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Grand guignol e informazione al tempo del jihadismo

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ISISC’è un qualcosa di profondamente irritante nel modo in cui il giornalismo italiano sta trattando i temi, strettamente connessi, del “jihadismo” e dell’ondata migratoria oggetto dell’operazione “Mare Nostrum”.

Lo fa, crassamente, con quella leggerezza inopportuna che si traduce nella teoria di ritratti folkloristici, nello sprofondare in racconti inutilmente strappalacrime, nell’indulgenza ai dettagli da grand guignol.

E con ciò rende un pessimo servizio al lettore pagante, rispetto al quale i cronisti sembrano non avere alcun interesse a svolgere una funzione di analisi ed informazione. Ci si limita a rilanciare, senza sosta, continue grida di allarme, ricorrendo al lessico emergenziale che tanto piace ai mezzibusti televisivi che gridano per coprire le bruttissime musiche di sfondo che aprono i nostri telegiornali.

Sta passando, forse volutamente, l’idea che proprio nel gridare “al lupo! Al lupo!” ventiquattr’ore al giorno, mirando ad atterrire l’opinione pubblica, consista essenzialmente il mestiere del giornalista.

Così non è. E in questo modo si diffonde la piaga dell’ignoranza e della semplificazione, sparsa a larghe mani su una popolazione che, per altro verso, è quotidianamente bombardata da lanci stampa pessimistici sul proprio progressivo impoverimento e sulla irreversibile crisi economica o su micidiali patologie africane che, prima o poi, ci travolgeranno tutti come in qualche film dell’orrore americano.

Non voglio certo sostenere che la crisi ed i suoi pesanti effetti sociali non esistano o che Ebola non sia un pericolo serio, voglio soltanto dire che, a parer mio, invocare il dramma escatologico a ciclo continuo non è il modo migliore di favorire l’insorgere di una qualche forma di consapevolezza nel pubblico.

Prendiamo lo “Stato Islamico della Siria e del Levante” sul quale, oggettivamente, si dice davvero pochissimo, a parte le stanche notazioni sui movimenti del fronte sulla diga di Mosul e le gole sgozzate, mentre va davvero per la maggiore una pelosa miscela di complottismo dietrologico venato di una arcaica sfumatura da crociati de’ noantri che ama dirci tutto dei “jihadisti” nostrani, pronti a tornare per seminare il panico anche qui, qualora la guerra che tanto amano non ce li rimedi prima.

E invece bisognerebbe cercare di spiegare cosa è davvero il Medio Oriente oggi, sarebbe necessario, assolutamente necessario, far capire che cosa siano la Sunna e la Shia, quale ruolo riveste nel complicato scacchiere mesopotamico il grande ayatollah Al Sistani, quanti e quali reparti del disciolto esercito baathista sunnita di Saddam militano nell’ISIS accanto ai disertori delle truppe regolari di Damasco, quanto sia effettivamente a rischio la posizione della monarchia hascemita in Giordania e, a seguire, quella del Libano, quali i dilemmi della leadership israeliana di fronte a questi possibili sviluppi strategici e quali quelli, ancor più scottanti, che travagliano la guida suprema iraniana, Alì Khamenei, e via discorrendo.

Soprattutto, bisognerebbe partire da una carta geografica, perché senza avere un’idea precisa dei confini e delle distanze, delle divisioni etniche e inter religiose, delle differenze culturali e dei flussi migratori alla base dei contingenti dell’ISIS, si rischia di ridurre il tutto alla visione manichea dello scontro fra civiltà.

Rispetto al quale, se fosse questo il caso, siamo assolutamente attrezzati a reagire, soprattutto nel momento in cui dalla guerra asimmetrica del terrore quaedista gli estremisti commettono il fondamentale errore del tentare di farsi “stato”, dandosi una territorialità e una struttura militare. In una guerra simmetrica contro forze occidentali non avrebbero scampo, sia chiaro.iraq-ethnic-map

Io posso soltanto tentare di fornire un piccolo contributo, inserendo, appunto, il tassello di base: una carta geografica. A partire dalla quale potrete certamente fare da voi le vostre considerazioni e poi, magari, rileggervi certe sparate millenaristiche, per rendervi conto che, al di là della propaganda “social” degli estremisti, i loro obiettivi sono saldamente locali e saldamenti inter confessionali, dato che l’Islam è una galassia scismatica di sette che si odiano e si massacrano allegramente da secoli fra di loro. 

 

(Cosimo Benini)

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