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I fatti di Torre Maura e la politica sorda

La stampa ha rispolverato alla grande lo storico filone delle “Periferie Dimenticate”, dopo i fatti di Torre Maura. La politica ha subito fiutato la carnazza – i fascisti per primi, ma oggi è toccato al PD prendersi i fischi – senza capire nulla dei propri errori, specialmente la sinistra.

Il tema delle periferie è figlio diretto di quello degli sfollati del dopo guerra e poi delle borgate abusive: il cinema ha mirabilmente dipinto il sacco delle città (mi viene in mente fra i primi “Mani sulla Città” di Rosi, fra gli ultimi “La nostra vita” di Luchetti), ma se andate a”grufolare” su raiplay, sezione raistoria ne trovate a pacchi di documentari e inchieste sulle occupazioni immobiliari nelle grandi città fra anni 60 e 70.

Si finisce dritti dritti al racket degli Spada a piazza Gasparri per le case “popolari”.

Il municipio detto “delle Torri” l’ottavo viene dritto da lì.

E la politica avvoltoio se l’è dimenticato, come si è dimenticata, da decenni, tutte le grandi periferie, specialmente al centro sud. Si è dimenticata la “questione sociale”, si è dimenticata la “questione del lavoro”: se oggi un elettorato popolare vive una vita arrabbiata è perché il dialogo fra società e politica è azzerato o, al più, unidirezionale come si vede nella splendida logica populista dei media salviniani.

Il capo dice due o tre ovvietà, con una bella foto, e la massa applaude. Il capo detta l’agenda delle priorità di propaganda e la massa applaude. Il capo racconta storielle su come staremo meglio con lui ed i suoi e la massa applaude.

Ora, dite al capo che ci sono 26 miliardi di euro da trovare per disinnescare l’aumento automatico dell’IVA entro il prossimo autunno (e l’IVA è la moderna versione della tassa sul macinato, penalizza di più chi ha meno) e lo vedrete sbiancare. Quindi, dove trovare le risorse per rimettere al centro integrazione sociale e lavoro? E questo specie a Roma dove nel 2008 fu evitato il dissesto tecnico del Comune con una norma lunare che, semplicemente, creava un ente ad hoc, la Gestione Commissariale. Una specie di coniglio dal cilindro creato per evitare un Alemanno commissariato il giorno dopo le elezioni: tutto il debito pre 2008 veniva “scorporato” ed accollato alla Gestione Commissariale ed il Comune, tecnicamente fallito, ha potuto continuare ad operare (generando nuovo debito, ovviamente, dato che i buchi stanno nelle partecipate, da sempre intoccabili per qualunque Giunta di qualunque colore).

Ed allora, può un Comune in queste condizioni – ente di prossimità al quale la Costituzione e la legge affidano tutti o quasi i servizi locali, inclusi i servizi sociali – risolvere il problema del rapporto fra società e politica?

No. Non può.

Ecco allora la reazione della gente di Torre Maura che ha scatenato da un lato gli appetiti della peggior destra fascista, dall’altro le reprimende moralistiche della peggior sinistra radical chic inclusi certi scrittori e giornalisti chiaramente riferibili a quell’area politica che si sono prodotti in contorsioni di insostenibile perbenismo.

Il disagio sociale si combatte con politiche inclusive, con servizi di prossimità, con la scuola, con la spesa pubblica virtuosa, con una edilizia pubblica ben gestita. In sintesi, si combatte ridando dignità alle persone senza chiuderle in un sacco di cemento per incistarle al di fuori della società civile.

Questo la politica italiana ancora non lo ha capito e temo che non lo capirà mai.

CB