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Imprenditore a Salvini: negozi cannabis arginano narcos, provi a negare se può foto

Reggio Emilia – E’ attesa per il 30 maggio prossimo la sentenza della Corte di Cassazione che, a sezioni riunite, potrebbe dirimere l’annosa questione della vendita di cannabis light in Italia. A spiegarlo la deputata del Pd Giuditta Pini, che nel suo “tour” di oggi a Reggio Emilia per sostenere la campagna elettorale dei candidati del Partito democratico e del sindaco uscente Luca Vecchi, ha fatto tappa anche in uno storico “grow shop” della citta’.

Ad accompagnare la parlamentare l’imprenditore parmigiano Luca Marola, fondatore dell’azienda Easyjoint (leader nazionale del settore) e i candidati in sala del Tricolore del Pd Dario De Lucia (che corre per un secondo mandato) e Fabiana Montanari. L’appuntamento e’ una risposta in piena regola al ministro Matteo Salvini, che di recente si e’ scagliato contro i negozi di canapa annunciando misure draconiane per chiudere questi esercizi commerciali.

“Noi al contrario riteniamo- spiega Marola- che questo mercato legale, giovane, ed in forte crescita sia positivo per l’economia, il lavoro e anche il contrasto al narcotraffico.
Sfido Salvini a dimostrare il contrario, quando non e’ in giro per l’Italia a fare selfie”. I numeri presentati sembrano dar ragione a Marola. In Italia sono sorte negli ultimi tre anni 2.000 aziende agricole di canapa per circa 10.000 nuovi posti di lavoro. I negozi che vendono la cannabis light sono intorno ai mille con circa il doppio degli occupati. Alcuni studi indipendenti di Universita’ estere hanno infine stimato che il mercato della “marijuana leggera” sottrae il 14% dei profitti al traffico di droga della criminalita’ organizzata. “Per il ministro Salvini tuttavia- dice Pini- e’ piu’ facile attaccare i negozi che contrastare davvero narcotraffico e mafie”.

Meno chiaro il quadro legislativo, illustrato da Pini. La prima legge che consentiva la vendita della canapa industriale risale al 2016. Ma il provvedimento non contemplava le inflorescenze della pianta da cui deriva la cannabis light. Una lacuna in parte colmata a maggio del 2018 da una circolare dello scorso governo, mentre per i due anni precedenti i negozi avevano operato “border line” (con vendite non illegali ma neanche normate).

A dire se la cannabis light sia legale o meno sara’ dunque tra poco la Corte di Cassazione. “La sentenza- spiega ancora Giuditta Pini- se positiva facilitera’ l’approvazione di una risoluzione che maggioranza e opposizione stanno scrivendo alla Camera, in sede congiunta delle commissioni Affari sociali e Agricoltura”. Con “noi in Comune- concludono De Lucia e Montanari- qualsiasi negozio in regola con gli obblighi previsti sara’ considerato come gli altri e non catalogato come impero del male e della perdizione”.