La Repubblica, “Dentro la Sensi, fuori Cutrufo” Alemanno pronto al colpo di mano

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    Dentro Rosella Sensi, fuori Mauro Cutrufo. E stop discussioni. È il blitz la carta segreta che il sindaco Alemanno ha deciso di giocare per uscire dall’impasse. Prigioniero della guerra fra correnti, preoccupato per la rivolta dei consiglieri comunali, oppresso dai veti incrociati imposti dai maggiorenti del Pdl nazionale, il primo cittadino si è ormai convinto che la strada maestra sia quella di accelerare. Almeno formalmente proseguirà le consultazioni per altre 24 ore. E poi domani, subito dopo pranzo, al termine della riunione già fissata con la sua maggioranza capitolina, firmerà l’ordinanza di nomina della nuova giunta. L’aveva annunciata “fra lunedì e martedì”, ma ha capito che indugiare significa complicarsi la vita. Troppe le pressioni, le minacce di ritorsione, gli avvertimenti. “Ora basta”, avrebbe sbuffato al telefono con uno dei suoi interlocutori.

    Dunque, salvo ripensamenti, sempre possibili per uno come lui, a lasciare sarà il vicesindaco Cutrufo. In bilico sin dal principio, è stato lo stesso senatore pdl di rito democristiano ad affilare la mannaia che farà cadere la sua testa. In una sorta di harakiri consegnato ieri alle colonne del Messaggero, il numero due di Palazzo Senatorio ha infatti indicato come vittima designata un collega di giunta e, pur di salvare la poltrona, dettato la linea all’inquilino del Campidoglio: “In campagna elettorale – ha dichiarato – la coalizione di centrodestra a Roma ha stretto un accordo chiaro: Alemanno, ex An, candidato sindaco, e io vicesindaco; Antoniozzi, ex Forza Italia, candidato alla Provincia. Antoniozzi ha perso, noi abbiamo vinto”. Parole che hanno presto suscitato la rivolta dei forzisti, i suoi migliori alleati, gli unici sinora a far quadrato. “È un cecchinaggio in piena regola, di cattivo gusto sul piano umano e ancora di più su quello politico”, si è sfogato un autorevole esponente azzurro. Lasciando trapelare la decisione, ormai presa, di abbandonare Cutrufo al suo destino. Il segnale che Alemanno aspettava per chiudere la partita. Di cui però si sono subito accorti anche i capicorrente del vicesindaco, tentando in ogni modo di correre ai ripari. “L’incauta e demagogica imposizione delle quote rosa obbliga a ricorrere a brutali decimazioni per rimediare a teoriche discriminazioni”, ha tuonato il sottosegretario Carlo Giovanardi, invitando a “evitare ulteriori danni irreparabili alle istituzioni mettendo in discussione il tandem AlemannoCutrufo indicato dagli elettori”.

    Ma la frittata è ormai fatta. E fornisce al sindaco l’alibi perfetto per agire. Una mossa su cui però non tutta la maggioranza capitolina è d’accordo. Come dimostra l’avvertimento lanciato ieri dai sette consiglieri di Laboratorio Roma, secondo i quali “spetta agli eletti”, cioè a loro, e non alle manovre di palazzo, “il compito di contribuire a trovare i criteri con cui Alemanno nominerà la nuova giunta”. Preoccupati, anche, che la cacciata del vicesindaco possa provocare la vendetta dei due esponenti dc presenti in Campidoglio. Ecco perché la subordinata sulla quale si sarebbe già ragionato è sostituire due assessori, anziché uno solo, anche per scongiurare nuovi ricorsi. Un’ipotesi remota che tuttavia farebbe tornare in ballo l’eurodeputato Alfredo Antoniozzi (paradossalmente rafforzato da Cutrufo) e il cattolicissimo Gianluigi De Palo. Scelta che innescherebbe il ballottaggio rosa fra la consigliera rampelliana Lavinia Mennuni e la deputata Beatrice Lorenzin. La quale, però, oltre a non averne alcuna voglia, ha la controindicazione del doppio incarico. Per conoscere il finale, non resta che aspettare. Altre 24 ore e sapremo.

    (larepubblica.it)

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