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Liceo Enriques, un docente: didattica a distanza accresce disuguaglianze

Roma – “Questa nuova zona rossa sara’ peggio dello scorso anno e rappresenta la peggiore delle soluzioni peggiori. Non posso entrare nel merito della chiusura totale che puo’ essere o meno spiegata, ma sicuramente gli effetti saranno devastanti”. Con queste parole Giuseppe Malafronte, docente del liceo ‘Enriques’ di Ostia, commenta la nuova chiusura delle scuole del Lazio, entrato oggi in zona rossa.

“Anche gli e le adolescenti con cui lavoro, pur avendo una maggiore autonomia degli studenti e studentesse delle elementari e medie, da casa sono meno partecipativi- continua Malafronte- restando per lo piu’ a casa da soli mentre i genitori sono a lavoro, avranno tanti modi per distrarsi.”

“In questo contesto non potranno che acuirsi i dislivelli: chi ha sempre seguito, continuera’ a farlo anche in questa situazione, ma chi, invece, aveva delle difficolta’ che solo l’ambiente-scuola riusciva a mitigare e a coinvolgere in una dinamica di gruppo, restera’ inevitabilmente indietro”.

Secondo il docente, quindi, la didattica a distanza cosi’ prolungata non fara’ che ampliare le disuguaglianze gia’ esistenti, creando un deficit di apprendimento irrecuperabile per gli studenti piu’ svantaggiati.

“A rendere ancor piu’ forti le difficolta’- continua- ci pensera’ il digital divide e l’ambiente socio-economico. La strumentazione diventa essenziale e dirimente: chi ce l’ha puo’ studiare, gli altri rimangono esclusi. Chi ha una famiglia attenta e preparata, capace di comprendere le cose da studiare, potra’ sopperire alle difficolta’ della Dad, gli altri no”.

Infine, riflette Malafronte, la modalita’ didattica a distanza annulla il senso stesso della scuola come luogo di apprendimento sociale, trasformandola in un esercizio solitario.

“Questa modalita’ ha un volto molto personalistico in cui il singolo studente e la singola studentessa interloquiscono con il docente- conclude con amarezza- la dimensione comunitaria della classe diviene uno sfondo su cui appoggiare spiegazioni davanti a schermi neri e silenziosi, o interrogazioni solitarie, mentre gli altri giocano alla Play, guardano Instagram o altro. Sarebbe quasi la salvezza se qualcuno, ad esempio, suggerisse subdolamente con WhatsApp. Almeno sarebbe una piccola comunita’ che prova, anche se erroneamente, ad aiutarsi”.