Quantcast

Marattin: Fisco, oggi ci sono le condizioni per la riforma

Più informazioni su

    Marattin: Fisco, oggi ci sono le condizioni per la riforma – La giustizia non può essere terreno di lotta politica tra partiti – La flat tax è poco più che uno slogan – Ridurre il carico fiscale sul ceto medio, semplificare il fisco per le imprese – Nell’assalto alla diligenza dei fondi Ue, gli sceriffi dobbiamo essere noi –

    L’Italia ha bisogno di riforme, questo lo sanno e lo dicono tutti i politici. Quali riforme e come realizzarle è il punto in cui si incontrano e si scontrano le posizioni dei partiti, quelli al governo e quello all’opposizione. Abbiamo chiesto all’onorevole Luigi Marattin (nella foto), esponente di Italia Viva, presidente della commissione finanze della Camera, professore associato di economia politica all’università di Bologna, qual è la posizione del suo partito e sua in particolare sui principali problemi che il governo Draghi è chiamato a risolvere.

    1) Il MES-Meccanismo Europeo di Stabilità, in particolare il “Pandemic Crisis Support”, la linea di “credito” pandemica per le spese sanitarie, creata per sostenere il finanziamento interno dei costi diretti ed indiretti legati all’assistenza sanitaria, alla cura ed alla prevenzione connesse alla crisi del Covid-19, continua ad alimentare il dibattito politico nel nostro paese.

    Scartata tale linea dal presidente Draghi, viene però la stessa indicata e privilegiata da lei come uno strumento di grande utilità. Ci spieghi il perché della sua scelta ed i motivi di accantonamento da parte del governo di questa linea di credito.

    Ci viene in aiuto la matematica. Immagini di avere un piano per ammodernare e ristrutturare il nostro servizio sanitario nazionale, mettendo a frutto tutto ciò che abbiamo imparato dalla pandemia e migliorando il servizio pubblico ai cittadini. Qualunque sia il costo di quel piano, ci sono due alternative: finanziarlo emettendo titoli del debito pubblico, o accedere alla linea di credito sanitaria del Mes. Al momento la prima opzione (guardando i rendimenti del Btp decennale) ci costa circa 0,8% all’anno. La seconda (il prestito decennale col Mes) lo 0,1%, senza alcuna altra condizione se non assicurarsi che quei soldi vadano davvero alla sanità. Per affermare che è ancora conveniente il Mes non serve un economista, né un politico. Basta guardare i fatti, e cioè che 0,1 è ancora minore di 0,8. Ma ha ragione il presidente Draghi: senza un piano serio e coerente sulla sanità, è inutile mettersi a discutere di come finanziarlo.

    2) Lei vede con gran favore la riforma del fisco, in cantiere ed in preparazione nel governo Draghi, come ha avuto modo di segnalare in occasione delle sue dichiarazioni di voto sulle comunicazioni del presidente Draghi sul Recovery Plan.

    Quali secondo lei dovrebbero essere le linee portanti ed essenziali di questa nuova riforma per renderla veramente efficace ed in sintonia con gli altri paesi UE?

    Il fisco italiano, per come lo conosciamo oggi, è stato pensato alla fine degli Anni Sessanta del secolo scorso. Più di mezzo secolo fa. Da allora è diventato uno dei sistemi più complessi del mondo (i manuali per spiegarne il funzionamento constano di centinaia e centinaia di pagine, e non esiste neanche un luogo unico che raccolga tutte le norme fiscali), ma anche uno dei più iniqui e più pesanti per chi lavora e produce. Quindi a mio parere le stelle polari non possono che essere due: avere un sistema molto più semplice e più leggero su chi lavora. In altre parole, un fisco per questo secolo, e non  per quello precedente. In concreto, occorrerà un grande sforzo di mediazione tra tutte le forze politiche di questa variegata maggioranza. E non sarà facile. Ma è anche vero che le condizioni per arrivare, dopo mezzo secolo, ad una riforma strutturale del sistema fiscale ora ci sono, e non so se torneranno più.

    3) Ritiene che ce la farà la classe politica dopo 50 anni a sedersi ed a collaborare per davvero ad una seria, ordinata, innovativa riforma politica del Fisco, senza che sia per loro solo uno slogan da utilizzare e strumentalizzare in campagna elettorale?

    Da molti anni le forze politiche sono abituate a ragionare di fisco in una sola occasione: quando si incontrano con le agenzie di comunicazione per scegliere lo slogan da mettere sui manifesti di campagna elettorale: “anche i ricchi piangano” , “meno tasse per tutti”, “tasse al 15% per tutti”, ecc. Poi non si fa mai nulla, ma i partiti sembrano essere convinti che basti la promessa e lo slogan per assicurarsi il consenso. Lo spirito che ha animato l’iniziativa del Parlamento è radicalmente opposto: la convinzione che ora occorra passare dalle parole ai fatti, e sarà possibile solo se i partiti saranno disposti a fare scelte e prendersene la responsabilità. Niente slogan, niente impostazioni generiche, niente libri dei sogni. Se ce la faremo o no, glielo dirò tra un paio di mesi. Certo è che se non ce la farà il parlamento a dare il “calcio d’inizio” a questo percorso, lo farà il governo, visto che si è impegnato con la Ue. E non vedo perché il parlamento debba buttare via questa occasione.

    4) Nel suo recente intervento alla Camera per le votazioni sul Recovery Plan, ha sottolineato al presidente Draghi come il suo PNRR-il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere e combattere la crisi pandemica provocata dal Covid-19, sia carente di un importante capitolo per ritenersi completo, che lei ha definito il PNRP-il Piano Nazionale di Riqualificazione della Politica

    Ci può spiegare meglio cosa intenda con quella sigla e come ritiene debba riqualificarsi in Italia concretamente la politica?

    In tutto il mondo, e da sempre, la politica si misura non solo con le complessità del governare ma anche con la difficile arte della ricerca, conquista e mantenimento del consenso. Ma in Italia vedo una distorsione preoccupante, da un po’ di tempo. La politica sembra essere diventata la gara a chi la spara più grossa, o a chi solletica maggiormente e più velocemente la pancia dell’elettorato. E nient’altro. Tutto il resto – a partire dal misurarsi con la complessità dei problemi e la ricerca delle loro soluzioni – sembra essere confinato, con malcelato disprezzo, alla “tecnica” (salvo poi inveire contro i “tecnici” quando ti costringono a confrontarti con la realtà). Se ci pensate, è un po’ questa la storia della politica italiana degli ultimi trent’anni, anche se – per fortuna – non proprio di tutta. Ecco, quando parlo di riqualificazione della politica, di messa in discussione del modo in cui cerchiamo/otteniamo il consenso e il modo in cui lo utilizziamo, parlo di una grande opera culturale di ripartenza da zero: il politico non è quello che ti fa la promessa più orecchiabile o quello più simpatico, ma quello maggiormente in grado di risolvere i problemi e prospettarti una visione di lungo periodo realistica e convincente.

    5) Come dovrebbe essere per lei in politica un nuovo patto tra rappresentanti e rappresentati per poter rispondere in maniera adeguata ad una vera riqualificazione della politica?

    Nell’intervento l’ho definito un patto, quasi come se fosse bilaterale. Ma in realtà riguarda, in ultima analisi, solo noi tutti come cittadini. Siamo noi a dover capire cosa chiediamo ad un politico quando si candida (che sia in un municipio di una grande città, in un consiglio regionale o in parlamento). Vogliamo solo uno che dia sfogo alla mia stessa rabbia, urlando qualche slogan in un’aula? E su che orizzonte temporale lo misuro? Cedo alla tentazione del credere al “tutto e subito” o sono in grado di valutare serietà, competenza e fattibilità delle sue proposte? Sono domande che ci dobbiamo fare tutti, quando entriamo in cabina elettorale. E’ da lì che può partire il “nuovo patto”. Certo, poi una parte fondamentale la devono fare i partiti – sul lato dell’offerta politica – quando selezionano i candidati.

    6) In concreto, cosa suggerirebbe al presidente Draghi perché scrivesse o riscrivesse questo nuovo capitolo mancante e lo inserisse, in quello che lei ha definito provocatoriamente “il libro dei sogni”, cioè nel suo PNRR?

    Nulla. Come ho detto, quell’immaginario capitolo non lo può scrivere Draghi, o perlomeno non solo lui. Devono essere le forze politiche a farlo, prima di ogni elezione.

    7) Anche Italia Viva, come tutti i partiti, è favorevole alle riforme. Ma i partiti si dividono in due schieramenti anche sulle riforme: c’è chi le riforme le vuole cotte e chi le vuole crude. È possibile sapere sulle principali riforme di cui si parla, per esempio quella sulla giustizia, se Italia Viva fa parte di chi le vuole cotte o di chi le vuole crude?

    La riforma della giustizia è un terreno molto complesso, noi abbiamo ottimi parlamentari che se ne occupano, da Lucia Annibali a Catello Vitiello, da Cosimo Ferri a Giuseppe Cucca. Io posso solo dire che non c’è un aspetto del pianeta giustizia che non necessiti di una revisione profonda: da quella penale  a quella amministrativa, da quella civile a quella tributaria. Il PNRR contiene indicazioni e obiettivi piuttosto precisi. Nei prossimi mesi, per assicurarci di metterli in pratica, bisognerà ricordarci che la giustizia non è – come è stata per 30 anni – terreno di lotta politica tra partiti o di regolamento dei conti tra avversari, ma uno dei principali fattori di competitività e giustizia sociale.

    8) La riforma della giustizia, Italia Viva la vede con la separazione delle carriere, con il sorteggio dei membri del Csm oppure come?

    Lascio ai miei colleghi l’esposizione della posizione ufficiale sui vari temi specifici. Ma non mi sottraggo dal dire che ritengo la separazione delle carriere un elemento molto interessante su cui arrivare, finalmente, ad una discussione laica.

    9) La riforma fiscale, Italia Viva come la vede? Con la flat tax? Con la riduzione delle aliquote solo per alcune categorie o per tutti?

    La flat tax è sempre stata poco più che uno slogan, basti vedere che anche i pochissimi paesi al mondo che la adottavano stanno cambiando impostazione. Secondo noi dobbiamo  avere una struttura di aliquote che riduca il carico fiscale sul ceto medio, avere un sistema di minimo esente e imposta negativa per avvantaggiare i più deboli, ridurre e semplificare le tax expenditures destinando il risparmio alla riduzione delle aliquote, abolire la ritenuta d’acconto in cambio di pagamenti mensili delle imposte da parte dei lavoratori autonomi, semplificare il fisco per le imprese. E tanto altro ancora. Ma ci sarà tempo, nei prossimi mesi, per parlarne.

    10) Come impedire ai partiti di dare l’assalto alla diligenza che trasporta l’oro del Recovery? L’Ue lo permetterà o sguinzaglierà gli sceriffi contro gli aspiranti banditi?

    In questo paese dobbiamo imparare a essere noi gli “sceriffi” di noi stessi, e prendere a calci nel sedere gli “aspiranti banditi”. Senza aspettare o sperare che lo facciano altri (la Ue o chicchessia). In questo, e non in altro, riposano le nostre speranze di potercela davvero fare.

    Pier Francesco Corso

    Più informazioni su