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PA, Recovery Fund e “team Brunetta”.

E’ bello scoprire che per Brunetta, di nuovo in sella alla Pubblica Amministrazione (oggi Ministero, già Dipartimento) “la Resilienza siamo noi”. Dove il noi indicherebbe anche quegli statali che tanto ha avversato nella sua pessima precedente esperienza di governo. Oggi, invece, ci sono 11,4 miliardi da spendere (a buffo, in parte) e che il nostro vulcanico ministro intende impiegare per far si che la “PA sia il vero elemento catalizzatore della ripresa del Paese” e quindi “bisogna attuare le riforme per la produttività”.
Brunetta non parla a caso: è antipatico, ma non è uno sciocco ed ha decenni di esperienza nell’arte che lo ha sempre visto maestro, dividere e frammentare la rappresentanza sindacale, portando scompiglio nelle file delle OO.SS.
Quando dice “attuare le riforme” fa certamente riferimento a quel disastro che egli si intesta, l’inveterato D.Lgs. 150/2009, che ha avuto due effetti: creare un circuito iperburocratizzato definito ciclo della “performance” atto a dare laute prebende e compensi ad un sottobosco di ex (ex dirigenti del MEF, ex magistrati della corte dei conti, ex membri degli organi di vigilanza degli enti) costituiti nei famosi OIV e far pagare ai dipendenti pubblici una penale sui primi giorni di malattia.
Il resto – i famosi premi per l’innovazione e per “l’impiegato del mese”, mance umilianti che si basano sull’idea che l’efficacia e l’efficienza della PA si basino sul singolo travet, nonché il fantozziano sistema detto “dei quartini” (1/4 del personale prende il 50% della dotazione del fondo per il trattamento accessorio, il restante 50% va ad una ulteriore metà del personale, mentre l’ultimo quarto non prende niente e si avvia, dopo tre valutazioni negative al licenziamento) non fu mai attuato, perché era un coacervo di stupidaggini velleitarie e propagandistiche che fu smontato, guarda caso, dallo stesso ineffabile Brunetta nel famoso accordo separato del 4 febbraio 2011 con CISL e UIL (dal quale la FP CGIL ebbe il pudore di tenersi fuori) che, in sostanza, “consolidava” la dotazione storica dei fondi per il trattamento accessorio delle aree professionali, limitando il sistema “dei quartini” a futuribili incrementi dei predetti fondi che lo stesso Brunetta avrebbe individuato con una successiva circolare (che non individuò niente).
Per grazia del suo collega di governo Tremonti, allora al MEF (e scherzosamente definito da Stefano Disegni, San “Treconti” inventore della partita “tripla”), con la legge 122/2010 tutto il trattamento economico dei dipendenti delle funzioni centrali (all’epoca comparto ministeri, enti pubblici non economici e agenzie fiscali) venne congelato e tale rimase sino al 2018.
Bisognerebbe ricordarlo (ma se lo ricorda benissimo ne sono certo) ad Antonio Naddeo, oggi Presidente ARAN, e forse anche alla giovane Raffaella Saporito – docente alla SDA Bocconi.
Carlo Cottarelli (che, come quei fili d’erba che insistono a spuntare sul massetto del balcone anche a gennaio, in queste vicende ci finisce sempre) calerà en passant sul nuovo gruppo di lavoro per offrire la sua consulenza.
E’ facile individuare la mission di Brunetta e del suo team: evitare il costoso rinnovo del triennio contrattuale per i quattro megacomparti del settore pubblico, ad ogni costo. Gli “sghei” devono finire dritti dritti ai fornitori esterni (di formazione, di consulenza, di processi di selezione “a la page”), ma non ai muli da carico che lavorano negli uffici.
Questi, invece, etichettati come pecoroni scansafatiche nel 2009 sono già pronti ad essere bollati come “desueti” e “anziani” nel mondo delle magnifiche sorti e progressive che Naddeo e soci già immaginano (si pensi ad esempio a tutta la narrazione sulle competenze digitali in smart working che tanto piace alle casse del MEF che risparmia milioni a pacchi con gli uffici chiusi, gli straordinari bloccati ed il definitivo sabotaggio dell’istituto fondamentale dei CCNL, la disciplina dell’orario di lavoro ed il connesso trattamento economico).
Nel frattempo, i sindacati confederali tacciono, ma Brunetta (ahinoi) oggi ha cominciato a parlare. Di solito, quando comincia, difficilmente si azzitta per tutto il tempo in cui siede al Governo.

 

CB