Patrizi (Smi Lazio): vaccini da medici di famiglia, senza accordo adeguato decisione pericolosa

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Roma – Mentre ci si chiede se i medici di famiglia potranno somministrare il siero di Pfizer-BioNtech, piu’ complesso da maneggiare, emerge che un accordo collettivo con i medici di famiglia sull’effettuazione dei vaccini contro il Covid-19 e’ ancora di la’ da venire. L’aspetto pratico e’ tutto da organizzare. A spiegarlo alla Dire e’ Cristina Patrizi, medico e responsabile regionale Lazio del Sindacato Medici Italiani.

– Dottoressa Patrizi, i medici di medicina generale sono pronti a fare le vaccinazioni Covid ai loro pazienti? “L’accordo che ha portato ad ampliare le vaccinazioni Covid anche presso i medici di base e’ un ‘non accordo’, concertato con una sola parte, le altre sigle sindacali non sono state convocate. Inoltre non abbiamo visto nulla di scritto su questo accordo, ne’ conosciamo alcun dettaglio. Come Smi siamo stati i primi a dare la disponibilita’ per questa campagna, sia a livello nazionale che regionale, con una lettera all’assessorato regionale della Sanita’ del Lazio gia’ il 5 gennaio, a cui l’assessore Alessio D’Amato non ha pero’ mai risposto”.

– Qual e’ il problema? “Occorrono delle indicazioni precise per i medici di famiglia perche’ questo vaccino Pfizer, l’unico di cui al momento abbiamo un invio regolare e quantitativamente garantito di dosi per ora, necessita di diverse accortezze. Le fiale possono essere conservate a temperatura di frigo, quindi decongelate, solo per qualche ora ma una volta preparate devono esser somministrate.”

“Ai pazienti a cui e’ stata inoculata la dose, deve essere data la possibilita’ di stare in osservazione per 15 minuti in una stanza attigua a quella di somministrazione. Parliamo di pazienti ultra-ottantenni, coloro ai quali e’ rivolto il vaccino come categoria successiva ai sanitari e ai degenti delle Rsa.”

“Servono spazi adeguati, la maggior parte degli studi medici collocati nei condomini potrebbe non essere idonea. Serve un’agilita’ nel processo, serve portare i vaccini dove sono i pazienti, per non scomodare persone che certamente sono avanti con l’eta’, e serve personale amministrativo e infermieristico perche’ un medico da solo non puo’ fare 6 pazienti in un’ora e 24 pazienti in 4 ore, ovvero sei dosi ogni quattro fiale di vaccino, tenuto conto dei 15 minuti di attesa per reazione eventualmente avversa e le quattro fiale decongelate”.

– Cosa intendete fare? “Ci stiamo consultando con le altre sigle sindacali per rispondere in modo univoco nelle prossime ore, anche perche’ vogliamo una campagna vaccinale seria e sicura. Questa decisione di procedere, con una discutibile prassi istituzionale, la riteniamo pericolosa. Le campagne vaccinali sono patrimonio del Paese e se le persone si vaccinano e’ grazie ai medici di famiglia.”

“La nostra preoccupazione per questa campagna e’ molteplice: serve il consenso informato attento, avere una sala di attesa adeguata dove il paziente deve attendere almeno 15 minuti e spesso queste sale essendo nei condomini non sono attrezzate, serve un’organizzazione idonea per il personale e portare il piu’ possibile vicino al paziente il vaccino, quando possibile. La nostra preoccupazione e’ proprio questa: e’ urgente concertare un percorso sicuro, praticabile ed efficace”.

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