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Renzi fischiato dai commercianti, difende gli 80 euro – “Io credo nella politica, ma con la P maiuscola”

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“Fischiatemi pure se avete il coraggio, ma io credo nella politica: una politica che cambi passo e tono, ma con la P maiuscola”.

Nella giornata di ieri, Matteo Renzi si è trovato ad affrontare un gruppo di contestatori: alcuni commercianti, che lo hanno preso di mira fin dal suo ingresso all’assemblea di Confcommercio, ma che hanno intensificato le proteste quando il premier ha affrontato il tema degli 80 euro: “Gli 80 euro – rivendica – sono una misura di giustizia sociale sacrosanta”.

Ad aprire l’appuntamento annuale di Confcommercio è stato un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “L’Italia sta gradualmente ripartendo, i segnali di riavvio dell’economia, seppur ancora contenuti e soggetti a incertezza, sono sostenuti dalla domanda interna”, è “cruciale” – afferma – la ripartenza degli investimenti produttivi delle aziende per aumentare l’occupazione, in particolare dei giovani. E dall’altro lato, sottolinea il presidente, “abbiamo davanti a noi l’importante sfida di proseguire con determinazione un percorso di riforme” per “semplificare le regole” e “dare slancio al sistema economico”.
Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha accolto Renzi, seduto in platea tra il ministro Angelino Alfano e la presidente della Camera Laura Boldrini, parlando di una “ripresa senza mordente, slancio ed intensità” e, pur riconoscendo “i passi in avanti in materia fiscale”, ha sottolineato che sono stati “poco incisivi e senza una visione organica”.

Durante l’assemblea, al premier viene fatta la richiesta di non aumentare l’Iva; il presidente del Consiglio dal palco si fa carico dell’impegno, tra gli applausi dei presenti e dichiara: “Nel 2017 non aumenterà. Ma serve l’onesta’ di riconoscere che l’ultimo aumento è dell’ottobre 2013 e noi siamo in carica dal febbraio 2014″.
Renzi ha invitato poi a riconoscere che “l’operazione di riduzione fiscale è iniziata, e insieme – rivendica – il governo ha guadagnato credibilità: all’estero, non andiamo più sui giornali per scandali e problemi”.
Arrivato però al passaggio sugli 80 euro, il premier ha subito una sonora contestazione da parte di un gruppo di presenti, simile a quella subita sullo stesso tema lo scorso anno, dall’allora ministro Federica Guidi.
“Gli 80 euro li rivendico con forza” – afferma. Qualcuno dalla platea ribatte chiedendo, allora, un taglio agli stipendi dei politici. Lui spiega che laddove ha potuto ha tagliato, e che chi vuole ridurre i costi di una politica che è stata “zavorra” del Paese può votare al referendum sulle riforme.
“Certo – osserva Renzi, tra un bagno di folla e “qualche abbraccio anche di chi contestava” – “lo scontento dei commercianti è comprensibile se si considera che è sì, aumentato il lavoro a tempo indeterminato, ma non si è recuperato nulla su “autonomi e sul crollo delle PMI”. Per ripartire – aggiunge – occorre “provarci e rischiare, e smetterla con i lamenti”.
Le immagini dell’episodio di contestazione appaiono però nella campagna elettorale per i ballottaggi, e diventano oggetto di attacchi da parte del centrodestra (“Dai fiaschi in economia ai fischi”, afferma Debora Bergamini da Forza Italia), ma soprattutto dell’offensiva del Movimento 5 Stelle: “Ormai nessuno gli crede più, Renzi ha 1.400.000 motivi per dimettersi subito”.
“I fischi diventeranno – afferma Di Maio – lanci di monetine, come quelle che presero di mira Craxi”.
“Insulti violenti” che un presidente della Camera non dovrebbe usare, replica il renziano Andrea Marcucci.

Alessandra Gravino

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