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Per l’assessore D’Amato “i no vax dovrebbero pagarsi le cure”

Oggi sul sito del Messaggero si può leggere una dichiarazione dell’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, D’Amato, che fa trasecolare: egli afferma, rispondendo ad una domanda del quotidiano romano, che i “no vax” possono essere costretti a pagarsi le cure in caso di ricovero e che è intenzione dello stesso D’Amato “andare oltre a quanto fatto in Lombardia” e cioè non solo notificare un conto con le spese di cura e ricovero, ma esigerne il pagamento. Ovviamente solo per chi rifiuta di farsi inoculare il vaccino anti covid.

Ora, a parte che “no vax” è una definizione giornalistica che non ha alcun rilievo giuridico, ma D’Amato, nel dire quel che sembra abbia detto al Messaggero, di fatto prefigura l’ipotesi di una irragionevole disparità di trattamento fra cittadini con pari diritti e pari tutele costituzionali.

L’Italia è ancora un ordinamento retto dal principio di legalità, in primis di legalità costituzionale. Inoltre, non esiste un obbligo vaccinale codificato da una legge ordinaria per i vaccini anti covid. Infine, se anche tale obbligo venisse in essere l’eventuale profilo sanzionatorio non potrebbe certo rinvenirsi nella notula delle cure con relativi costi.

La gravità delle affermazioni di D’Amato poi è tutta politica: getta benzina sul fuoco di una polemica che ormai trascende alle vie di fatto sempre più spesso. L’esatto contrario di quel che servirebbe.

D’Amato poi parla per la Regione Lazio: cosa ci dobbiamo aspettare quindi? Misure punitive per i “no vax” secondo il territorio di residenza e di cura?

Siamo alla follia ed è evidente che si è persa la trebisonda.

Ci chiediamo quale sia lo stato dell’offerta sanitaria nel Lazio a 18 mesi dall’inizio della crisi sanitaria: ci si è attrezzati per far fronte al maggior carico di lavoro potenziale, senza trascurare le patologie ordinarie o i vaccini sono la foglia di fico per coprire le carenze, sempre le stesse, di un sistema che già prima della pandemia mostrava la corda per gli effetti dei commissariamenti straordinari e per le conseguenze del Fiscal Compact, pagate dai cittadini oltre che con le tasse anche col crollo del livello dei servizi sanitari?

Le affermazioni di D’Amato costituirebbero poi, ove tradotte in realtà, un grave precedente: sarebbe ciascuna Regione a decidere chi curare gratis e no, a seconda della situazione? Come si fa infatti a definire che Tizio sia o meno un “no vax”? E, domani, che Tizio, non avendo aderito alla campagna di prevenzione per la lotta al cancro al colon, debba pagarsi l’anastomosi, il ricovero e la chemio di tasca propria?

In un paese normale D’Amato si sarebbe già visto richiedere le dimissioni dal suo superiore, Zingaretti. In Italia mi aspetto la solita difesa a spada tratta e, al massimo, un “le sue parole sono state male interpretate”.