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Massimo D’Alema e i “NO” che aiutano a crescere

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foto-14Negli ultimi giorni si intensificano gli incontri tra politici ed esponenti delle più eterogenee categorie civili per illustrare ai cittadini le ragioni del SI e del NO al referendum costituzionale del 4 dicembre.

Martedì 22 novembre Massimo D’Alema (Presidente Fondazione Italianieuropei), schierato tenacemente e convintamente a favore del rigetto della riforma Renzi-Boschi, con Michele Azzola (Segretario Generale CGIL Roma e Lazio), Francesca Chiavacci (Presidente nazionale Arci) e Carlo Ghezzi (Comitato nazionale Anpi), ha illustrato a una numerosa platea le ragioni per le quali sia giusto votare No al referendum.

Questo tema ha ormai scalato l’agenda setting di Governo, media e opinione pubblica raggiungendo il primo posto e diventando il punto di svolta al quale sembra essersi ancorato il nostro Paese,  accompagnato da toni catastrofistici di minacce dei mercati e cadute di governo sia se la vittoria riguarderà il SI, e quindi la presunta abolizione del Senato così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, la riduzione del numero dei parlamentari con relativo taglio ai costi della politica, l’abolizione del CNEL e la revisione del Titolo V, sia se vincerà il NO ossia quella “accozzaglia”, così come irrispettosamente l’ha definita il Presidente Renzi, che si oppone a un cambiamento che segnerebbe un arretramento del Paese riducendo gli spazi di partecipazione dei cittadini e complicando e burocratizzando ancor più le procedure istituzionali.

Così ciò che un tempo unì, oggi è motivo di separatismi anche interni ai partiti. Un paese spaccato a metà non sul merito ma da personalismi incoscienti che hanno fatto del referendum l’occasione di spallate all’ultimo sangue per garantirsi più poltrone possibili alle prossime elezioni. L’Italia si colora di minacce e insulti che non hanno davvero nulla a che vedere con il clima coeso e rispettoso che riguardò chi introdusse la nostra amata Carta. Ma questa è l’Italia di oggi e questi sono i politici che ci rappresentano e l’invito è quello a fare un salto di qualità, che presuppone certamente uno sforzo ma anche una soddisfazione: prendiamo in mano la riforma, leggiamola e decidiamo con la nostra testa.

Elena Martinelli

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