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Intervista all’europarlamentare Dario Tamburrano

Se dovesse sintetizzare il suo impegno per l’Europa nei 5 anni appena trascorsi in 5 punti quali sarebbero?

Durante la legislatura appena conclusa ho lavorato nella commissione parlamentare ITRE, che si occupa di energia, industria, ricerca, energia, innovazione e tecnologie digitali e per le telecomunicazioni.

I resoconti dettagliati di questi cinque anni sono sul mio blog. Per quanto riguarda l’energia, sono stato inserito – unico italiano – fra i cinque europarlamentari più influenti e sono riuscito ad ottenere un quadro legislativo UE favorevole alla generazione diffusa di energie rinnovabili, che dovrà essere recepito entro il 2020 dalle legislazioni nazionali. Questo quadro riconosce fra l’altro i diritti dei produttori-autoconsumatori di energie rinnovabili, siano essi singoli individui o comunità.

Anche le piccole, medie e micro imprese potranno diventare parte di comunità per l’energia rinnovabile allo scopo di abbattere i costi, consumare meglio e meno, tutelare ambiente e natura e rivendere l’energia eventualmente in surplus, guadagnandoci sopra.

Inoltre il diritto a condividere all’interno di una comunità l’elettricità prodotta dagli impianti comuni, anche facendo uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, apre la strada a tutte le innovazioni utili per applicare agli scambi di energia le tecnologie a registro distribuito come la blockchain.

Ho contribuito agli atti che preparano la nascita – sarà uno dei compiti della prossima legislatura – del quadro legislativo UE per robotica e intelligenza artificiale, inserendovi il principio che gli esseri umani devono sempre essere in grado di prenderne il controllo per impedire che decisioni importanti per la vita delle persone vengano presi da algoritmi privi di etica.

Nello stesso modo ho seguito gli atti preparatori alla nascita del quadro legislativo UE per la blockchain e ho ottenuto il finanziamento, sia nel 2017-18 sia nel 2019, di progetti pilota per l’applicazione della blockchain agli scambi di energia.

Mi sono occupato molto di stampa 3D, anche se non dal punto di vista prettamente legislativo: open day e seminari presso il mio ufficio di Roma, una conferenza e un incontro più specialistico a Bruxelles. Da una sezione del mio sito, Artigiani Digitali, si possono richiedere gratuitamente prototipi di giocattoli ideati per essere stampati in 3D: è un mio contributo alla necessità di predisporre un modello educativo per i ragazzi che li renda protagonisti attivi – non spettatori passivi – dell’era digitale.

Sempre a proposito di stampa 3D, ho ispirato allo STOA (Science and Technology Option), che è l’unità di ricerca del Parlamento europeo, uno studio sulla stampa 3D per scopi medici e di potenziamento umano. Parzialmente tradotto in italiano, lo studio verte anche sul bioprinting, ossia sulla stampa 3D di tessuti biologici. Copre gli aspetti scientifici, giuridici ed etici di questi nuovi orizzonti che vanno rapidamente aprendosi davanti ai nostri occhi.

Ho progettato, stampato in 3D e regalato al commissario europeo all’Ambiente il mini compostatore domestico per fondi di caffè: il Tamagotchi dell’economia circolare. La stampa 3D ha avuto un ruolo anche nella realizzazione del mio catamarano a energia solare: tutte le parti necessarie erano già in commercio; è stato però necessario ideare e stampare i giunti necessari per collegarle fra loro affinché dessero corpo alla mia idea. Al catamarano solare è dedicato uno dei miei documentari che ho caricato sul mio canale Youtube.

Desidero infine ricordare – ed è il quinto punto – la mia azione a favore di piccole e medie imprese, per difenderle dal tentativo tedesco di modificare la loro definizione: se fosse andato in porto, le politiche e i finanziamenti UE ad esse dedicati sarebbero stati accessibili anche ad imprese più grandi. Per aggiudicarsi i finanziamenti UE, le autentiche piccole e medie imprese italiane – a cominciare dalle neonate e ancora fragili startup innovative – avrebbero dovuto competere con aziende ben più grandi di loro.

Quali i prossimi obiettivi in caso di successo a queste europee?

Farò tutto il possibile per sfruttare la possibilità di rivedere – ma solo al rialzo – il target di energia rinnovabile da raggiungere nel 2030 e che ora è pari al 32%. Ma per prima è in vista un incontro con il Centro comune di ricerca di Ispra della Commissione europea per i miei progetti pilota relativi a blockchain e scambi di energia.

Con ogni probabilità, o almeno mi auguro che durante la prossima legislatura prenderanno forma i quadri legislativi europei su blockchain, intelligenze artificiali, automazione, applicazioni della stampa 3D in campo medico.

Per quanto riguarda la blockchain e le altre tecnologie a registro distribuito, bisognerà fare in modo che esse dispieghino tutto il loro valore sociale e mettere in atto le azioni necessarie a porre la UE in posizione competitiva, dando massima attenzione ai sistemi di open innovation che grazie alla blockchain potrebbero guadagnare in trasparenza.

L’intelligenza artificiale è un’enorme opportunità per l’umanità, ma rischia di terremotare il nostro quotidiano e va trattata con estrema cautela e saggezza. L’approccio normativo dovrà aver cura di mettere al centro l’uomo, la sua dignità e il bene comune, per evitare che decisioni importanti per la vita delle persone siano lasciate ad algoritmi privi di etica.

Esattamente come l’avvento delle intelligenze artificiali, anche le applicazioni della stampa 3D in campo medico possono essere ambivalenti. L’innovazione più ovvia e per nulla inquietante che sta prendendo corpo in questo ambito sono le protesi su misura, ma già oggi si va configurando la possibilità di “stampare” tessuti viventi a partire dalle cellule di un individuo e di realizzare anche organi su misura per un trapianto. Significa salvare la vita a un malato senza rischiare la crisi di rigetto.

Il passo successivo tuttavia è il cosiddetto “human enhancement”, l’espressione inglese che indica il miglioramento e il potenziamento del corpo umano: usare la stampa 3D di tessuti viventi per dotare un corpo umano di capacità superiori a quelle naturali.

È necessario pensare già ora a tutte queste implicazioni, altrimenti la rapida evoluzione tecnologica potrà metterci di fronte a fatti già compiuti e a decisioni già prese.

Due secondo me sono i punti fermi per orientarsi. Primo: l’accesso alle applicazioni mediche della stampa 3D deve essere garantito nell’Unione Europea a tutti, indipendentemente dal reddito. Secondo: sebbene il potenziamento del corpo umano può essere impiegato anche a fini militari, l’Unione Europea deve essere leader nel mondo nell’utilizzo di queste tecnologie per scopi sociali e umanitari.

Sono convinto che stampa 3D, blockchain, intelligenza artificiale, fra loro legate e combinate, possono consentire all’Unione Europea di intervenire in maniera concreta e costruttiva per la digitalizzazione delle imprese e per la nascita di innovazioni in settori in cui la concorrenza, soprattutto dei Paesi asiatici, si fa ora sentire molto pesantemente.

 

Da quali best practices dal mondo potremmo imparare?

Il mondo è una miniera di spunti, idee, migliori pratiche. Un elenco rischierebbe di essere più lungo delle tre cantiche della Divina Commedia e di tralasciare ancora qualcosa. Per questo ritengo che sia un errore concentrarsi sul concetto di “imparare per riprodurre”, e che sia meglio invece mettere l’Unione Europea e l’Italia – nonché le imprese – nelle condizioni ideali per migliorare e superare qualsiasi best practice altrui.

In quest’ottica, la prima e indispensabile mossa è dotare noi stessi e soprattutto i nostri figli degli strumenti necessari per padroneggiare – e non subire – l’evoluzione digitale che turbinosamente avviene attorno a noi.

Guai se l’istruzione venisse assimilata all’acquisizione delle competenze necessarie per governare un universo digitale sempre più complesso! Il vero jolly è investire sulla formazione umanistica, informatica, matematica e creativa insieme.

Credo che solo il possesso di un insieme equilibrato di abilità e competenze, materie classiche comprese, sia in grado di rafforzare la resilienza, il pensiero critico e il potenziale d’innovazione delle persone. Queste tre caratteristiche, a loro volta, sono le sole su cui possono germogliare l’intuizione, il pensiero laterale, la creatività. Se ben usate, esse aiutano a trovare l’idea giusta, il guizzo grazie al quale è possibile superare e migliorare tutto quello che già si fa in un determinato settore, mostrando la via agli altri, costringendo i concorrenti a seguire le nostre di best practices.

Come le startup e l’innovazione possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi SDGs 2020?

Raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile significa perseguire una prosperità diffusa usando in modo saggio le risorse naturali offerteci dal pianeta – la loro quantità non è infinita – ed attingendo da esse in modo tale che possano fare altrettanto i nostri figli e i figli dei loro figli.

Per andare in questa direzione bisogna eliminare lo spread ecologico, che è infinitamente più grave di quello finanziario.

Ora il genere umano consuma in soli sette mesi l’intera quantità di risorse rinnovabili che il nostro pianeta è in grado di generare nel corso di un anno intero. Se la Terra fosse un bancomat, dai primi di agosto al 31 dicembre il genere umano effettuerebbe prelievi di risorse naturali da un conto in rosso, attingendo dalla capacità del pianeta di generare risorse rinnovabili in futuro ed accumulando debito ecologico sulle spalle di chi vivrà su questo pianeta dopo di noi. Dobbiamo cambiare rotta: ce lo impone la scienza.

In particolare, l’Unione Europea è povera sia di materie prime sia di combustibili fossili. Dipende dalle importazioni per un terzo del fabbisogno netto di materie prime e per il 53% del fabbisogno netto di energia. Questo la espone ad essere coinvolta nei conflitti per accedere alle risorse naturali.

L’economia circolare (usare e riusare i medesimi materiali senza produrre rifiuti) basata sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica è l’unica strada per ridurre lo spread ecologico e per svincolare l’UE e le sue politiche dai conflitti per l’accesso alle risorse e all’ energia. Risponde ad una visione politica ancorata all’effettiva disponibilità di risorse naturali. È l’ambientalismo scientifico del quale mi sento portavoce.

La transizione a questo nuovo modello economico ed ecologico – l’unico che il genere umano possa permettersi – apre orizzonti pressoché infiniti per l’innovazione e le startup. C’è bisogno di inventare (nel più pieno senso del termine) un nuovo approccio all’uso delle risorse naturali, c’è bisogno di immaginare ed attuare una loro trasformazione in prodotti congegnata in modo tale che sia possibile un loro reimpiego e un riciclo integrale quando essi non possono più essere utili.

Le opportunità sono pressoché infinite. Secondo la Commissione europea, il passaggio dell’Unione Europea ad un’economia un po’ più circolare entro il 2030 farà aumentare dello 0,5% il PIL e creerà 700.000 posti di lavoro. Un’economia completamente alimentata dalle rinnovabili entro il 2050 è non solo alla portata, ma necessaria, e darebbe lavoro in tutto il mondo a 35 milioni di persone: il 7-8% della popolazione mondiale abita nell’Unione Europea e i conti sono presto fatti.

Le piccole e medie imprese, ma in generale i piccoli imprenditori, i giovani innovatori, le startup devono avere un ruolo di primo piano in queste svolte poiché rappresentano il vero volano economico e sociale della società europea.

Devono essere riconosciute come settore trasversale strategico nell’agenda UE. Necessario quindi difendere ed ampliare lo spazio riservato alla semplificazione, allo snellimento e alla de-burocratizzazione della vita imprenditoriale.

L’apporto in termini di valore aggiunto, competenza, occupazione, dinamismo imprenditoriale, innovazione, legame con il territorio e le sue tradizioni sono tutti elementi che confermano la necessità di considerare sempre e comunque le piccole e medie imprese una delle priorità più importanti per l’intera Unione e i suoi Stati membri.

Da qui l’importanza della prossima programmazione finanziaria proposta dalla Commissione europea per il periodo 2021-2027. La versione iniziale avrebbe diluito ancor di più i finanziamenti dedicati ai piccoli imprenditori, se non vi fosse stata un’attività di insistente presenza e proposta anche da parte mia e dei colleghi impegnati nella negoziazione dei vari strumenti di finanziamento in cui erano in gioco le piccole e medie imprese e i riferimenti al loro valore aggiunto.

 

Cosa ne pensa del Manifesto Europeo dell’ANGI presentato alla Camera dei Deputati qualche giorno fa? 

“Imprese, ecco dieci proposte per i partiti”: alla Camera presentato il Manifesto Europeo per l’Innovazione

Mi sembra un’iniziativa lodevole, la sua presentazione ha avuto un ampio riscontro politico nazionale e questo è un segno importante per configurare l’ecosistema più adatto affinché le opportunità per una nuova prosperità vengano messe a servizio di giovani, imprese e lavoratori.

Io mi occupo di politiche europee, e da quest’ottica le tematiche declinate nel manifesto riconoscono l’esigenza di un cambio di passo che punti sul capitale umano, sul decentramento e su un rinnovamento prima di tutto sociale degli obiettivi europei per la competitività e l’innovazione.

Io ne sono talmente convinto che l’ho messo nero su bianco sulla mia dichiarazione di intenti per la prossima legislatura: di fronte alla pervasività delle tecnologie digitali e dell’automazione, quello di cui c’è bisogno è una spinta politica ed economica verso un nuovo Rinascimento. Chiamiamolo 4.0, ma è necessario un impegno serio e di lungo termine, che dia vita a un nucleo di politiche che rimettano uomo e ambiente al centro di ogni tipo di crescita che si voglia realizzare.

Abbiamo il dovere di puntare alla formazione delle competenze necessarie a gestire la transizione digitale, ma soprattutto alla circolarità dei sistemi produttivi, in modo che ecologia e innovazione diventino alleati per il futuro dei giovani di oggi e di domani. Sono preoccupato per lo sviluppo cognitivo dei bambini “digitalizzati” di oggi, l’intera scuola – ben prima dell’università, su cui non mi dispiace affatto quel che proponete – ha bisogno di un bagno di realtà e di un progetto educativo che serva a rendere il futuro un’opportunità, che affronti il mondo con soluzioni invece che problemi.

Il manifesto di ANGI fa il punto su sfide importanti, ma i pregi di quel che si propone stanno in particolare nel riconoscimento che c’è bisogno di affrontare il cambiamento guardandolo negli occhi, e utilizzando anche in politica un po’ del pensiero laterale che ci ha fatto grandi nella nostra storia. La politica deve offrire proposte e soluzioni che rinforzino specificità e capacità di un territorio che brulica di creatività, ed escano dal modello di sviluppo che ha creato le tensioni e le problematiche che i nostri giovani si trovano ad affrontare.

Il lavoro che ho iniziato in questa legislatura è stato rivolto alla creazione delle condizioni ideali affinché sviluppo, prosperità, ambiente e società siano il fulcro del futuro quadro energetico e imprenditoriale europeo. Mi rende orgoglioso leggere i punti elencati da ANGI, da un lato perché mi riconosco in molti di essi, dall’altro perché ritengo che se non sono i giovani a imporci di cambiare, noi “anziani non-maturi” rischiamo di non vedere i limiti di quel che facciamo e di come agiamo.

Su di voi spero di contare nella mia azione politica futura, credo potremo fare un ottimo lavoro nel ristabilire le basi di questo rinnovamento culturale che si basi sulla centralità dell’uomo, sull’innovazione sociale ed ecologica, sulla prosperità e l’inclusione socio-economica e sull’uso dell’economia digitale al servizio del benessere ponendosi l’obiettivo di una transizione ad un sistema economico che rispetti le generazioni future e quindi il pianeta.