La contrapposizione fra Stato e Mercato che non dovrebbe esistere

In una democrazia moderna, in una economia sociale di mercato, la contrapposizione che Panebianco evidenzia in modo un po’ peloso nel suo articolo di oggi (trovate il link in basso) non dovrebbe esistere.

Lo Stato dovrebbe essere un facilitatore del mercato, un regolatore dei suoi meccanismi per favorire l’elemento “sociale” del sistema economico, dovrebbe poi fare molto di più per fluidificare il mercato del lavoro, per riformare il sistema fiscale e per investire su infrastrutture moderne ed efficaci (oltre che utili).

Stato e Mercato dovrebbero essere alleati o, perlomeno, non farsi la guerra, evitando contrapposizioni ideologiche in punta di fioretto e le solite chiacchiere italiche che non portano a niente.

A una classe dirigente si richiede una visione del paese fra dieci, vent’anni: ci sono elementi di fondo di questa visione che dovrebbero essere de facto condivisi da ogni parte politica. E tuttavia, la nostra classe dirigente vive di “sondaggite” e pensa solo alla rielezione: in nome di questo è disposta a dire tutto ed il contrario di tutto e a non far niente (che già sarebbe un bene) o a far danno.

Io la chiamo la “politica dei mille rivoli” o marchettismo. Chi osasse esaminare l’albero enorme della spesa pubblica italiana si perderebbe nel cercare di contare e classificare rami e rametti, fronde e frasche, scoprendo che alcuni sono risalenti nel tempo anche di decenni.

Sono lustri che lo scrivo: non si può stare al potere nonostante l’onere di governare il Paese. E governare vuol dire fare scelte che incidono nella realtà delle persone. D’altra parte non governare, tirando a campare, vuol dire mandare tutto a ramengo o far danni con scelte di cortissimo respiro.

Per ora il governo sta facendo piccolo cabotaggio a debito sperando di minimizzare le proteste di piazza, ma gestire il paese ammucchiando conti in sospeso è poco lungimirante.

Panebianco parla di “partito degli statalisti”, ma manca il bersaglio: non c’è nessun Beneduce qui, soltanto personaggi che mirano alla sopravvivenza politica della maggioranza.

Ed il punto è proprio questo: in Italia non ci sono più nè statalisti, nè liberisti (rectius liberali che forse ci sono stati in passato, ma in minima quantità). Non c’è più nessuno, ci sono solo parvenu e incompetenti che galleggiano sul grande abisso del vuoto di potere e decisioni che rischia di inghiottire il paese nei prossimi mesi.

CB