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Pattuglia: Tor Vergata porta a Fiera d Roma Master “Food Wine & Co”

Roma – Dalle aule di Tor Vergata ai padiglioni della Fiera di Roma. Food Wine & Co, il Corso del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media, sbarca a Mercato Mediterraneo, la manifestazione dedicata all’intera filiera agroalimentare in programma dal 9 al 12 novembre. A raccontare all’agenzia Dire i tre giorni dedicati aenogastronomia e agroalimentare e’ Simonetta Pattuglia, direttore del master:

– Il master di Tor Vergata esiste da otto anni, ma per la prima volta l’Università sceglie di svolgerlo all’interno di una fiera. Può spiegarci come nasce quest’idea? “Eravamo partner di Mercato Mediterraneo già da due anni sulla base di una scelta culturale. Come Mercato Mediterraneo, anche Food Wine & Co aveva pensato di riscoprire il settore agroalimentare e di trasformazione alimentare in modo da poterlo portare verso le nuove generazioni. Si tratta di un settore di grande cultura, molto radicato in Italia, direi il primo per quanto riguarda il tanto famoso e anche osannato made in Italy. E dunque abbiamo pensato che non bastasse la partnership, ma che Mercato Mediterraneo potesse essere un contesto assolutamente facilitatore e anche molto coerente con le mission delle nostre masterclass e della nostra tavola rotonda internazionale”.

– Come sono organizzati questi tre giorni di formazione alla Fiera di Roma? “Food Wine & Co consta di sei masterclass e percorre un tradizionale filone di management, marketing e comunicazione. Siamo una facoltà di Economia, quella di Tor Vergata, che si occupa anche di questo. I corsi percorreranno il filone dei prodotti, dei servizi, delle imprese e dei nuovi trend che osserviamo nel settore agroalimentare ed enogastronomico. In più, ci sarà un focus sui Paesi: non solo sull’Italia rispetto al Mediterraneo e al mondo, ma anche sul ruolo che assumono gli altri Paesi come sistemi nel momento in cui propongano le loro migliori produzioni dal punto di vista agroalimentare. Completa il tutto una tavola rotonda internazionale in cui poniamo a confronto ciò che succede in Italia con quello che accade negli altri Paesi. A partire dagli Stati Uniti, che per noi sono sempre uno stimolo molto interessante anche per riscoprire alcuni filoni tipicamente italiani di food che lì sono molto apprezzati. Penso alla dieta mediterranea, studiata a Yale e anche in altre realtà universitarie americane. Un confronto che ci aiuterà anche a capire in che termini l’Italia si posizioni nell’offerta della propria migliore produzione anche a livello di marketing e comunicazione”.

– Negli ultimi anni, si è parlato molto di una ripresa di questo settore, a partire dai molti giovani che scelgono di tornare a coltivare la terra. È davvero così? A che punto è l’Italia? “Il nostro Paese ha vissuto verso il mondo agricolo e agroalimentare un rapporto a fasi alterne. Siamo un Paese   tradizione agricola, ma per troppi anni lo abbiamo dimenticato a favore di altri settori industriali. Poi, a inizio anni Duemila, abbiamo vissuto una seconda fase di grande rispolvero di questa tradizione anche grazie alle trasmissioni come Masterchef, che hanno avuto in realtà il merito di aver fatto riscoprire agli italiani quanto fosse importante la nostra tradizione agricola e le cucine regionali che tanto ci connotano nel mondo. Adesso siamo in una fase in cui per certi versi il settore sta risalendo, ma i numeri non sono esattamente quelli che potrebbero immaginarsi pensando al successo televisivo. Se dovessimo andare a vedere effettivamente le cifre di quanti giovani stanno tornando alla terra, vedremmo che dopo una piccola fiammata nel 2016-2017, in realtà oggi abbiamo di nuovo una forma di stasi. Il fenomeno certamente esiste e l’Italia si posiziona sempre tra i grandi per la sua agricoltura e per la sua produzione. Ma c’è anche un altro aspetto, che è quello degli attacchi verso il prodotto italiano. Il nostro Paese non è ancora salvo da fenomeni come l’italian sounding e i dazi, tornati ora in auge, ma rispetto ad alcuni anni fa forse comincia a essere più consapevole dell’importanza dei suoi prodotti agroalimentari. E proprio sulla consapevolezza, della popolazione ma anche della classe dirigente, potremmo forse cominciare a riequilibrare anche le sorti di questo settore così importante per il nostro Paese”.

– Può anticipare quali sono i trend che caratterizzano l’agroalimentare e l’enogastronomia in Italia e nel mondo? “Uno dei nuovi trend è l’unione tra questo settore e quello dell’intrattenimento. Il cibo abbandona la funzione puramente fisiologica per entrare in una dimensione esperienziale. È una tendenza che oggi troviamo per esempio nel consumo del vino e delle birre sia industriali sia artigianali, che saranno peraltro presenti nelle nostre masterclass, ma anche nei nuovi layout dei luoghi dove si mangia e dove si beve, sempre più spazi multifunzionali dove si può degustare, ma anche leggere, conversare e magari vedere un film o una mostra d’arte. Dunque quello del cibo non è più visto come un settore verticale, ma in grado di mettere insieme altri settori che anche dal punto di vista industriale sono più forti sul mercato. Il settore mediatico e intrattenitivo, per esempio, abbiamo visto che sono capaci di valorizzare il cibo, la produzione e le marche italiane. E parlo di marche non a caso, perchè quest’anno il focus di Food Wine & Co al Mercato Mediterraneo è proprio su questo: quali sono gli strumenti del marketing e dellacomunicazione per far uscire il cibo dalla funzione materiale di mero prodotto e farlo diventare una marca densa di valore e portatrice anche di una visione di vita”.