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Palude gialloverde e mefitici vapori populisti

E’ un clima pericoloso quello che si va sviluppando in questi primi mesi di non governo giallo-verde: il non governo – in quanto non decide, ma annuncia, non riflette, ma attacca a testa bassa, non produce provvedimenti, ma confusione istituzionale (vedi il caso del decreto “dignità”) – eccelle in una e una sola specialità. Esso minaccia, infatti, attacca e colpisce, ancor prima di riflettere e capire cosa stia effettivamente facendo, se convenga o meno, dove si vada a parare, chiunque osi alzare anche un sopracciglio rispetto alla sacra linea che, in buonissima parte, è quella di Salvini. Il caso Boeri è l’ultimo esempio di cortocircuito istituzionale via social media. Io penso che i social non dovrebbero essere canali di comunicazione istituzionale: replicare le dinamiche dell’esibizionismo individuale in questo contesto è deleterio e, in mano a gente come Salvini e Di Maio, lo è, mi si passi l’espressione dialettale romanesca, “più peggio”, perché la nuova classe dirigente è vittima di una incontinenza verbale cieca e, sovente, controproducente.

Il risultato finale – oltre alla confusione che si produce e che copre il nulla che essa sta facendo – è di aizzare la pancia del popolino che gode a vedere “finalmente tagliati vitalizi”, attende come il Messia “l’abolizione della Fornero” o il “reddito di cittadinanza”. Non va fatta una colpa alle masse abiette e analfabete (funzionali, di ritorno o come preferite) di non capire niente, non ci si può aspettare da quel fronte una meditata richiesta di un più pacato (e altrettanto efficace) assoggettamento degli ex parlamentari al normale regime previdenziale ovvero di una revisione complessiva del sistema pensionistico che consenta di trovare, nel sistema e in modo equo, risorse per attivare interventi di tipo assistenziale (la pensione “sociale” in realtà non è previdenza, ma un sussidio a carico della fiscalità generale) a favore di chi ha un reddito ed un patrimonio minimi se non inesistenti, né, tampoco, che da quella gelatina informe che è la società italiana arrivi, forte, la richiesta di un moderno sistema di ammortizzatori sociali che accompagni chi cerca occupazione e chi la perde nel percorso di riqualificazione professionale e di mobilità anche geografica.

No, il popolo bue vuole il sangue – esattamente come al circo dei gladiatori – sangue mediatico, per ora virtuale, ma sangue: la testa del povero Boeri, i perfidi “piddini”, i ricchi pensionati d’oro, gli ex parlamentari, i “negri”, le ONG e qualunque altra scempiaggine venga in mente al Ministro degli Interni. Per il quale mafie, corruzione, microcriminalità, intelligence antiterrorismo, controllo del territorio, età media delle forze dell’ordine…tutto scompare al cospetto della lotta alle organizzazioni umanitarie che soccorrono profughi in mare.

L’ho detto in altro articolo e lo ripeto: non esiste emergenza immigrazione, esiste incapacità di gestire un problema complesso. E Salvini non mi sembra meglio dei suoi predecessori.

C’è un bellissimo film che consiglio, in tema, ai miei due lettori, “l’Ordine delle Cose” dell’ottimo Andrea Segre: guardate quello per capire in che ginepraio si sia cacciato il nostro ex comunista padano.

Quanto a Di Maio – che subisce il dinamismo del suo collega di governo e credo lo soffra assai – si attendono, non pervenuti, i vari provvedimenti contro quella o questa categoria di privilegiati (che non dipendono in parte da lui: Camera e Senato hanno autonomia completa in tal senso, infatti i vitalizi al Senato rimangono) come anche di sapere la soglia di taglio, il criterio di taglio e le modalità applicative del taglio sulle pensioni d’oro. Norma – se mai si farà – che finirà davanti alla Corte Costituzionale, verrà dichiarata illegittima al cento per cento, determinerà oneri e danni a carico dello Stato e forse durerà, nel compiersi della sua vicenda giudiziaria, molto più a lungo di questo governicchio.

Siamo a metà luglio, si approssima la pausa estiva della legislatura, intanto, e il governo delle sparate continua a lanciare grida, allarmi, annunci, attacchi personali (alle Ong, a Saviano, al Fatto, a Boeri, a tutto il mondo): ma sotto il polverone ed il clamore, si intravedono le sagome di due personaggi di piccolo cabotaggio che non hanno la minima idea di come si governi un Paese.

 

CB