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PANEBIANCO: NON USATE LA PAROLA POPULISMO, E’ UN BOOMERANG

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Angelo Panebianco, su Sette, il settimanale del Corriere della sera, esorta a non usare il termine “populismo”, abusato in questi tempi da destra e da sinistra, per tacer del centro. “Che cosa significa populismo? – si chiede Panebianco – Certe parole bisognerebbe lasciarle nei testi di storia. C`è stato il populismo russo. E c`è poi il tradizionale populismo latinoamericano.

“La sua forma classica era la seguente: un caudillo, civile o militare, aizzava le folle dei derelitti contro la “oligarchia”, la ristretta classe dei grandi proprietari terrieri che ancora nella prima metà del ventesimo secolo (e in alcuni casi, anche oltre) dominava l`economia e la politica di molti Paesi dell`America Latina. Trasferita in Europa, la parola perde significato, diventa una specie di invettiva (come “fascista”).

“Si rischia – ammonisce Panebianco – un effetto boomerang. Quando un politico accusa un altro di essere un populista può dare al pubblico l`impressione che sia l`accusato e non l`accusatore quello più in sintonia con il “popolo”. In tempi di democrazia ciò è pericoloso. Si rischia di passare per nemici del popolo, difensori di oligarchie (o caste).

“Si può anche dire che in regime di suffragio universale chiunque persegua il successo elettorale deve per forza indulgere in quelle forme di demagogia che alcuni chiamano, troppo sbrigativamente, populismo”.

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