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L’Europa nuda e al freddo

Intervista a Jean Paul Fitoussi sulla nuova agenda europea di Macron, tutta incentrata sulla cooperazione rafforzata fra stati, l’unificazione bancaria, la difesa comune, un fisco sempre più integrato. Dice l’economista “la Francia pensa di essere il paese leader dell’Europea, ma il paese leader è la Germania”. Ad Aquisgrana, Merkel (in declino e prossima alla fine della propria carriera politica) e Macron (dall’incertissimo futuro) hanno tentato un rilancio asimmetrico della tradizionale cooperazione franco-tedesca (da De Gaulle – Adenauer a Mitterand – Kohl). Asimmetrico perché emargina i paesi mediterranei e si appoggia ai piccoli stati dell’Europa Centro Settentrionale, non tiene conto del Regno Unito (e sarebbe impossibile farlo) e manifesta, infine, una sorda ostilità verso i paesi di Visegrad a fronte della necessità geostrategica di recuperare un rapporto con la Russia di Putin nei quadranti africano e mediorientale. Soprattutto ora che l’isolazionismo recessivo di Trump sta diventando drammaticamente evidente. Nel frattempo si invita la leadership cinese a timidi approcci di partnership geo economica e lo si fa, come sempre, in modo scomposto (prima la sceneggiata italiana, poi, subito dopo, quella francese, condite da varie battutine al vetriolo fra personaggi che poco si amano). Ciò nella speranza che Xi Jin Ping comprenda il valore della reciprocità commerciale ed economica (non dico politica), senza capire che a parte la cravatta e l’abito niente accomuna l’humus socio politico europeo a quello del Regno di Mezzo e che, quindi, certe speranze nascono già morte.
Sullo sfondo le elezioni europee delle quali, in Italia, a parte la solita funzione di sondaggione politico e pallottoliere dei consensi, quindi materia per ricatti ed eventuali crisi di governo, non interessa alcunché a nessuno, men che meno ai candidati e futuri eurodeputati. Fitoussi evidenzia poi un fatto semplice e lampante: l’Europa ha un problema, la liquefazione della classe media, il collasso delle certezze acquisite nel secondo dopoguerra, l’arretramento delle conquiste socialdemocratiche e la precarizzazione di tutti gli aspetti esistenziali (sanità, lavoro, nascita e famiglia) della vita di quel folto gruppo di cittadini europei che costituiscono il nerbo del continente. Questo non lo hanno veramente capito né Merkel, né Macron, né, tampoco, i nostri dilettanti al Governo. Il risultato è il florilegio di populismi e revanscismi fascistoidi che va crescendo in Europa come la muffa sul muro: un muro piuttosto malridotto che quella muffa, ove non se ne combattano le cause (rilancio della economia sociale di mercato e difesa delle conquiste socio economiche europee da anteporre alla pseudo pax commerciale del WTO) contribuirà a rendere sempre meno stabile. E’ arrivata o sta arrivando a grandi passi l’ora in cui occorrerà decidere fra liberismo e socialdemocrazia perché una democrazia liberale di tipo continentale in Europa semplicemente non è possibile, senza produrre movimenti centripeti fra Stati Nazionali subito pronti a dividersi ed a cedere, uno per uno, sotto il peso della propria individuale inconsistenza geopolitica.

CB