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Poletti, Serracchiani : “Si è scusato, non deve dimettersi”

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Dopo le polemiche di ieri sulle dichiarazioni del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, e a richiesta di dimissione anche arrivata da opposizioni e da 200 giovani del Pd, arriva la difesa del partito.

POLETTI, ROSATO: “COMMESSO ERRORE, MA QUESTIONE CHIUSA”

Poletti, Serracchiani :

Poletti, Serracchiani : “Si è scusato, non deve dimettersi”

Durante il brindisi di Natale nella sede del Partito Democratico a Roma, alcuni big del partita hanno fatto quadrato intorno al ministro difendendolo. La prima è stata la vicesegretario Serracchiani: “Il ministro si è scusato. Credo che la frase fosse particolarmente infelice e credo abbia fatto bene a scusarsi”. Anche Antonio Rosato si è schierato con Poletti cercando di chiudere il caso, catalogandolo come “un errore di comunicazione” e rimandando a “questioni più importanti che ci sono in ballo in questi giorni”. Luca Lotti, collega di Poletti allo Sport, ha preferito non commentare entrando al Nazareno, mentre per Filippo Taddei, responsabile economico del Partito Democratico il ministro del Lavoro “Non deve dimettersi. Non voleva offendere nessuno”.

POLETTI, POLTRONA SALVA MA IERI VICINO A SFIDUCIA

Il caso Poletti sembra quindi ormai definitivamente chiuso dopo la decisa presa di posizione del partito. Ieri però si è andati molto vicino alle dimissioni del Ministro a seguito dei molti attacchi ricevuti. Si è partiti dai social network, poi alla lettera di Giovani Dem alla mozioni di sfiducia che ha fatto vacillare non poco la poltrona di Poletti. Anche Roberto Speranza, candidato alla segreteria del PD contro Matteo Renzi ed esponente della corrente bersaniana all’intero del partito, aveva lanciato una aut aut contro il Ministro: “Lettera aperta al ministro Poletti: via i voucher o sfiducia”. Mozione di sfiducia che poi è arrivata ieri in Senato da parte di M5s, Lega Nord, Sinistra Italiana e da alcuni esponenti del Gruppo Misto. In particolare Sinistra Italiana ricorda anche la dichiarazione “inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini” del ministro sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche. Alla fine della convulsa giornata il ministro ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di dimettersi ed è rimasto saldo nella sua posizione.

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