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EV, Cacciatore: no biogas, ecco piano alternativo per chiudere ciclo rifiuti

Roma – I Verdi insistono sul punto: il biogas non è preferibile agli impianti di compostaggio dell’organico. Una settimana fa era toccato al capogruppo capitolino di Europa Verde, Nando Bonessio, ribattere al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, stavolta è stato Marco Cacciatore, presidente della commissione Rifiuti della Regione Lazio, a replicare all’assessora ai Rifiuti della Capitale, Sabrina Alfonsi, durante un’iniziativa della Cgil di Roma e Lazio sulla chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma: “Il biogas sembra offrire uno strumento di più efficace e tempestiva risoluzione ma non è così”, ha detto Cacciatore dopo che la Alfonsi aveva parlato di ‘posizione ideologica’ rivolgendosi a coloro che temono l’impatto inquinante dei biodigestori.

“Intanto, la normativa lo pone successivamente rispetto al recupero aerobico dell’organico, che praticamente non esiste a Roma e nel Lazio, soprattutto quello di piccola taglia. Poi c’è il compostaggio aerobico di dimensioni industriali, che non va mai oltre le 20mila tonnellate e prodotto in serie può essere una valida risposta.”

“Provo ad abbozzare uno scenario di soluzione, ricordando, norme alla mano, che dal pacchetto economia circolare Ue, al testo unico dell’Ambiente al piano regionale dei rifiuti il compostaggio anaerobico si fa solo dove non è possibile l’iniziativa di compostaggio aerobico e di recupero di materia”.

Secondo Cacciatore la soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma si può trovare con un mix di impianti di compostaggio (industriale e di comunità) e di recupero di materia per quanto riguarda il rifiuto urbano residuo, dopo avere isolato tutto l’organico dal cosiddetto ‘talquale, e piccole discariche di servizio: “Roma ha un problema, chiamato frazione indifferenziata, da 950mila tonnellate l’anno. Se Roma, senza pensare al recupero di tutti i quartieri al porta a porta, separasse l’organico dimezzeremmo l’indifferenziato, lo ridurremmo di mole e impatto.”

“A quel punto il problema si sposta sull’organico e 20 impianti di compostaggio aerobico da 20mila tonnellate, autorizzati con vas e valutando il piano complessivo con la Città Metropolitana, sono compatibili con gran parte delle destinazioni che troviamo intorno al Gra.”

“Così arriveremmo alla metà dell’autosufficienza, da raggiungere poi con 1.500 compostiere o compostaggi di comunità. Per concludere, infine, sei impianti di recupero di materia, ognuno con una discarica di servizio accanto, per una frazione residua di 350mila tonnellate. Un ecologista come me non è il signor no, ho parlato di 32 insediamenti impiantistici”. (Agenzia Dire)