RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Inchiesta su bilancio Ama 2017: le parole di Giampaoletti, dg Roma Capitale

Roma – “Ama e’ in salute, non rischia il fallimento e non ci sono i presupposti per cui l’azienda possa, a nessun titolo, andare verso un’ipotesi di procedura concorsuale. Ma Ama, lo abbiamo scoperto poi, stava lavorando a quella soluzione. Non so perche'”.

Lo ha detto il dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, nel corso di una audizione in commissione regionale Rifiuti che sta conducendo un’inchiesta sul bilancio 2017 di Ama, bocciato dalla giunta del Comune di Roma che poi ha anche revocato il vecchio cda.

GIAMPAOLETTI: POSTICIPATO TERMINE CON BANCHE SU LINEE CREDITO

“L’ultimatum del 19 aprile non e’ piu’ un ultimatum. Martedi’ scorso abbiamo avuto un incontro con l’avvocato Martina dello studio Chiomenti e i rappresentanti di cinque su sette del pool finanziatori e questo ultimatum viene spostato probabilmente a dopo l’estate del 2019. Quindi la data del 19 aprile non esiste piu’, la lettera ufficiale e’ partita stamattina”. Cosi’ il dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, nel corso della sua audizione in commissione regionale Rifiuti, che sta conducendo un’indagine sul bilancio 2017 di Ama (non approvato dal socio unico Campidoglio), ha annunciato lo slittamento del termine (che sarebbe scaduto domani) entro cui Roma Capitale e Ama avrebbero dovuto approvare il bilancio 2017, il nuovo contratto di servizio e firmare il pegno, per sbloccare in favore dell’azienda una delle due linee di credito a breve termine da circa 120 milioni di euro.

“Ama riesce ad autofinanziarsi sulla base dei flussi generati dal contratto di servizio- ha spiegato Giampaoletti- Stiamo concludendo con Ama lo sviluppo di una pianificazione dei flussi finanziari per tutto il 2019 che dimostra come, qualora l’azionista continui a onorare il contratto di servizio pagando la rata di 59 milioni di euro mensili – e non vedo perche’ questo non debba proseguire – Ama riesce a mantenere il suo equilibrio finanziario, a pagare gli stipendi, gli oneri sociali e i fornitori, a ridurre leggermente il proprio indebitamento e a restituire gli incassi della Tari da 230 milioni al Comune. Ama lo puo’ fare e lo sta facendo, nel rispetto dei suoi equilibri finanziari”.

Infine, “quanto al piano di investimenti per un progetto industriale, dico che non c’e’ un progetto industriale e quindi non c’e’ una lista di impianti necessari per un nuovo ciclo di trattamento dei rifiuti- ha concluso Giampaoletti- Quando ci sara’ un piano industriale che determinera’ gli impianti di cui Ama necessitera’ per gestire i rifiuti e l’importo finanziario necessario per realizzare l’impiantistica, ci porremo il problema dell’acquisizione dei mezzi finanziari”.

GIAMPAOLETTI: AL MOMENTO ANCORA NON RISULTO INDAGATO

Il direttore generale di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione dalla Procura della Repubblica di Roma in merito al suo status di indagato per tentata concussione per la vicenda legata alla mancata approvazione del bilancio 2017 di Ama. E’ stato lo stesso Giampaoletti, in apertura della sua audizione in commissione regionale Rifiuti proprio sulla vicenda del bilancio di Ama, a chiarire il suo status dopo avere fatto accesso al casellario giudiziale ai sensi dell’articolo 335 del Codice di Procedura penale.

“Quando sono stato invitato per la prima volta in questa commissione avevo avuto notizia, tramite la stampa perche’ non ho ricevuto alcuna comunicazione diretta, del mio status di indagato su presunte attivita’ che venivano ricondotte all’interno di una tentata concussione- ha spiegato- Non avendo ricevuto alcuna comunicazione diretta e avendo appreso dai giornali che sarei stato indagato, dovevo chiarire la mia posizione nei confronti della magistratura inquirente, prima di rendere qualunque dichiarazione su un oggetto che apparentemente era inserito nel perimetro dell’attivita’ della magistratura. Quindi ho chiesto immediatamente un 335 che e’ risultato essere pulito, apparentemente”.

“Appena ho avuto questa risposta ho contattato il presidente della commissione e gli ho detto ‘visto che al momento da documenti ufficiali, non avendo ricevuto nulla in termini di atti giudiziari direttamente notificati, ho una dichiarazione sul 335 apparentemente pulita, posso esprimere la mia opinione sui fatti in commissione'” -conclude Giampaoletti-.

GIAMPAOLETTI: A COMUNE FALSE RAPPRESENTAZIONI RAPPORTO CON BANCHE

“Il rapporto con le banche e’ ottimo. La situazione che e’ stata rappresentata al Comune fino al dicembre 2018 nel rapporto tra Ama e banche era falsa”. Lo ha detto il dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, nel corso di una sua audizione in commissione regionale rifiuti sul bilancio 2017 di Ama bocciato dal Campidoglio, tirando una stoccata nemmeno troppo velata ai vecchi amministratori dell’azienda, rimossi poi dal Comune nel febbraio scorso.

“Abbiamo cercato noi direttamente il pool di banche, tramite l’avvocato Martina dello studio Chiomenti, per avere un’idea di cio’ che effettivamente stava accadendo- ha spiegato Giampaoletti- Dopo la rappresentazione mediatica del rapporto tra Ama e le banche, che parlava di situazioni di tregenda e che certamente non proveniva dal Campidoglio, noi chiamiamo le banche e scopriamo che il problema ci viene rappresentato in maniera diversa. Tanto che ancora oggi abbiamo un rapporto lineare e semplice”.

GIAMPAOLETTI: ENTRO PRIMI MAGGIO AVVIO NUOVO CONTRATTO AMA

“Entro la fine di aprile e l’inizio di maggio ufficializzeremo l’avvio del nuovo contratto di servizio” di Ama. Lo ha detto il dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, nel corso di un’audizione in commissione regionale Rifiuti. Sui ritardi dell’approvazione del nuovo documento che regola i rapporti tra Campidoglio e Ama sul tema dell’igiene urbana, Giampaoletti ha tirato in ballo il vecchio cda, rimosso dal Comune pochi giorni dopo la bocciatura del bilancio 2017 (oggetto dell’indagine della commissione della Pisana).

“La dottoressa D’Aprile (a capo della direzione Rifiuti capitolina, ndr) aveva aperto un tavolo su rinnovo contratto. In nove mesi di lavoro non siamo riusciti a chiudere questo contratto per le resistenze feroci di Ama sull’applicazione di un nuovo meccanismo di sanzione- ha spiegato il dg- Prima, quando il Comune applicava le sanzioni ad Ama, queste generavano una sorta di serbatoio economico destinato alla realizzazione di servizi extra Tari. Ma se, per esempio, l’operatore ecologico che ha generato la sanzione, non pulendo bene una strada, e’ gia’ occupato a pulire sempre la stessa strada, la prestazione aggiuntiva chi me la fa? A quelli costi e a quali condizioni? Le prestazioni aggiuntive, dunque, generano ulteriori costi e ulteriori necessita’ di pagamento da parte del Comune, pertanto alla fine e’ Roma Capitale, quindi il cittadino, a pagare la sanzione”.

Invece “col nuovo meccanismo, se applico 1 mln di sanzioni ad Ama, quella cifra deve essere autopagata da Ama, cercando di sviluppare un livello di efficienza ed economia migliore, in modo che la stessa quantita’ dei servizi venga erogata con un milione in meno, quello delle sanzioni- ha concluso Giampaoletti- Sara’ un caso, ma rimosso il cda in nove giorni di lavoro abbiamo chiuso il contratto di servizio, che ora sta facendo il giro dei Municipi per le consultazioni”.

GIAMPAOLETTI: HO FORZATO MATASSA MA SOLO A FARE SUO LAVORO, LA QUERELO

Uno dei temi legati al ruolo del dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, nella piu’ ampia vicenda della bocciatura del bilancio 2017 di Ama, e’ quello relativo all’accertamento dei 18 milioni di euro di servizi cimiteriali extra resi dalla municipalizzata (che secondo il vecchio cda iscrisse a bilancio come crediti) e al confronto deciso che il dirigente di Roma Capitale ebbe con l’allora capo del dipartimento Ambiente (competente sulla materia), Rosalba Matassa, che poi si e’ dimessa dal suo incarico. Nel corso della sua audizione in commissione regionale Rifiuti, che sta conducendo un’inchiesta sul bilancio 2017 di Ama, Giampaoletti ha ricostruito la vicenda, replicando a distanza alla Matassa che lo aveva accusato di esercitare pressioni su di lei per farle cambiare un suo parere favorevole al progetto di bilancio 2017 di Ama.

“La dottoressa Matassa il 3 agosto 2018 scrive una nota in cui dichiara di non essere in grado di stabilire se questi 18 milioni fossero dovuti o meno perche’, nonostante le fosse stata piu’ volte richiesta, Ama non aveva fornito la documentazione a spiegazione dei maggiori costi sostenuti. Il 6 agosto Matassa scrive un’altra lettera che e’ un capolavoro di articolazione acrobatica-amministrativa dove dice che ‘fermo restando il contenuto della mia precedente nota, esprimo parere non ostativo al bilancio’- ha spiegato Giampaoletti- Io ho forzato la Matassa, ma a fare il suo lavoro. Visto il mio rapporto non sereno con lei, per fatti che non c’entrano nulla con Ama, le avevo formalizzato la mia comunicazione in cui le avevo detto che doveva esprimere un parere sui 18 milioni, se erano dovuti o no”.

E ancora: “Non ho forzato la dottoressa Matassa a esprimere un parere in una direzione, qualunque essa fosse ma, come ho fatto con gli altri colleghi titolari di contratti di servizi, a controllare se la prestazione fosse allineata o meno col contratto di servizio. E quindi nel primo caso sbloccare il pagamento, altrimenti contestare la mancata prestazione non liberando le somme che l’azienda vantava verso il Comune come credito. Questo ho chiesto al dipartimento di fare e il dipartimento non lo ha fatto”.

Ancora oggi “queste somme- ha aggiunto Giampaoletti- sul sistema interno Simop sono considerate non dovute o in contestazione, il che significa che non posso approvare un bilancio dentro il quale sussiste una condizione oggettiva di impossibilita’, nel breve termine, da parte della societa’ di incassare un credito vantato”. La diatriba con la Matassa proseguira’ nelle sedi giudiziarie: “Ho dato mandato a miei legali di attivarsi per difendere mia onorabilita’ personale e professionale- ha concluso Giampaoletti- e a tempo e modo dovuto ci sara’ una querela per diffamazione a mezzo stampa”.

GIAMPAOLETTI: NON DAVA RAPPRESENTAZIONE CORRETTA RAPPORTI CON COMUNE E BANCHE

“Gli atteggiamenti di Roma Capitale” verso Ama “non cambiano, e’ la rappresentazione che Ama ne dava che era totalmente diversa, ma Ama in quel momento era in una fase onirica. Quindi, la rappresentazione che Ama dava al Collegio sindacale delle banche dei rapporti col Comune e al Comune dei rapporti con le banche non risultava essere effettivamente rispondente alla realta’. Questo lo abbiamo scoperto dopo le verifiche attivate da Roma Capitale”. Lo ha detto il dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, nella sua audizione in commissione regionale Rifiuti.

“Quando abbiamo ricevuto ad aprile 2018 il bilancio di Ama mancavano i pareri degli organi di controllo e la relazione di gestione aggiornata, che arrivarono a maggio. Iniziammo a scoprire cose di cui non conoscevamo l’esistenza. Ama aveva affidato correttamente, senza che il Comune lo sapesse, una consulenza alla Bdo Italia per un assestment sui bilanci passati- ha spiegato Giampaoletti- In questa analisi, arrivata due giorni prima dell’approvazione del bilancio, la Bdo evidenziava dei problemi tra cui proprio la questione del disallineamento delle visioni nei rapporti crediti/debiti sui cimiteriali e i funebri. Nel bilancio non si tenne conto di questa relazione, che ci venne presentata da Bagnacani come una sorta di stress test sui conti di Ama. Di questa relazione ricevemmo copia solo due settimane dopo avere ricevuto i pareri del collegio sindacale e della societa’ di revisione”.

Quindi “dai primi di aprile 2018, insieme al progetto di bilancio approvato, Ama ci invia degli inviti per l’Assemblea ai quali il Comune risponde ‘prima fammi vedere questa roba qui’. Quindi i rinvii erano motivati dalla necessita’ per il Comune di approfondire gli elementi di informazione di cui non avevamo contezza fino alle relazioni degli organi di controllo e della Bdo- ha proseguito il dg- Si sviluppa quindi un livello di conflittualita’ dove da una parte Ama dice ‘I miei conti sono fatti bene, non vedo cos’altro dovrei fare’ e noi che replichiamo ‘qual e’ la quota ulteriore di spesa che hai gestito per la realizzazione di questi servizi che legittima il Comune a erogare soldi ulteriori che altrimenti non dovrei darti?'”

Giampaoletti ha sottolineato che c’e’ stata una serie di occasioni di incontri con l’azienda in cui abbiamo cercato di dirle ‘Vogliamo provare a trovare una soluzione condivisa?’ ma Ama non l’ha mai voluta ricercare appellandosi al concetto per cui ‘se ho approvato un bilancio in cda, se lo cambio mi accusano di falso’. Se il socio ti dice che non e’ d’accordo su una partita, portare comunque in assemblea il bilancio significa esporsi alla bocciatura. Era quello che cercavano? Di certo non lo cercavamo noi”.

Secondo Giampaoletti il tema dei 18 milioni aveva una portata residuale: “Quando abbiamo spiegato alle banche quale era il problema, cosa che la azienda non aveva fatto, e che non avremmo avuto intenzione di pagare i 18 milioni ad Ama, le banche risposero ‘Tutto qui?'”.

Sulle informazioni diverse che i vecchi amministratori di Ama avrebbero fatto circolare al Comune dal Collegio sindacale, Giampaoletti si e’ poi soffermato citando il famoso incontri avuto con il presidente del Collegio dei sindaci, Mauro Lonardo: “Quando mi incontrai con Lonardo entrambi ci accorgemmo che soffrivamo di un gap informativo, cio’ che Ama rappresenta al Comune e Collegio sindacale non era corretto. Quando Ama dice al Collegio sindacale che nessuno ha contestato nulla, non e’ simpatico. Ama non racconta al Collegio sindacale l’esistenza di una lite giudiziale con il Cns e che le era stata notificata una citazione da 20 milioni. Nel bilancio 2017 di questo non c’e’ traccia e nemmeno un’informativa al collegio sindacale. Nessuno dei due riusciva a capire perche’ ci fosse questa apparente incomunicabilita’ tra socio e azienda”.

E ancora, Giampaoletti ha citato “due o tre azioni scellerate del cda, dopo la mancata approvazione del bilancio” e un aneddoto: “Ci eravamo visti, insieme al dottor Bagnacani, con le banche che, rispetto ai 240 milioni di linee di credito a breve termine (che anche in questo caso scopriamo in un secondo momento perche’ sapevamo essere di milioni), avevano detto che fino all’approvazione del bilancio 2017, del contratto di servizio e della firma del pegno le avrebbero dimezzate. Ma Ama aveva utilizzato zero euro dei 120 milioni disponibili. Sempre in quell’incontro, a un certo punto una banca domanda ‘A cosa vi servono 120 milioni di euro se nei pareri che ci mostrate dite che se il Comune vi paga la rata del contratto di servizio voi siete in equilibrio? A cosa vi servono questi soldi?’, Ama rispose ‘Potrebbero servirci per delle necessita”. Avessi risposto cosi’ mi avrebbero preso a calci in culo, seduta stante”.