Merafina: Mandate i ricercatori in pensione a 70 anni

Merafina: Mandate i ricercatori in pensione a 70 anni –

Non era bastata l’improvvisazione del governo Renzi a combinare guai ed a scontentare gli italiani.

Con il governo copia Gentiloni si ripetono, purtroppo, le pessime gesta dell’antecedente esecutivo, esacerbando ancor più l’animo degli italiani.

In un delicato momento, quale l’attuale, in quanto si è al vaglio della legge finanziaria, ci si chiede dove sia la logica di questi politici dichiaratisi professionisti, con così tanta enfasi e superbia, nel vedere, accanto alle turpi regalie elettorali sottobanco, le illogicità dei loro comportamenti politici.

Vi è dell’incredibile in quanto vi riportiamo, perché in piena vertenza tra sindacati e Governo sull’aggiornamento dell’età pensionabile, dove si collutta e si discute di assurdi slittamenti di solo qualche mese, c’è invece una categoria che chiede di andare in pensione più tardi.

E al riguardo, ovviamente, come d’abitudine per non contrastare le intenzioni del governo, quasi tutti i Media tacciono, con un silenzio veramente assordante e pienamente riprovevole.

Si tratta dei Ricercatori Universitari –  in pensione a 65 anni secondo una norma del lontano 1980 – che chiedono di essere equiparati agli altri Professori Universitari che, in pensione, invece, vanno a 70 anni.

Dovrebbe  essere  una  gran regalia ed una mano santa per il Governo, che  potrebbe così  includere  nel  provvedimento  anche  i Professori Associati che vanno in pensione a 68 anni e che sarebbero d’accordo con l’innalzamento a 70 anni, eppure il MEF-Ministero dell’Economia e delle Finanze della proposta se ne infischia altamente.

Per sottrarci dall’andazzo del generalizzato silenzioso coro mediatico, pur senza voler fare i primi della classe, abbiamo voluto dar voce alla categoria, ascoltando il vertice del CNRU, il Prof. Marco Merafina, Coordinatore Nazionale del Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari.

Il Governo – ci ha dichiarato Merafina – litiga con i sindacati per la concessione del blocco dell’età pensionabile a una platea di circa 15-20 mila lavoratori appartenenti a categorie di lavori usuranti, invocando le difficoltà dei conti dell’INPS o gli altolà dell’Unione Europea.

E poi, invece, in modo contraddittorio, non dà ascolto alla richiesta di 15 mila Ricercatori, che potrebbero andare in pensione 5 anni, e si sottolinea non 5 mesi, più tardi. Per non parlare, poi, dei circa 18 mila professori  associati.

In sintesi, si tratterebbe di più  di 30 mila  docenti  universitari, un numero di tutto rispetto, che potrebbero innalzare l’età del loro pensionamento, uniformandosi ai Professori Ordinari.

Una norma, in buona sostanza, che potrebbe aiutare i conti dell’INPS, venendo anche incontro alla linea tracciata dall’Unione Europea, che chiede di innalzare l’età pensionabile dei lavoratori.

A sentire qualche funzionario del MEF – prosegue Merafina – sembrerebbe che il provvedimento non porti a risparmi significativi, cosa a suo dire una vera bufala colossale, ma la verità sta piuttosto nella paura che questo possibile provvedimento normativo possa interferire con le altre categorie della Pubblica Amministrazione. Di fatto, un conflitto normativo che non ha nessuna ragion d’essere e che, anzi, evidenzierebbe – sempre secondo l’intervistato – la confusione e l’ignoranza che regna negli uffici di via Venti Settembre.

L’età pensionabile per gli universitari è normata per legge e non ha nessun collegamento con le categorie della Pubblica Amministrazione cui si applica la Legge  Fornero.  Basterebbe  – ci sottolinea e ci conferma Merafina – un semplice emendamento in un  articolo  della legge  che  determina  l’età pensionabile (il  DPR  n. 382  del  1980) e tutto  sarebbe  risolto, senza  scomodare  normative  applicabili ad altre tipologie di lavoratori.

Se l’emendamento passasse in Commissione Bilancio con il favore del Governo, sarebbero contenti in molti: l’INPS per gli enormi vantaggi dati da risparmi oggettivamente significativi; i ricercatori (con uno stipendio medio attorno ai 2100 €), che per la maggior parte sono stati reclutati alla soglia dei quarant’anni, che così avrebbero più tempo per cumulare dei contributi sufficienti per una pensione dignitosa; l’Unione Europea che vedrebbe un provvedimento in linea con le direttive più volte espresse.

Un’opportunità – conclude Merafina –  in questa Legge di Stabilità, da non lasciar passare sotto silenzio.

Il governo, con la sua ben nota e  dilagante sensibilità politica, a nostro modesto parere, non sembra purtroppo di questo avviso.

Pensavamo, alla maniera tipicamente andreottiana, che la colpa del mancato accoglimento della proposta del CNRU, in una fase pre-elettorale quale l’attuale, potesse essere dovuta ad una possibile politicizzazione della stessa, targata M5S, considerati gli orientamenti politici del Coordinatore. Ma sbagliavamo.

Pensate – e ciò è una tangibile conferma del tema trattato in precedenza, sul grado d’improvvisazione e di sensibilità dei politici al governo – che l’emendamento in argomento, richiesto dal CNRU, era stato presentato, quasi nella stessa formulazione, addirittura da un esponente del PD, emendamento poi respinto al mittente, con grande lungimiranza ed acume pre-elettorale, dagli stessi suoi compagni di partito.

Lasciamo il commento sul tema a Renzi, noto bounty-voti, consentendogli di rimediare.

Pier Francesco Corso