‘Giustizia per Willy’, in centinaia a manifestazione per 21enne foto

Roma – Candele accese e il sorriso di Willy su un grande manifesto. “Se siamo qui e’ per la speranza, quella speranza che a Willy e’ stata negata. In questa societa’ dove dovrebbe essere normale difendere un amico in difficolta’, invece normale e’ la rissa, l’odio. Il suo sorriso ci ha dato tanto. Un abbraccio fin lassu’. Sia fatta giustizia per lui”. Cosi’, il cugino di Willy Monteiro Duarte, durante la fiaccolata dedicata al 21enne capoverdiano, ucciso la notte tra il 5 e il 6 settembre scorso a Colleferro, e organizzata questo pomeriggio nei giardini ai piedi della basilica di San Giovanni a Roma.

Alla manifestazione hanno partecipato alcune centinaia di persone, in ordine e distanziate tra loro. Le mascherine dei partecipanti non nascondono pero’ le lacrime di tanti, durante i brani musicali, i silenzi, gli applausi, le poesie e i messaggi di tutti coloro che si sono alternati al microfono della piazza. Ad organizzare la manifestazione ‘Giustizia per Willy’ sono state Nibi (Neri italiani – Black italians) e la comunita’ capoverdiana. Presenti anche i familiari di Willy, la sorella, i cugini, gli amici. Non sono mancate parole taglienti e con un velo di polemica.

“Qualcuno deve dirlo: Willy e’ stato pestato a morte a 15 metri da una caserma dei Carabinieri. Come e’ possibile che siano passati 20 minuti senza che nessuno intervenisse?”, ha detto Soumaila Diawara, rifugiato e attivista politico maliano. Cristiano Gaudenzi, 30enne venuto da Olevano Romano ha detto: “Qualcuno si e’ chiesto: che cosa hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario. Chi ha usato questo linguaggio fino a ieri, oggi si dimostra vicino alla famiglia di Willy per una stupida e compassionevole ipocrisia. Queste persone mi fanno schifo”.

Don Mussie Zerai, noto come Abba, religioso eritreo in Italia dal 1992, prendendo la parola ha detto: “Siamo qui per dimostrare vicinanza a tutta la sua famiglia. Non e’ Willy che ha bisogno di preghiera, ma siamo noi che ne abbiamo bisogno, per avere il coraggio che ha avuto lui nel dire ‘io ci sono, io sono il custode di mio fratello’. Ama il tuo prossimo come te stesso. Lui aveva coscienza del suo essere e non del suo possedere. Willy e’ morto per la solidarieta’, quella stessa che negli ultimi anni e’ stata criminalizzata, tanto che essere buoni e’ diventato un insulto: i buonisti. Ma meglio essere buonista che un cinico razzista.”

“Quanti morti dobbiamo piangere ancora per riconoscere che qui c’e’ un problema razzismo? Quanti morti dobbiamo piangere prima di parlare di prevenzione? La prevenzione non si fa con i militari in strada, ma con la cultura”, ha detto il religioso. “Willy era un gigante, parliamo di lui, ricordiamolo. Noi morireno, il suo ricordo vivra’ per sempre”, ha detto uno dei suoi amici piu’ stretti. Infine un messaggio da alcuni rappresentanti della comunita’ capoverdiana: “Chiediamo giustizia per Willy, non accostiamolo alla politica, per favore. Non e’ questa l’Italia che amiamo e che conosciamo. Non saranno quattro balordi a rappresentare l’Italia, ma uomini come Willy”.