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‘La Strega’ all’Ikea: Bacio libero a Porta di Roma. Quel minuto che cambia tutto foto

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Di Debora De Angelis

Mi sentivo euforica, questo pomeriggio, mentre scendevo la scala mobile che dal parcheggio sopraelevato mi conduceva a destinazione.
Alle 14.30 uno sparuto drappello di fotografi e cameraman si teneva alla destra del piazzale antistante Ikea, quella che sorge a Roma Nord, all’interno del centro commerciale Porta di Roma.
Un festoso e gioiosamente agguerrito tam tam su facebook nei giorni precedenti l’evento invitava “Coppie gay, eterosessuali, conviventi e sposati“, a radunarsi di fronte al marchio che di recente, con una locandina in cui ritraeva una coppia gay che si teneva per mano con sotto la scritta “”Siamo aperti a ogni tipo di famiglia”, si attirava le ire del sottosegretario alla famiglia Giovanardi. Ora. Qualcuno ha definito questo evento una reazione “contro” le dichiarazioni di Giovanardi. Ma no. Non c’è nulla di “contro” nella libertà, nell’affettività che si sprigiona tra due esseri umani che entrano in contatto autentico, che si abbracciano, che si baciano. Chiunque siano.
Nessun “contro” quindi, semmai un “a favore” del ricordo di ciò che siamo, mai abbastanza ribadito. Siamo fatti così, poche storie: l’essere umano è una creatura empatica, con buona pace dell’homo homini lupus. E chi si sente invece un lupo o una pecora farebbe bene a uscire da questi aggressivi o sottomessi schemi mentali, che non è più tempo di restare attaccati a simili e limitanti percezioni della realtà.
All’arrivo vedevo facce ancora titubanti sul da farsi, incerte sulla riuscita dell’evento, scettiche sulla capacità di aggregare persone intorno a una simile idea di provocazione pubblica. Ma c’è voluto poco per convincerle del contrario, a contagiare e lasciarsi contagiare dal buonumore, da quella sfacciataggine un po’ bambina che mi ha portato a chiedere il bacio a perfetti sconosciuti e sconosciute, almeno fino a quel momento. Perchè basta davvero poco, trovata la chiave dell’empatia, per entrare in contatto autentico con un altro essere umano.
Oggi infatti mi sento alla grande. Sarà che baciare mette di buonumore. Dovrebbe provare anche Giovanardi ogni tanto, invece di inalberarsi di fronte a una locandina. Sono sicura che ritroverebbe subito il sorriso e gli passerebbe la voglia di fare dichiarazioni di stampo anacronistico, medievale.
Trovo che questo – mi riferisco alla reazione del sottosegretario alla famiglia – sia un segno dei tempi bello e buono: reagire nei confronti di valori ormai conquistati e acquisiti da tempo, alla maniera della Santa Inquisizione. Perché a quello poi si arriva, questo sia chiaro. L’Inquisizione partì come guerra alle eresie, e guarda caso era considerato eretico tutto ciò che andava a rompere le uova nel paniere del cattolicesimo imperante, coi suoi dogmi proibitivi o impositivi. Vi ricorda qualcosa?
Direttive urlate al megafono: “Al segnale acustico, parte il bacio che durerà un intero minuto”. E lì, ti accorgi quanto sia potente un bacio, ma anche quanto sia potente un minuto: possono cambiare tante cose in sessanta secondi, può cambiare la percezione della realtà di un sacco di persone in un minuto. I passanti, le “brave famiglie come Costituzione e Vaticano comanda” (ehm. ma esistono davvero oltre che nella pubblicità del mulino bianco o nei sogni più eccitanti dell’Opus dei?) che si aggiravano nei pressi del centro commerciale non erano schifate, disgustate o anche solo infastidite da tanto “sfacciato esibizionismo”, come lo definirebbe qualcuno, che di come si sollevano le onde di rivolta in un paese che è precipitato in un buio “mediaevale” ancora non ha capito i meccanismi. La rivolta parte sempre dal basso e dal di dentro, dalla coscienza delle persone che si illumina, e che di fronte a due esseri umani felici di baciarsi, di stringersi le mani, di esprimersi quell’affettività pura e ingenua come quella dei bambini, non può far altro che sorridere sotto i baffi, anche se magari non se la sente di farsi immortalare dalle telecamere.
Un intero minuto, ma ripetuto per ben due volte. Ho baciato due diverse persone, in quei due minuti. Una ragazza e un ragazzo appena conosciuti. Erano gay? Boh. Non gliel’ho chiesto. Sarà che le persone mi viene spontaneo chiamarle solo “fratello” e “sorella”. Che poi, in fondo, è questo che diceva di fare Gesù.
Sarebbe bene ricordarglielo, una volta ogni tanto, a Giovanardi. E al Papa.

foto antonietta crasto

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