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LAV: caccia strumento barbaro, Raggi non firmi protocollo contro cinghiali

Roma – La LAV prende posizione sull’annunciato come imminente Protocollo d’Intesa tra Comune di Roma e la Regione Lazio per la cattura dei cinghiali presenti nelle periferie romane e la loro deportazione in una riserva faunistico/venatoria dove verrebbero abbattuti. Da quanto trapelato da ambienti comunali il Piano coinvolge la Protezione Civile, i Carabinieri Forestali e Prefettura di Roma. Le associazioni animaliste non sono nemmeno state consultate. Lo si legge in una nota della stessa associazione animalista.

La LAV altresi’ denuncia la gravita’ dell’emendamento al collegato al bilancio della Regione Lazio appena approvato senza opposizioni, presentato dai consiglieri regionali PD Eugenio Patane’ e Marietta Tidei, e votato da maggioranza centrosinistra e centrodestra con astensione del Movimento 5 Stelle che contiene l’introduzione del cosiddetto selecontrollo, ossia la selezione e l’abbattimento dei capi di fauna selvatica in presunto sovrannumero, ad opera di “selecontrollori” che si occuperanno degli abbattimenti nelle aree naturali protette, che d’ora in poi non saranno piu’ di fatto tali. La LAV ricorda che la caccia e’ uno strumento barbaro e inaccettabile che nemmeno ottiene la riduzione numerica dei cinghiali.

Lo dimostra il fatto che ci troviamo in questa situazione nonostante la caccia di selezione agli ungulati sia consentita lungo tutto il corso dell’anno. La responsabilita’ di questo stato di cose e’ tutta in capo ai cacciatori che a suo tempo hanno immesso cinghiali di specie straniere, piu’ prolifici dei cinghiali autoctoni, ed ancora lo continuano a fare.