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Pro Vita & Famiglia: Speranza per il suicidio assistito

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    Pro Vita & Famiglia: Speranza per il suicidio assistito –

    Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sotto continuo attacco per le incoerenze e le contraddizioni dei decreti sul green pass, prende la palla al balzo – secondo un comunicato di Pro Vita & Famiglia – e “riscopre” il caso di Mario (nome di fantasia), un 43 enne tetraplegico che già da giugno chiede il suicidio assistito. Il ministro ha infatti chiesto alle Asl di garantire il suicidio assistito secondo una legge che ancora non esiste.

    “D’altronde curare i malati costa – hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe (nella foto), presidente e vicepresidente di Pro Vita & Famiglia – e in un periodo durante il quale si devono spendere miliardi di euro per comprare dosi di vaccini per quest’anno ed i seguenti, Speranza trova più giusto tagliare le altre spese sanitarie”.

    “Ma – hanno proseguito Brandi e Coghe – perché vengono alla ribalta della cronaca solo quei pochi rari casi di persone che si vogliono suicidare e non i molti casi di persone che hanno voluto vivere?” Alcuni fra i tanti: Andrea Turnu, malato di SLA, Lorenzo Moscon, giovane triplegico, Marco Pedde, malato di SLA, Matteo Nassigh, incapace di camminare, di parlare o di mangiare da solo, Rita Coruzzi, affetta da tetraparesi, Nick Vuijcic, nato senza gambe e braccia, Edoardo Bonelli, con paralisi quasi completa e condannato a una sedia a rotelle. E poi ancora: Roberto Panella, Sara Virgilio e Max Tresoldi usciti da coma o da stato vegetativo e, come hanno sottolineato Brandi e Coghe, “tanti tanti altri testimoni della piena voglia di vivere, nonostante tutto, ma che purtroppo, non appaiono mai nei TG. Perché?”

    Insomma, il dovere di uno Stato non dovrebbe essere prevenire il suicidio invece di incoraggiarlo? “Il dovere dello Stato – hanno concluso Toni Brandi e Jacopo Coghe – non dovrebbe essere quello di eliminare la sofferenza e non il sofferente? Con migliaia di persone che sono lasciate a soffrire negli ospedali, con solo il 30% dei malati di tumore che ha accesso alle cure palliative, quale dovrebbe essere la priorità di uno Stato civile? Promuovere il suicidio o prevenirlo?”.

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