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Politici e media, due pesi e due misure

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Al risveglio mattutino, due i sentimenti contrapposti che assalgono, imperiosi ed impietosi, i tanti lettori nostrani al momento della ricerca delle notizie politiche sui Social Media e sulle prime pagine della stampa quotidiana.

Il primo di entusiasmo e di grande euforia, leggendo i coraggiosi articoli scritti sulla carta stampata su noti politici di prima linea, indagati da Procure sempre più rampanti e meno ossequiose del loro potere.

Virginia Raggi

Virginia Raggi

Il secondo sentimento, invece, è di sgomento e di sconforto, nel notare che sono solo due, i superstiti di una nutrita stampa quotidiana cartacea che, veramente ligi ai loro doveri professionali di fornire una informazione veritiera e documentata, si azzardano ad uscire fuori dal coro di una sin troppo vasta catena mediatica, devota ormai solo agli squallidi interessi economici di parte. Onde evitare d’incorrere nel reato di piaggeria, ormai così ricorrente tra gli addetti ai lavori, non citeremo le due sole testate giornaliste quotidiane cartacee, né tantomeno gli altrettanto unici tg di due sole emittenti televisive nazionali che, con coraggio e serietà, contravvengono ai diktat della politica, svolgendo con correttezza il loro lavoro di garanti di una informazione, corretta, veritiera e documentata, contro governo e casta.

Ogni allusione al recente caso Lotti, ci riferiamo al neo ministro allo Sport del governo GentiCloni, con possente portafoglio e straripanti deleghe, esponente di rilievo del “Giglio Tragico”, (come bonariamente lo definisce Marco Travaglio), non è puramente casuale.

Venir indagato dalla magistratura per reati così gravi, quali quelli imputati al finanziere, amico del cuore di Renzi, negli Usa, come in qualsiasi altro paese civile, avrebbe comportato conseguenze esiziali per lo stesso ministro, se non addirittura anche per lo stesso governo.

Nel “bel paese”, il cui aggettivo è stato ormai modificato opportunamente in “orripilante”, a causa del suo clima mutato e della pessima storia dei suoi politici, invece, si parla solo e si discute ovunque unicamente del Movimento 5 Stelle e della Raggi.

La tapina sindaco (nel rispetto  delle buone regole della lingua italiana dettate dall’ex presidente emerito) della Capitale, che si starà in continuazione maledicendo per aver accettato, in un raptus di megalomania e d’incoscienza, un compito così fuori della portata, non solo per sé ma per chiunque, professionisti piranha della politica compresi, non ha, per lo meno al momento, incriminazioni giudiziarie di sorta, ma tutti le chiedono lo stesso le dimissioni per il caso Marra.

Al suo omonimo di Milano, invece, indagato con tre circostanziati capi d’imputazione dalla locale procura, tutti implorano di rimanere sulla tolda di comando e di proseguire nella sua illuminata guida al timone del più importante comune lombardo.

I politici hanno avuto, già dal recente referendum costituzionale, un segnale ben chiaro e significativo che il popolo non è poi così tanto bue ed indifferente ai loro scriteriati giochi, ma continuano imperterriti ed incuranti nei loro “magheggi” trasversali, aiutati da media compiacenti e sottomessi.

Signori politici, dopo aver attentamente considerata l’importante funzione, svolta dal Movimento 5 Stelle d’incanalare rabbia e malcontento della popolazione sulla attuale politica in maniera pacifica con un’adesione allo stesso movimento, non credete che forse,  per il futuro, non sarà il caso di non sopravvalutare oltre misura tale funzione, continuando a sfidare in modo così tracotante i voleri e l’intelligenza della gente?

Sempre a tale proposito – ed è quesito che sottoponiamo a noi stessi ed ai lettori, con una punta di angoscia – alla luce delle irresponsabili e non veritiere dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio e dei suoi accoliti al governo, Boschi in primis, cosa sarebbe accaduto al paese ed a noi tutti se fosse passato il SÌ ed i maggiorenti del PD avessero vinto il referendum?

Pier Francesco Corso

 

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