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Movimento 5 Stelle – Inizia la stagione balneare: Papagni ci risparmi il pianto del coccodrillo.

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Ben difficile fare i conti in tasca agli stabilimenti balneari anche perché le norme in questo caso non aiutano. Ci aiuta, invece,  il Presidente dell’Assobalneari Lazio – Renato Papagni – che non si è accorto che l’Italia va in pezzi e che Ostia, con il suo lungo muro, non è la Versilia o Rimini. Tantomeno si è accorto che i suoi concittadini non hanno l’anello al naso e sono pienamente coscienti della speculazione proposta in questi anni da alcuni prenditori.  In una intervista al presidente dell’ultimo momento, emerge che circa il 15% delle strutture (cabine) del litorale resta disponibile. Per i gestori i mancati ricavi, per le 1000 strutture sfitte, sarebbero pari ad un mancato introito di oltre 1,5 milioni di euro rispetto all’ultimo decennio. Insomma sono circa 7000 le cabine sul lungomare di Ostia, da dividere per una trentina di stabilimenti balneari. Togliendo le spiagge libere attrezzate che non ne hanno a disposizione , ogni stabilimento avrebbe circa 200 cabine che per la stagione, solo per le singole strutture, si rivolgono ad un potenziale di incasso che va sopra i 300 mila euro. Naturalmente non consideriamo gli incassi dei ristoranti, discoteche, bar, palestre, piscine, pedalò, ombrelloni e sdraio. Ma questo tipo d’imprenditori non ce la racconta giusta, perché la cifra dei 1500 euro è una somma minima. Tutti sono a conoscenza che sul litorale si può pagare fino 4 mila euro a stagione per una cabina. Le imprese legate alla balneazione arrivano a guadagni di oltre 16 miliardi di euro all’anno in Italia e il guadagno per l’erario è davvero basso: la concessione demaniale incide infatti per il 5% nelle stime più basse e per poco più dello 0,6% nelle ipotesi più elevate. Insomma un metro quadro della nostra spiaggia demaniale costerebbe a questi signori anche meno di 50 centesimi al mese. Poi emerge che su circa 4.000 verifiche l’anno svolte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Ostia (Roma) sul litorale laziale, si riscontrano irregolarità nel 45% dei casi, una percentuale che sale al 61% se si considera solo i controlli effettuali per i servizi sottoposti all’obbligo di scontrino fiscale (somministrazione di bevande ed alimenti oltre che di ristorazione). Sempre la Guardia di Finanza segnala poi significative elusioni della normativa sul lavoro con significativi casi (tutt’altro che sporadici) di lavoro in nero soprattutto in relazione ai lavori più faticosi (come la posa di ombrelloni e lettini o la pulizia). Insomma, con l’augurio che gli imprenditori virtuosi si dissocino al più presto da un sistema improponibile e magari dall’ingegnere, emerge sostanzialmente una forte evasione fiscale, canoni demaniali irrisori, entrate spropositate per i gestori e un pianto del coccodrillo da parte di uno dei maggiori rappresentati del settore balneare. – Movimento 5 Stelle Roma XIII –

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