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La solitudine di Virginia Raggi (parte 2)

E’ notizia freschissima: il vicesindaco Luca Bergamo è stato defenestrato. Dalle notizie stampa (https://roma.repubblica.it/…/roma_raggi_scarica…/…) sembra che Bergamo abbia rifiutato l’invito a dimettersi sua sponte rivoltole dallo staff del sindaco di Roma.
E ci mancherebbe: fra gli assessori o ex assessori che sono transitati nella giunta raggiana, Bergamo appartiene certamente a quell’area più “colta” e meno ruspante cui possiamo ascrivere ad esempio l’urbanista Paolo Berdini.
Con una storia professionale nell’informatica prima (Systema, gruppo Olivetti), Bergamo ha un passato politico di area riformista e una esperienza nel settore della produzione culturale prima con la giunta Rutelli e poi con la ministra Melandri. Ha diretto moltissime iniziative culturali a Roma (Enzimi, la Biennale dei Giovani Artisti), è stato il primo direttore dell’Agenzia Nazionale per i Giovani. Insieme a Bergamo viene fatto fuori anche Carlo Cafarotti, assessore al commercio, ingegnere informatico e già dipendente di Bankitalia.
Non esattamente due figure prive di qualità e di qualificazioni professionali e, nel caso di Bergamo, anche di un certo spessore politico.
Bergamo paga certamente le critiche mosse nello scorso autunno quando la Raggi annunciò, con grande imbarazzo del suo stesso partito, la propria ricandidatura a sindaco di Roma.
La Raggi non è nuova a queste intemerate: non si contano le teste saltate fra vertici delle municipalizzate e assessori anche su settori chiave come la gestione dei rifiuti (l’ultima l’ottima Pinuccia Montanari che pure aveva anch’essa delle competenze specifiche sul tema).
L’esordio della giunta grillina fu, nel 2016, disastroso: oggi molti non ricordano, ma i primi ad essere fatti fuori furono Marcello Minenna – personaggio di spicco e di provenienza Consob (oggi direttore della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) e Carla Raineri (magistrato di livello e già capo segreteria del prefetto Tronca, si proprio il Commissario Straordinario al Comune di Roma che gestì la fine dell’epoca Marino).
La Raggi sta impostando una campagna elettorale in solitudine e senza neanche sapere quando si voterà. Non ha intenzione di fare passi indietro: prima di ricandidarsi aveva provato a farsi nominare Commissario Straordinario per la conclusione della metro C, ma venne silurata dalla ministra De Micheli e scoprì che il suo partito non si stracciava le vesti per questo diniego. Da qui la mossa della auto ricandidatura.
Da settembre ad oggi, tuttavia, nessuno – nè a destra, nè a sinistra – ha voluto o potuto esprimere un candidato per le elezioni comunali capitoline che, in teoria, si dovrebbero svolgere in tarda primavera, ma che potrebbero slittare all’autunno a causa della pandemia.