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REFERENDUM | Italiani all’estero a rischio irregolarità

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farnesinaNon c’è che dire, non si può fare a meno di complimentarsi con l’ambasciatore Cristina Ravaglia, direttore generale della DGIT-Direzione Generale degli Italiani nel Mondo al ministero degli Affari Esteri.

In un paese di sepolcri imbiancati, onore e merito ad una persona che, rischiando la sua carriera, ha avuto il coraggio di dichiarare in modo formale l’irregolarità, chiamiamola bonariamente così, del voto espresso, in occasione di elezioni e di referendum, dagli italiani residenti all’estero.

Non ha importanza che Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, i tre unici destinatari della sua accorata e formale missiva, l’abbiano poi sepolta accuratamente nei loro faldoni secretati, il gesto rimane ed è rimarchevole, per lo meno per i benpensanti ancora rimasti.

Tra le cosiddette “irregolarità”, però, l’ambasciatrice ha forse dimenticato di segnalare l’ormai decennale, mancato allineamento dei dati AIRE-Anagrafe Italiani Residenti all’Estero, tra quelli in possesso del Ministero degli Affari Esteri e quelli del Ministero dell’Interno.

Quelli del MAE-Ministero degli Affari Esteri risultano dalle iscrizioni ai relativi Consolati, registrate negli specifici albi, dei nostri connazionali stabilmente residenti fuori Italia. I dati attinenti, invece, al Ministero dell’Interno, derivano dalle anagrafi di tutti i comuni italiani, in particolare dalle annotazioni nei registri anagrafici comunali dell’avvenuto trasferimento in pianta stabile all’Estero.

In questi dieci anni, infatti, non si è mai riusciti ad unificare tali dati che, peraltro, ciascuno dei due dicasteri conserva gelosamente, non mettendolo minimamente a disposizione dell’altro.

Mancanza di fondi?

Questa la ricorrente e più cavalcata giustificazione da ambo le parti per tale prolungato a dismisura disallineamento dei due registri.

È vero che a pensar male si fa peccato, ma è altrettanto vero che il più delle volte si coglie nel segno. Ed il segno è che questa mancata unificazione dei dati consente di gestire a piacimento, cosa quest’ultima detta con dotto eufemismo, il voto degli italiani stabilmente all’Estero.

Per ottenere il via libera al voto dei nostri emigrati e la convalida della loro iscrizione nei registri consolari è sufficiente il rilascio, anche per mail o fax, del nulla osta dall’anagrafe del comune di ultima residenza.

In tal modo, certificato peraltro in maniera molto singolare, i nostri residenti stabilmente all’Estero riceveranno un busta dal consolato di riferimento e senza prove serie postali di aver notificato tale plico esclusivamente al diretto interessato, il voto resta in balia di quanti circondano colui che dovrebbe aver ricevuto tale missiva.

E in questo percorso, abbastanza contorto, immaginate come è facile mettere mano a manipolazioni interessate.

Ai costi del trasporto aereo,  mostruosi purtroppo per il solo contribuente italiano, per far giungere tali voti in Italia, si aggiunge, infine, la beffa dello scrutinio in quel di Castelnuovo di Porto, comune ubicato vicino a Roma, dove si è già svolto per ben tre volte lo spoglio elettorale, indecoroso e certificatamente truffaldino,  di tali schede.

Non vi sembra, signori Partiti in gioco, che perseverare a fare imbrogli, soprattutto sul referendum, per l’approvazione o meno, delle modifiche della nostra Costituzione, sia cosa ancora più diabolica e perniciosa per il Paese di una normale elezione?

Che ne direste, ascoltando una dotta addetta ai lavori, quale l’ambasciatrice Ravaglia, di eliminare appena possibile, ma una volta per tutte, il voto degli italiani residenti stabilmente all’Estero, residenti che, peraltro, con le nuove generazioni non risultano più minimamente interessati a quanto avviene nel paese Italia?

Pier Francesco Corso

 

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