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Pala: crisi Capannelle mi ha spinto a darmi fuoco, sono disperato

Roma – Pastore con animali in Sardegna ma anche, e soprattutto, allevatore di cavalli a Roma, “il numero uno in Italia” per sue parole. Che ora si trova nei guai per la crisi di Capannelle. Questo il profilo di Franco Salvatore Pala, l’uomo che ieri ha tentato di darsi fuoco, non a causa della crisi del latte di capra in Sardegna, ma per il blocco del canone di affitto del piu’ noto ippodromo romano. Che mette in crisi oltre 2.000 persone.

Oggi ha fatto confusione anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che interrogata sull’accaduto ha risposto dicendo “credo si tratti di una vicenda di un pastore sardo”. No, e’ la romanissima crisi dell’ippodromo di Capannelle il motivo che ha spinto Pala a gettarsi benzina addosso provando a darsi fuoco. L’uomo oggi sta bene, anche grazie all’istinto di un agente della Polizia locale di Roma Capitale che ha subito messo in azione un estintore per salvarlo. Ma e’ disperato.

“Ieri ho provato a darmi fuoco per la vicenda di Capannelle- ha chiarito oggi l’uomo ai microfoni di Radio Radio- l’ippodromo e’ in uno stato pietoso. Nonostante noi paghiamo tutto quello che c’e’ da pagare non riescono a stabilire il nuovo canone di affitto e ora ci sono 2.000 posti di lavoro in ballo. Tra 14 giorni si chiude, perche’ il 28 febbraio scade l’ultimo canone”.

“Da quattro mesi l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, promette e la sindaca e’ assente. Non riusciamo ad avere un colloquio e stabilire un nuovo canone da pagare. Non stiamo chiedendo nulla, ne’ sussidi ne’ aiuti. Vogliamo solo mantenere il posto di migliaia di ragazzi che montano cavalli a 10 euro, mantenendo spesso famiglie senza lavoro. C’e’ chi vende paglia, chi avena e chi fieno. Ci sono i maniscalchi. Ci sono una filiera e un indotto eccezionale. Per questo non riesco a spiegarmi questa latitanza”.

“Io sono disperato- ha concluso l’uomo- ho 13 cavalli parcheggiati che non mi rendono un centesimo e che devo accudire. Non so come dargli da bere e da mangiare. Della crisi del latte in Sardegna se ne stanno occupando i miei nipoti e i miei cugini. Anche li’ c’e’ una situazione disperata. Noi vogliamo solo vivere di dignita’ e lavoro, non rubando”.