L’abbraccio velenoso di Salvini ai sindacati confederali

Devo ammettere che la capacità di Salvini di “buttarla in caciara” non ha eguali. Quale che sia la verità dietro all’affaire russo occorre dare per scontato che allinearsi all’agenda politica di una potenza straniera non depone bene per un politico che è anche il Ministro degli Interni. Ciò appare ancor più grave proprio nel giorno in cui, a Torino, viene sequestrato a personaggi di estrema destra che sarebbero reduci dal fiancheggiamento militare agli indipendentisti russi del Donbass un arsenale di armi da guerra.

Ma Salvini ha genialmente calato l’amo per i sindacati e le associazioni datoriali accorse ad un irritualissimo incontro che non ha coinvolto né i ministri competenti, né il Governo nella sua composizione collegiale. In questo sbaglia, volutamente, Salvini e sbagliano, stolidamente, i sindacati confederali. Si è trattato di un incontro politico con un partito della maggioranza (perché come Ministro degli Interni Salvini avrebbe avuto poco da dire in tema di politica economica e del lavoro) o si è trattato di un incontro del vice Presidente del Consiglio su delega del Governo? Inquietante poi la presenza di un esponente della Lega, attualmente sotto indagine penale, che non ha più cariche nel Governo della Repubblica.

La prima ipotesi si esclude da sola: Salvini non ha competenze come Ministro sui temi sollevati nell’incontro.

Le sconfessioni del Presidente del Consiglio e del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro (che avrebbe titolo per un meeting del genere) escludono anche la seconda ipotesi e sono doverose.

Rimane il sospetto che i sindacati abbiano voluto avallare il ruolo dell’uomo forte che, di fatto, dà le carte al tavolo della maggioranza e la consapevolezza che si sia trattato di un crasso errore politico delle Confederazioni.

I sindacati dei lavoratori dovrebbero, per principio, fare muro contro un interlocutore come Salvini: non soltanto perché non si tratta dell’interlocutore istituzionale direttamente competente, né, tampoco, delegato ad hoc dal Governo, ma soprattutto perché egli è il principale rappresentante di un partito politico di destra estrema, pseudo nazionalista e reazionaria la cui unica ambizione è la presa del potere politico in ogni ordine e livello di governo, non certo la creazione di un corretto rapporto con il mondo del lavoro dipendente che quei sindacati rappresentano, se non in una logica di strumentalizzazione propagandistica, priva di reale sostanza, logica che costituisce da sempre la cifra del modus operandi di Salvini.

Peraltro, i rapporti istituzionali con le parti sociali sono e restano una competenza del Governo come organo collegiale, sotto la direzione del Presidente del Consiglio dei Ministri, dato che la competenza a presentare il disegno di legge di bilancio è del Governo e non del Ministro degli Interni.

Leggo le dichiarazioni di Landini dopo l’incontro e resto molto stupito: temo che il sindacato confederale abbia manifestato una implicita tentazione di cogestione con questa classe politica di una serie di problematiche che vanno ben al di là della rappresentanza contrattuale e sconfinano nella gestione della politica economica ed industriale. Salvini è bravissimo a dare pacche sulle spalle, ma temo che il danno all’immagine dei sindacati prodotto da questo abbraccio tossico sia rilevante e credo che in queste ore gli iscritti si siano profondamente divisi sul senso, positivo o negativo, da dare a questo incontro irrituale.

Io resto dell’opinione che il sindacato dei lavoratori – per definizione contrapposto a piattaforme politiche e sociali di estrema destra, destra sciovinista, reazionaria e populista – debba opporsi risolutamente alle scelte già effettuate da questo governo, in primis la creazione di regimi fiscali speciali a danno del principio costituzionale di progressività dell’imposizione, e credo che debba, lo dico con forza, mantenere una forte pregiudiziale negativa e di censura in particolar modo con la Lega e con tutto quello che essa rappresenta. Questo proprio per la storia del movimento sindacale e per l’area politica che ne ha costituito la matrice: il Sindacato italiano ha infatti radici socialiste e cattolico sociali, come può avallare un partito che si ispira all’autocrazia russa o alle destre reazionarie dell’Est Europa?

Di realpolitik si può anche morire.

CB