropolitana fossero state emesse in assenza della documentazione indicata nel decreto presidenziale, ciò determinerebbe non solo l’illegittimità dell’atto amministrativa ma costituirebbe anche una violazione della normativa in materia di smaltimento dei rifiuti, accertabile in via autonoma anche in sede penale nell’ambito del potere-dovere attribuito al giudice di verificare in via incidentale la legittimità formale e sostanziale delle ordinanze contingibili ed urgenti”.