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Operatori a D’Amato: perchè tampone sì e vaccino no?

Roma – “Alla vigilia del primo maggio, il secondo dell’era ‘pandemica’, ci chiediamo il perche’ di questo muro di gomma da parte di Alessio D’Amato alle richieste degli operatori sociali del Lazio.”

“Eppure l’assessore alla Sanita’ della Regione sa bene che i nostri operatori tamponano le situazioni sociali piu’ disagiate e fragili e, a loro volta, le cooperative sociali sono obbligate a effettuare il tampone antigenico ogni 15 giorni a ciascuno degli operatori sociali, come qualsiasi altro operatore sanitario.”

“Per questo le coop sociali hanno dovuto mettere a punto una procedura complessa dal punto di vista organizzativo, piuttosto onerosa e solo in parte rimborsata dalla Regione”. Lo dichiarano Agci Lazio, Legacoopsociali Lazio e Forum Terzo Settore del Laziolanciando l’hashtag #vogliamovaccinarci, perche’, spiegano, “se il tampone e’ un obbligo, il vaccino e’ un diritto”.

“I nostri lavoratori sono operatori a rischio come ogni altro operatore sanitario e, a fronte di questo, pensavamo che sarebbero stati inseriti tra le categorie prioritarie nella campagna vaccinale- sottolineano le associazioni- Molti operatori sociali entrano ogni giorno nelle case delle persone piu’ fragili e si tratta spesso di lavoratrici e lavoratori giovani.”

“Una categoria a rischio per la quale non e’ pensabile applicare il criterio dell’eta’ per l’accesso al vaccino, come ci ha fatto sapere l’assessore D’Amato facendosi schermo in modo astratto dei suggerimenti del piano nazionale.”

“Ma allora perche’ ci fa fare il tampone ogni 15 giorni? E perche’ alcuni di loro, solo poche unita’, sono stati chiamati in fretta e furia da alcuni centri per un vaccino last minute? Si ricordano di noi solo per smaltire le scorte? Crediamo che l’accesso al vaccino sia un diritto sacrosanto sia dei lavoratori sia degli utenti, di quella parte fragile di societa’ di cui ogni giorno ci prendiamo cura”.