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Family Day: i commenti

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Family Day

Family Day – (agenzia Dire)

Si è svolto ieri a Roma Family Day, in una cornice di canti, balli, palloncini, striscioni ma soprattutto carrozzine, passeggini, biberon. Arrivati da tutta Italia in pullman, in treno, a piedi, con la metro, in bicicletta, sorridenti e festosi.

Alcuni cantano e ballano, come il gruppo di giovani parrocchiani arrivati con i loro sacerdoti armati di chitarre, tamburelli e microfoni, che hanno intonato vari stornelli romani prima dell’inizio della manifestazione.

Si sottolinea che “nessuno in questa piazza è contro gli omosessuali, siamo per prevedere i diritti civili ma non il matrimonio”. Sul palco Massimo Gandolfini uno degli organizzatori, annuncia “siamo due milioni” e la folla esulta.

Poi afferma che il Ddl Cirinnà deve essere respinto “non esistono vie di mezzo, possibili maquillage: il decreto Cirinna’ non e’ accettabile dalla prima all’ultima parola e si rende necessaria una operazione radicale. Non si tratta di mettere a posto qualcosina e cambiare 3 o 4 paroline, deve essere totalmente respinto”.

Oggi sull’Avvenire inizia così l’editoriale di Marco Tarquinio, direttore del quotidiano della Conferenza episcopale italiana: «Un popolo che rispetta tutti ma non si allinea alle idee dominanti». E poi continua: «Chi ha voluto vedere e ascoltare, ha di nuovo capito. Ha capito che cosa è un popolo che laicamente e responsabilmente va in piazza per far sentire la propria voce e lo fa con pacifica determinazione, con parole chiare eppure rispettose per tutti, anche per chi la pensa diversamente».

Un popolo «che non si allinea al “pensiero dominante” che tende e intende farsi “unico”, e crede e chiede che situazioni diverse – come oggettivamente diverse sono le unioni di un uomo e di una donna e le unioni di persone dello stesso sesso – vengano giustamente regolate in modo diverso».

Gli fa eco sul Manifesto la direttrice Norma Rangeri: «Un ritorno agli anni Cinquanta, sulle note di Beniamino Gigli». «Nel Family Day organizzato dalle associazioni più conservatrici si è ritrovata l’Italia che appartiene al passato, mobilitata dalle diocesi, dai vescovi, dal centrodestra di Giovanardi e di Alfano, venuta nella Capitale per ascoltare la nutrita carrellata di oratori prodighi di parole funeree («i figli della provetta non sapranno su quale tomba piangere i loro genitori»), di scenari apocalittici («non vogliamo la strage degli innocenti»), vestiti da scudieri in difesa della famiglia «naturale», come se fossero gli unici guardiani del bene dei bambini».

«Perché a parlare — scrive Rangeri — doveva essere solo il palco di Massimo Gandolfini, il medico bresciano, presidente del Comitato organizzatore “Difendiamo i nostri figli”. Abbiamo sentito più volte ripetere “questa piazza non è contro nessuno”. Ma era pura retorica. Perché erano più significativi il video con i neonati strappati alle madri e le frasi come “le femministe dovrebbero vomitare per l’utero in affitto”. E poi bastava ascoltare il tenore che apriva il comizio con “Mamma” di Beniamino Gigli, per fare quel salto agli anni Cinquanta del secolo scorso, un tempo lontano nel quale i cattolici del “no” vorrebbero riportare l’Italia, bloccando la legge — la moderata legge — sulle unioni civili».

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