Maxxi ‘espone’ dieci opere contro violenza e razzismo

Roma – Il Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo che si trova a Roma, sostiene una cultura a favore dell’inclusione e dell’uguaglianza, contro ogni forma di razzismo, violenza, ingiustizia. “In questo momento storico cosi’ doloroso e difficile- si legge in una nota- il Museo esprime la sua profonda solidarieta’ al movimento Black Lives Matter. Sceglie di farlo attraverso l’arte, attraverso la storia delle sue mostre, con le parole e le immagini di artisti che hanno messo al centro del loro messaggio la denuncia di un problema globale e la speranza nel cambiamento”.

A partire da oggi, mercoledi’ 10 giugno, e per i prossimi cinque giorni il canale Instagram @museomaxxi orientera’ tutta la sua comunicazione alla consapevolezza e alla coscienza di una realta’ che non puo’ piu’ essere ignorata, attraverso le immagini di dieci opere, provenienti dalle Collezioni del Maxxi o esposte in mostre prodotte dal museo, che affrontano e indagano il tema della discriminazione. Una pagina dedicata sul sito maxxi.art conterra’ schede di approfondimento sulla storia delle opere e sul loro messaggio, per contribuire a stimolare una doverosa riflessione collettiva, affinche’ lo sguardo dell’arte possa essere ancora una volta un prezioso strumento per osservare e comprendere la realta’ che ci circonda.

“Il Maxxi non si e’ mai piegato di fronte alle difficolta’, ma questa volta ci inginocchiamo, per i nostri fratelli e sorelle, per rialzarci insieme, per sempre”: queste le parole con cui il direttore artistico del Maxxi, Hou Hanru, accompagna il lancio dell’iniziativa. Le dieci opere, selezionate dal direttore artistico Hou Hanru insieme al team curatoriale del Maxxi, sono: Peripeteia (2012) di John Akomfrah; Ballet in Kibera (2017) di Sarah Waiswa; Le Merchand de Venise (2010) di Kiluanji Henda; Freedom of Movement (2017) di Nina Fischer & Maroan el Sani; The Emancipation Approximation (1999) di Kara Walker; Hands (1996) di Glenn Ligon; A Day in May (2013) di Robin Rhode; Invisible Man (2018) di Yinka Shonibare; Foreign Office (2015) di Bouchra Khalili; T. W. Batons (Circle) (1994) di Kendell Geers.