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Il mercatino delle vaccherelle

Questo sarà il weekend delle “soffiate”. Ieri Mattarella era visibilmente contrariato. Quello che deve aver sentito nelle consultazioni coi partiti maggiori non deve essergli piaciuto affatto perché il clima generale è di grande confusione. Se Salvini, dopo aver sfasciato il governo, farebbe di tutto per tornare indietro, il PD continua a vivere le proprie divisioni interne senza farne mistero – con il calcolo delle convenienze di corrente che ne consegue – mentre i grillini, furbi come volpi, credono che una riedizione della politica dei due forni sia la via giusta. Le possibilità quindi sono molto ristrette come il tempo concesso da Mattarella: quattro giorni incluso lunedì. E’ probabile che alla fine si andrà ad elezioni, molto improbabile una ricomposizione della maggioranza andata in crisi, più probabile un accordicchio fra PD e M5S. Non bisogna farsi ingannare dai toni “elevati” e dagli inviti alla responsabilità istituzionale: contano le poltrone ed i consensi e, in genere, esiste un prezzo da pagare, in termini di consenso, per mantenere la poltrona. Poi ci sono le divisioni interne. Abbiamo detto del PD e della scissione di fatto fra Renzi e Zingaretti che anticipa quella che, prima o poi, si verificherà anche formalmente, ma anche in casa grillina la figura di Di Maio è assai appannata. In questi mesi il “capo politico” (definizione veramente infelice) ha commesso solo errori nei rapporti con l’alleato di minoranza, finendo per diventarne succube ed accettando, supinamente, che egli facesse campagna elettorale permanente pro domo sua. Errori ne ha commessi anche nella gestione dei propri dicasteri, in specie quello del lavoro e nella pervicacia ideologica con la quale ha perseguito l’attuazione di quel papocchio che è il reddito di cittadinanza. Ne ho scritto mesi fa, criticando la natura ibrida dell’istituto e certa sua disciplina assai poco liberale, nonché l’assurdità di inserirlo a forza nel sistema di protezione sociale senza armonizzarlo con le tutele preesistenti, creando sovrapposizioni e complicazioni inutili e dannose. Oggi sappiamo che l’adesione è stata inferiore alle aspettative e che l’importo medio è stato più basso di quanto non si stimasse all’inizio. Un mezzo fallimento insomma come “Quota 100” che assai cara costa ai volenterosi della pensione, al punto da scoraggiarne moltissimi. Ma l’errore più grande – che poi è alla base del disastro di questi ultimi giorni – è aver barattato, insieme alla Lega, i 23 miliardi di clausole di salvaguardia con il via libera di Bruxelles alla manovra 2018. Insomma, un danno appresso all’altro. Non che Salvini abbia fatto di meglio fra condoni, discipline incostituzionali della tassazione a favore del proprio elettorato e silenzi imbarazzanti sugli incontri moscoviti oltre che, ovviamente, quattordici mesi di inutile starnazzamento sulle ONG, mentre centinaia di barchini lasciati da “navi madri” al largo delle coste italiane approdavano indisturbati e nel silenzio dei media con il loro carico di disgraziati.

Ogni male, però, ha una matrice, una fonte “originale” come il Peccato.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la Costituzione fu scritta dai partiti per i partiti e senza i partiti non può funzionare. Ecco perché il problema di fondo, ormai dal 1993, è il vuoto pneumatico che ha preso il posto della classe dirigente prodotta dai partiti di massa. All’inizio quel vuoto fu (malamente) riempito da Berlusconi, tanto spumeggiante a parole, quanto pavido nelle sue politiche: autodefinitosi liberale si alleò con l’espressione del peggior statalismo centralista di ascendenze fascistoidi (AN) e con un gruppo di compagni di bevute, tramutatosi in partito secessionista per i buoni uffici del pool di Mani Pulite che provvide a spazzar via l’agone politico da chi lo occupava dal 1946. Berlusconi ebbe però il merito di riempire il vuoto al centro del sistema politico ed il demerito di congelarlo in una guerra strisciante con i resti, molto miseri, dei partiti tradizionali di sinistra e di sinistra-centro. Non ci sarebbe stato nessun centro-sinistra senza di lui, perché il centro-sinistra nasce, esiste e muore nella sterile opposizione al tycoon lombardo. Evaporato lui, per i vari motivi che ci sono noti, un mix di senescenza e perdita di consenso personale, il vuoto è tornato a reclamare il caos ed ecco i nuovi parvenu della politica con i loro disastri che ci portano fino alle vicende più recenti.

Che attendersi quindi dal mercatino di fine agosto che terrà banco fino a lunedì sera? Il meglio che possiamo aspettarci è una manifestazione di poltronismo acuto che possa fungere da catena per tenere insieme soggetti che si sono insultati per anni e ora tentano una convivenza solo nel tentativo disperato di impedire a Salvini di compiere la sua missione storica – vincere le elezioni e portare l’Italia al disastro economico sociale, predicando rivoluzioni monetarie in stile turco-argentino.

Si tirerebbe quindi a campare per non morire leghisti e con le tasche piene di lirette di carta igienica e le pezze al sedere. Forse è meglio che finire in bocca a Borghi ed ai suoi deliri, sperando che, come già accadde in passato con Berlusconi, siano le requisitorie sui giornali e qualche anno di indagini incrociate a piombare Salvini ed i suoi, costretti dai fumi agostani delle spiagge danzanti ad autocondannarsi all’opposizione in modo francamente suicida.

CB