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OPEN DATA E RIUSO DELLE INFORMAZIONI DELLA P.A.: IL PUNTO IN COMMISSIONE SVILUPPO

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Un proposta di legge molto ambiziosa e complessa: è questo il commento in sostanza unanime sul testo unificato “Disposizioni in materia di riutilizzo delle informazioni e dei dati pubblici e iniziative connesse” attualmente all’esame della Commissione Sviluppo economico, innovazione, ricerca e turismo, presieduta da Giancarlo Miele. Il giudizio è emerso dall’audizione odierna dei rappresentanti di associazioni e altri soggetti destinatari del testo che recepisce e amplia le due proposte d’iniziativa dei consiglieri Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita l’una e dei consiglieri Andrea Bernaudo e Carlo De Romanis l’altra, sull’apertura al pubblico sul web del patrimonio d’informazioni detenuto dalla Regione e dagli enti da essa dipendenti.

Ricercatori universitari, dirigenti di Confindustria, Filas, Lait, Formez, rappresentanti di associazioni che si occupano di open data e open government hanno fatto il punto sulle criticità del testo che la Commissione si accinge a varare in vista del prossimo Forum PA di maggio.

Superata la “rivalità” fra Filas, la società dedicata al sostegno dei processi di sviluppo e di innovazione del tessuto imprenditoriale della Regione Lazio, cui la norma affida “la gestione del procedimento finalizzato a consentire il riutilizzo dei dati pubblici con facoltà di appalto ad un soggetto privato” e la Lait, società che progetta, realizza e gestisce il Sistema Informativo della Regione Lazio, che chiede un coinvolgimento per quanto riguarda la parte tecnica. Già alcuni consiglieri avevano espresso perplessità sull’indicazione di Filas nell’impianto normativo ma Laura Tassinari, Direttore Generale Filas, ha assicurato: “non ci vogliamo sostituire al centro tecnico della Regione che vediamo come un partner”. In ogni caso, Rocco Berardo auspica di “evitare che la legge demandi a Filas o a Lait alcuni compiti e lasciare che di questo se ne occupi il regolamento di attuazione”.

“Punto fondamentale della norma – per Giancarlo Miele – la necessità di creare una sinergia fra la Regione e i 378 comuni del Lazio al fine di agevolare il rapporto tra cittadini e imprese e la PA, anche attraverso meccanismi di premialità per le realtà più virtuose. Per raggiungere più rapidamente i risultati che la norma si pone abbiamo previsto oltre alla formazione rivolta al personale coinvolto, la responsabilità diretta dei dirigenti che si faranno garanti della sua corretta applicazione.”

Proprio dall’Anci arriva un’esortazione a investire per favorire la pubblicazione e il riutilizzo delle informazioni anche da parte dei piccoli comuni. “E’ un progetto ambizioso che si scontra con il dato economico dei comuni che non hanno risorse oltre a un ritardo culturale non indifferente che il blocco delle assunzioni ha peggiorato non permettendo il ricambio del personale”, ha affermato Andrea Di Sorte, presidente Anci giovane nonché vice presidente Piccoli Comuni.

Per Luigi Perissich, direttore Servizi Innovativi e Tecnologia di Confindustria è “necessario fare un approfondimento per assicurarsi che il riuso dei programmi informatici (pure previsto dalla norma, ndr) non sia un abuso. Produrre software ha un costo e occorre garantire gli interessi delle società che lavorano per la Regione e le società controllate”. Fra le richieste, anche una verifica delle banche dati esistenti e capire quali sono coperte da copyright.

Dagli studiosi è venuto poi l’invito a tenere ben presente la differenza fra open data e riuso e il problema della interoperabilità che rappresenta il nuovo valore aggiunto per utenti e cittadini, oltre al problema della revisione organizzativa.

“Spero che alcuni degli spunti emersi possano essere parte integrante del testo – ha detto Andrea Bernaudo – che in quanto frutto di proposte provenienti sia da forze di maggioranza che dell’opposizione mi auguro possa arrivare più velocemente in Aula. Dobbiamo assicurare trasparenza e partecipazione dei cittadini e delle imprese alle azioni di cui la Regione è protagonista. Lo sforzo è quello di cercare di fare leggi a costo zero o che non gravino troppo sul bilancio regionale. Tuttavia questo è un investimento, e spero che i fondi siano di provenienza europea”.

Fondamentale il problema delle risorse anche per Pietro Sbardella che auspica una riflessione: “Dobbiamo rendere i dati riutilizzabili e verificare l’interoperabilità, se utilizziamo questa legge solo per rendere trasparente la PA abbiamo fallito”.

Presenti, oltre al presidente Miele e i consiglieri Rocco BerardoAndrea Bernaudo e Pietro Sbardella, i consiglieri Mario Mei e Lillia D’Ottavi.

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