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Magistrati in politica, i privilegi li paghiamo noi

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Magistrati in politica, i privilegi li paghiamo noi –

Edificante vedere come il Pd continui a farsi da solo “harakiri”, regalando consensi e voti (in questo caso, pochi) al M5S che, approfittando del caos interno ai dem, gli consente di presentare proposte di legge contro le “toghe” scese da anni in politica.

La proposta di legge del parlamentare 5 Stelle Danilo Toninelli e della sua collega Fabiana Dadone, presentata mercoledì 29 marzo a Montecitorio, è stata ovviamente bocciata, ma risulta importante l’averla formulata per proseguire a scoperchiare il marciume nella Casta e per verificare, nei fatti, come la classe politica continui ad arricchirsi ingiustamente con soldi pubblici, rapinati peraltro senza alcun rispetto della tanta gente sconsiderata che li ha votati.

BEPPE GRILLO

BEPPE GRILLO

La proposta, definita provocatoriamente dai pentastellati salva Finocchiaro, magistrato in aspettativa da 27 anni ed attualmente politico e ministro Pd del governo Gentiloni, si prefiggeva la finalità di abolire il privilegio della progressione di carriera dei magistrati passati alla politica, uno schiaffo alle migliaia di magistrati che svolgono quotidianamente, con impegno e dedizione, la loro professione all’interno dei tanti tribunali della penisola.

Pensate, il magistrato eletto in parlamento, dopo essersi collocato in aspettativa, continua a progredire in carriera, in forza di una auto dichiarazione propria (in cui non si comprende cosa vi sia contenuto, visto che come politico non emette più sentenze e non può quindi indicare in tale atto valori di tempistica e di produttività), che presenta annualmente agli organismi competenti della magistratura stessa.

Sulla base di questa auto dichiarazione, il magistrato in prestito alla politica continua, in maniera molto singolare, a progredire in carriera, raggiungendo, al momento del pensionamento, il più alto e remunerato grado di magistrato, da cumulare con il vitalizio (se non verrà tolto o modificato), la prevista liquidazione ed il pingue pensionamento di politico.

Tutto ciò, senza ombra di dubbio, risulta un ulteriore immotivato, privilegio concesso alla Casta, creando di fatto una anomala disparità di trattamento con tutti gli altri magistrati in servizio non entrati in politica.

Onore al merito, quindi, ai due pentastellati, che hanno scoperto la vergognosa magagna ed in quanto artefici della proposta di legge presentata, di cui non possiamo indicarvi il numero appostovi, ove qualcuno avesse intenzione di leggerla.

Abbiamo tentato di scoprirlo, rivolgendoci al Gruppo ed alla Comunicazione del Movimento, ma, purtroppo, visto il loro poco cortese e poco professionale andazzo di non fornire risposte, senza esito alcuno.

Belli da lontano i 5 Stelle, ma se ti avvicini, li chiami e tenti di conoscerli, sia pure per lavoro, ti viene voglia di evitarli.

Non guasterebbe una rispolverata, da parte di Beppe Grillo, noto Garante dei 5 Stelle, al meccanismo vigente del M5S in Parlamento, forse poco oleato e con troppi comprimari, eccessivamente smaniosi di protagonismo, per evitare che i tanti “ingrillati” attuali possano, una volta entrati in contatto con il loro caotico apparato disincantarsi e “disingrillarsi”, purtroppo definitivamente.

Pier Francesco Corso

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