Quantcast

Nomadi, 21 luglio: necessario superare campi rom

Roma – E’ stato presentato, oggi a Roma, il Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio sugli insediamenti formali e informali delle comunità Rom. Il report, giunto alla sua sesta edizione, offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2020 e il 30 giugno 2021 e fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19.

I numeri e i dati esposti parlano chiaro. Si registra un calo di presenze che in 5 anni raggiunge il 36%: in Italia solo 1 rom su 10 vive nei campi.

I dati in Italia , tuttavia, possono subire delle distorsioni e una cattiva diffusione dei numeri potrebbe portare ad un indirizzo errato delle politiche di inclusione, come spiega all’agenzia Dire il presidente dell’Associazione Carlo Stasolla: “Purtoppo in Italia si fanno, a livello nazionale e locale, politiche sulle comunità Rom in emergenza abitativa senza conoscere in profondità i numeri. Questo è un vero peccato. Oggi li diamo, come li abbiamo dati negli anni passati.”

“C’è un trend in calo: sono meno di 18.000 i Rom presenti nei campi. I campi sono 109, se pensiamo che 5 anni fa erano 149, stiamo capendo come tante amministrazioni stanno andando verso il superamento dei campi. C’è la volontà di chi vive nei campi di uscirne, ci sono oggi tutte le condizioni ideali per poter avviare politiche nazionali, regionali e locali verso il deciso superamento delle baraccopoli in Italia”.

L’auspicio dell’Associazione è, comunque, quello del superamento dei campi. Risale al 2018 l’ultima realizzazione, nel Comune di Afragola, di un insediamento per soli rom. Nello stesso anno si è andata rafforzando una politica locale del loro superamento attraverso processi inclusivi a partire dai Comuni di Moncalieri e Sesto Fiorentino.

Su questa scia sempre più Amministrazioni hanno dimostrato consapevolezza sull’importanza di porre fine a tali spazi di segregazione etnica da Ferrara a Palermo, da Olbia a Siracusa. Malgrado il Deceto Legge n.18 del 17 marzo 2020, non si arrestano le azioni di sgombero forzato.

Tra il gennaio del 2020 e il giugno del 2021 sono state ben 70 (35 nel Nord Italia, 24 nel Centro e 11 nel Sud Italia) in calo del 52% rispetto al 2019. Si segnala il forte peso specifico riconosciuto alle azioni organizzate dal Comune di Roma, con ben 17 sgomberi effettuati, un quarto di quelli registrati su scala nazionale.

In particolare, periodo segnato dallla pandemia da Covid-19 sono state due le azioni di sgombero più violente: quella realizzate a Roma (insediamento del Foro Italico sgomberato l’11 agosto 2020) e a Torino (insediamento di Germagnano esterno sgomberato il 20 agosto 2020).

Non è un caso che le due città siano le uniche nelle quali sia prevalente l’approccio etnico con un “Ufficio Speciale” dedicato alla “questione rom” in seno all’Amministrazione e un “Piano rom” espressamente rivolto alle comunità riconosciute come tali. Secondo l’Associazione, occorre promuovere delle politiche di inclusione attraverso l’impulso del Governo.

“Mai come in questo momento risulta fondamentale – spiega Stasolla – dare impulso a processi virtuosi, chiudere gli Uffici Speciali, sostenere le famiglie che da questi ghetti vogliono uscire, facilitare l’accesso a servizi ordinari.”

“La battaglia, anzitutto culturale, che da più di un decennio Associazione 21 luglio sta conducendo per la fine di questa ‘vergogna nazionale’ denominata ‘sistema campi’ – conclude Stasolla – sta andando nella giusta direzione e nei prossimi anni risulterà decisivo l’intervento del Governo centrale al fine di sostenere Amministrazioni locali, troppo spesso isolate nell’affrontare questa sfida che, se vinta, consentirà al Paese di chiudere finalmente una buia parentesi storica che parla il linguaggio dalla discriminazione e l’esclusione sociale”. (Agenzia Dire)