Parco Appia Antica, legittimo stop Regione Lazio a progetto edilizio

Roma – La Regione Lazio non ha violato la Costituzione nell’ampliare il parco dell’Appia antica, impedendo la realizzazione di un programma edilizio gia’ approvato dal Comune di Marino e dalla Regione stessa. È quanto ha deciso la Corte costituzionale con la sentenza n. 276 depositata oggi (redattrice Daria de Pretis), dichiarando infondati i dubbi del Tar Lazio sull’articolo 7 della legge regionale n. 7/2018.

Le questioni di legittimita’ costituzionale, ricorda una nota della Corte costituzionale, erano state sollevate nell’ambito di un giudizio promosso da alcune societa’ contro il comune di Marino e la Regione Lazio per l’annullamento degli atti che, sulla base della citata disposizione regionale, avevano archiviato il procedimento di valutazione di impatto ambientale e negato il permesso di costruire.

La Corte ha respinto la tesi del Tar – secondo cui un’area avente pregio ambientale non potrebbe essere tutelata qualora sia interessata da un progetto edificatorio previsto in uno strumento urbanistico attuativo gia’ approvato – osservando che in questo modo si finisce per attribuire alla pianificazione urbanistica un valore preclusivo del pieno dispiegarsi della tutela ambientale mentre cio’ contraddice la funzione stessa dei vincoli preordinati a questa finalita’.

La sentenza, dopo aver richiamato i precedenti costituzionali in tema di limiti al diritto di proprieta’, ribadisce che i vincoli finalizzati alla tutela ambientale (in senso lato) non hanno carattere espropriativo e non ricadono percio’ nell’ambito di applicazione del terzo comma dell’articolo 42 della Costituzione.

Si tratta infatti di limitazioni che ineriscono intrinsecamente al bene, in ragione di caratteri suoi propri, e vanno pertanto ricondotte a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 42 della Costituzione. E cio’ vale anche nel caso in cui il vincolo investa beni compresi in uno strumento urbanistico attuativo.

Queste conclusioni – precisa la pronuncia – non incidono sui giudizi pendenti prima dell’entrata in vigore della norma contestata e non precludono possibili forme di diversa protezione degli eventuali affidamenti ingenerati dal comportamento dell’Amministrazione.

La Corte ha dichiarato infondate anche le questioni sollevate con riferimento all’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu), in materia di giusto processo, e all’articolo 1 del protocollo addizionale alla Cedu, in materia di proprieta’.