Pica: solo a Roma chiuderanno 5mila bar e ristoranti

Roma – Cosi’ Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti di Roma, in un’intervista rilasciata al giornale online Tpi.it: “Il nuovo Dpcm ci ha condannati a morte: non colpisce solo bar e ristoranti, su Roma e provincia, la chiusura colpisce l’intera filiera dell’agroalimentare, non solo il settore dei ristoranti e bar: i coltivatori, i lavoratori del settore della logistica e della distribuzione.”

“Si stima una perdita di oltre 800 milioni di fatturato, con possibilita’ di ricadute anche in termini occupazionali. Se la situazione attuale rimanesse invariata, entro la fine dell’anno solo su Roma e provincia chiuderebbero 5mila aziende.”

Continua Pica: “Minimo 20mila dipendenti rischierebbero di rimanere senza un lavoro. E sono stime calcolate sulla scadenza attuale del Dpcm, ovvero il 24 novembre: se le misure restassero in vigore ancora piu’ a lungo, i numeri salirebbero.”

“Oggi inizia la nostra protesta. Metteremo delle locandine in giro per la Capitale, poi vedremo anche la sindaca Virginia Raggi, che si e’ auto-invitata a una riunione con il settore dei pubblici esercizi.”

Prosegue pica: “A lei chiederemo risposte chiare su alcuni temi che fanno parte della vita quotidiana. Ad esempio, se io ho chiuso e produco di meno, mi viene abolita la tassa dei rifiuti per questo mese? Domani, invece, avremo un incontro con il premier Conte.”

“Io contesto il metodo di Conte: se penalizzi una categoria, allora subito- anche per non creare panico- programmi degli aiuti. Per citare un esempio: mi fa riflettere che abbiano riconosciuto il credito d’imposta al 60 per cento, quando oggi con il nuovo Dpcm un ristoratore non saprebbe che farsene perche’ non riesce a guadagnare.”

Insiste Pica: “Per sfruttare il credito d’imposta prima bisogna fatturare. Conte aveva preso altri impegni con noi: ci saremmo aspettati un mini-lockdown piu’ graduale. Oggi, invece, si e’ scelto di penalizzare poche categorie.”

“Si stanno facendo cittadini di Serie A, che continuano a prendere il 100% dello stipendio e cittadini di Serie D, neanche B o C, che con la cassa integrazione a malapena arrivano al 50%.”

“Bisognava scaglionare le chiusure delle attivita’ commerciali e non colpirne solo alcune. Fino alle ore 18, con lo smart working e la raccomandazione di non fare spostamenti superflui, non c’e’ tempo a sufficienza per garantire a un bar o a un ristorante di essere sostenibile economicamente”, ha concluso Pica.