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Ieraci: nel Lazio modello famiglia, dosi vaccino a genitori e adolescenti

Roma – “Da oggi si apre una fase nuova: con le vaccinazioni libere dalle fasce di età e rivolte per lo più a giovani e giovanissimi, si potrà sviluppare il modello famiglia. Per ogni ragazzo o adolescente che riceverà il vaccino, recandosi nell’hub, si potrà vincere l’esitazione vaccinale di genitori e familiari che lo accompagnano e somministrare anche a loro il vaccino”. A parlare alla Dire di quest’idea è proprio Roberto Ieraci, infettivologo e referente scientifico strategia vaccinale per la Regione Lazio, che sta lavorando a questa proposta.

“È un’idea semplice e deve svolgersi all’insegna della semplicità – spiega Ieraci- bisogna chiamare fasce di età più giovani per la somministrazione, accertandosi che i propri genitori abbiano ricevuto il vaccino e vaccinandoli se serve, coinvolgendo pediatri e medici di famiglia anche negli hub oltre che nei loro studi, realizzando così una medicina di prossimità.”

“È un modello molto flessibile, basato su più iniziative contemporanee. Si continua ad utilizzare tutti gli hub possibili per programmare in tempi rapidi la vaccinazione di questi ragazzi- spiega Ieraci- perché stiamo andando verso l’estate e le persone saranno indotte, giustamente, a lasciare le città, ad andare in vacanza. Serve stare vicino ai bisogni dei cittadini, per facilitare l’accesso all’intervento vaccinale”.

Il ‘modello famiglia’ a cui lavora Ieraci è in fase avanzata di preparazione, non prevede solo la parte organizzativa ma anche un’azione di comunicazione, ed è lo stesso infettivologo a raccontarlo: “Abbiamo l’occasione di restituire un po’ di normalità ai ragazzi e abbiamo iniziato a farlo con la vaccinazione dei maturandi negli open day, ai quali abbiamo regalato una copia della Costituzione italiana che rappresenta la via maestra della nostra democrazia.”

“Questo ci consente di lavorare sulla loro responsabilizzazione, ma anche di farli sentire partecipi della lotta al virus. Accanto a questo, si deve lavorare sulla comunicazione degli operatori sanitari, perché i primi influencer di questa campagna sono loro”.

“L’esitazione non è il no vax- afferma Ieraci- ma una persona con un dubbio, una preoccupazione, un’incertezza che si combatte con gli operatori vaccinali e la comunicazione efficace. Non esiste un operatore vaccinale che non sappia sensibilizzare adeguatamente”. Il segreto è tutto qui: “Rassicurazione, consapevolezza e coerenza sulla base dei dati scientifici.”

“Un po’ come ha detto in queste ore il commissario Figliuolo- prosegue il referente strategia vaccinale della Regione Lazio- i primi soldati saranno i pediatri, organizzando gli spazi per i ragazzi, e facendo in modo che i pediatri di famiglia siano in contatto diretto tra hub e famiglia.”

“Operativamente si potrebbe pensare di fare in modo che il pediatra si rechi a fare i vaccini presso l’hub dove si recheranno i suoi pazienti, lasciando così alle famiglie la possibilità di avere la somministrazione dal proprio medico pediatra. Il tutto dovrà essere all’insegna dell’accessibilità e della facilità: più rendi facile e accessibile la vaccinazione e più la gente si vaccina. In una parola: easy, easy”.

Inoltre, sarà “importante mettere a disposizione degli spazi negli hub per i più piccoli, i 12-15 anni la cui immunizzazione partirà nelle prossime ore- chiarisce Ieraci- se si creano degli spazi di gioco, confronto, che non siano solo stanze di una struttura sanitaria, si rende questa loro esperienza più positiva”.

Il vaccino contro il Covid dovrà anche essere l’occasione, secondo l’infettivologo, per sensibilizzare le persone ai vaccini in generale: “durante la pandemia c’è stata una certa disaffezione per le vaccinazioni classiche, ovviamente intendo quelle nelle fasce pediatriche. La vaccinazione contro il papilloma virus- spiega- è una vera vaccinazione contro il cancro, eppure adesso c’è una ulteriore diminuzione delle inoculazioni.”

“Il Covid ci offre l’opportunità di catturare l’attenzione anche su questo fronte, affinché non si abbassi la guardia su tutto lo spettro delle immunizzazioni previste dai livelli essenziali di assistenza. Il segreto- conclude l’infettivologo- è fare in modo che i genitori dei ragazzi 12-15 anni per cui partirà in questi giorni la vaccinazione Covid, si sentano tranquilizzati. Abbiano occasione di confrontarsi e di manifestare dubbi e timori, ricevendo informazioni e una comunicazione trasparente”.