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Fidel, carità pelosa, poco adatta a un santo

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Fidel, carità pelosa, poco adatta a un santo…

Provocatorio l’annuncio avanzato da alti vertici venezuelani alla recente morte di Fidel Castro. La proposta altisonante del presidente Maduro è quella di beatificare il defunto Fidel.

Motivo esplicitato per ottenere tale importante riconoscimento, l’ultra attivismo del defunto, in campo umanitario e sanitario, a sostegno delle popolazioni più povere dei paesi Centro-Sudamericani ed Europei, con i consistenti contingenti di medici, allevati fanaticamente in batteria nelle prestigiose università Avanere ed esportati massicciamente dall’isola caraibica.

Fidel Castro, c'è chi lo vorrebbe santo.

Fidel Castro, c’è chi lo vorrebbe santo.

Pur non essendo particolarmente ferrati nei processi di santificazione, ci sembra interessante analizzarne il grado di fattibilità dai trascorsi, recenti e passati, dell’ex leader cubano, ovviamente mirati a tal fine.

E qui, purtroppo, casca l’asino e ci tocca assumere la sgradevole parte di denigratori di possibili santi.

Infatti, non possiamo fare a meno di rilevare, azioni, fatti e comportamenti decisivi, ovviamente in direzione ostativa, posti in essere dal candidato cubano, che influiranno in maniera consistente sull’esito di tale processo di beatificazione.

Nel lungo iter per l’acquisizione dell’importante appellativo di santo, tanto per cominciare, gli atti di carità sanitaria rivolti da Fidel ai paesi poveri del mondo, non possono, pur se apprezzabili, poi risultare in concreto “pelosi”, come simpaticamente li definiva il nostro Manzoni.

Cioè non si può trarre da essi giovamento o remunerazione alcuna.

Nel caso specifico, invece, ammontano all’importante cifra complessiva di 3mila milioni di dollari l’anno, i ritorni economici per tale forma di carità sanitaria, cifra che costituisce poi una rilevante posta attiva nella deficitaria economia cubana.

Inutile, infine, soffermarsi sugli aspetti umanitari del defunto leader nei confronti del suo popolo. Buona testimonianza al negativo, al riguardo, forniscono i tanti esuli cubani in tutto il mondo ed i tanti prigionieri politici, ancora  ossessivamente e deliberatamente segregati nell’Isola, minimamente bilanciati, in tema di diritti umanitari, dalle estorte ed anch’esse “pelose” dichiarazioni di abitanti e fan del regime della bella isola caraibica.

Per ultimo, ma non come ultima argomentazione, ai fini dell’impossibilità di fare di Fidel un santo, l’aspetto del mancato fratricidio da parte dello stesso dittatore del fratello Raoul, attualmente al potere in sua vece.

Il fatto, per la verità eclatante, è testimoniato nel libro “Fidel Castro, patria y muerte” (sul quale vi riferiremo in un prossimo articolo), dato alle stampe postumo, per volontà dell’autore ed allora commilitone di Fidel, Enrique Meneses, ai tempi della rivoluzione castrista.

Ma come si fa, ci chiediamo commossi, a proporre di santificare un uomo che, buon emulo di Caino, voleva fucilare il fratello?

Pier Francesco Corso

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