Quantcast

Roma Futura si presenta agli elettori ed alla stampa, sintesi di un incontro

Più informazioni su

    Mi ritrovo, quasi per avventura, alla conferenza stampa di “Roma Futura”, svoltasi ieri in via Modena 15, lista che sostiene la candidatura PD di Roberto Gualtieri al Campidoglio, ma che si rifà all’esperienza di Giovanni Caudo, presidente del Terzo Municipio: Caudo, urbanista, già assessore nella giunta Marino, sale alla ribalta nel periodo dello sfarinamento delle giunte municipali grilline e, sia pure in un contesto di bassa affluenza, segna il primo cedimento del consenso sostanzialmente monocolore ai Cinque Stelle già nel luglio del 2018.

    Roma FuturaRoma Futura

    Va detto che la campagna elettorale per le elezioni locali a Roma finisce strozzata tra il periodo feriale di agosto e il solo mese di settembre: effetti del rinvio imposto alle consultazioni per l’emergenza sanitaria.

    Un altro elemento condizionante, ma sottaciuto da molti, è l’insieme di criticità strutturali per chiunque si dovesse trovare a governare la Capitale. Senza entrare nella dialettica già molto accesa sul valore effettivo della consiliatura che si sta chiudendo, rimane il fatto che la città vive non solo delle vicende faticose di alcune sue principali municipalizzate, AMA ed ATAC, che si riflettono in modo pesante sulla qualità della vita dei cittadini, ma anche una mancanza di progettualità, di visione, di speranza anche che ha caratterizzato buona parte degli ultimi vent’anni di gestione politica locale.

    Le vicende della giunta Marino e l’impatto mediatico dell’inchiesta nota come “Mafia Capitale” hanno raso al suolo ogni credibilità dei partiti tradizionali, consegnando a Virginia Raggi un consenso bulgaro nelle elezioni del 2016.

    C’è certamente un problema di offerta politica che è anche un problema di ricostruzione del rapporto fra la cittadinanza e la classe dirigente locale.

    In questa prospettiva, il tentativo di Caudo è quello di saldare, intercettandoli e trasformandoli in possibilità di una nuova classe dirigente, elementi sani della società civile, possibilmente giovani, che la politica tradizionale non ha saputo vedere. Ecco quindi Roma Futura, una lista elettorale che si definisce “femminista, egualitaria ed ecologista” e sulla quale abbiamo potuto scambiare vedute ed opinioni sia con Rossella Muroni, deputata e membro della Commissione Ambiente della Camera, sia con Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio, sia con lo stesso Caudo.

    A loro abbiamo chiesto il senso ed il valore dell’offerta politica – della quale riconosciamo il coraggio e la novità – che una lista civica può portare nel gioco del supporto di coalizione a Gualtieri, sia di come questa proposta abbia voluto tener conto della frattura fra classe dirigente e cittadinanza della quale certe tendenze di tipo populista mirano a fare elemento di consenso elettorale. Infine, abbiamo chiesto loro di parlarci delle tre parole (femminismo, egualitarismo, ecologismo) che si trovano nel logo della lista a partire da un concetto molto semplice: quello di empatia verso gli altri, empatia che le donne, proprio perché vittime di comportamenti violenti e discriminanti, sono ontologicamente portate ad avere verso chi vive in condizioni di disagio, sofferenza ed isolamento.

    Ne abbiamo ricevuto un’impressione sostanzialmente positiva ed onesta: c’è, questo abbiamo percepito, la sincera volontà di creare un tessuto politico nuovo, cercando di realizzare un esperimento di politica orizzontale che tenga conto di esperienze, professionalità e specificità “dal basso” che affondano le proprie radici nel contrasto alle discriminazioni, nella concezione del bene ambientale come un elemento fondamentale tanto per la qualità della vita, quanto per l’economia della città e nella capacità delle donne di portare in politica il senso profondo delle proprie battaglie quotidiane in una prospettiva di cambiamento radicale rispetto a politiche ossificate, prive di visione e senza una idea di comunità urbana che vada oltre concetti de minimis come il decoro, le istanze securitarie, il livello dei servizi pubblici di rete a partire dal trasporto locale.

    Questo non dovrebbe significare che siamo di fronte all’ennesimo esperimento della “sinistra degli attici” o, come dicono i francesi, “gauche caviar”, ma a un tentativo anche coraggioso di apportare un contributo innovativo che possa costituire la base per diventare un polo di attrazione di dibattito ed azione politica concreta per tanti segmenti della società che possono offrire contributi concreti, basati su esperienze reali e che, oggettivamente, sono stati piuttosto trascurati dalla politica locale negli ultimi anni.

    Certo, l’esperimento si presenta non privo di rischi: il primo è quello della irrilevanza. Lo dico perché è talvolta il destino delle liste civiche che hanno una natura sovente effimera. Il secondo è quello che il tutto si risolva nel portare Caudo in Consiglio Comunale e forse, in caso di vittoria del centro sinistra, di nuovo in Giunta. Il terzo è quello dato dal tempo a disposizione che è ridottissimo ed è un fattore che può pregiudicare la ricerca di una visibilità politica che possa anche essere compiutamente spiegata alla cittadinanza, data la peculiarità della offerta politica di Roma Futura.

    C’è anche qualche elemento di speranza, però: che la vicenda di Roma Futura possa diventare una “prima pietra” per qualcosa di più strutturale anche a livello nazionale, che arrivino effettivamente in Consiglio Comunale alcune delle giovani candidate che hanno presentato le proprie idee nella conferenza stampa di ieri e che sono, oggettivamente, idee importanti e anche radicali: dalla giovanissima attivista queer Isabella Borrelli che porterebbe nelle istituzioni la voce di un segmento della società fra i più negletti ed invisibili alla politica tradizionale, ma che ha molto da offrire al miglioramento della qualità civile del dibattito pubblico di questa città a Francesca Tolino, l’autrice della campagna “Libere di abortire”, che ha raccontato la dolorosa e sconcertante vicenda alla quale va incontro una donna che ha necessità di una interruzione di gravidanza a Roma negli anni venti del ventunesimo secolo e senza trascurare tutte le altre che hanno portato esperienze ed elementi di crescita e di speranza in tematiche ambientali, di contrasto effettivo alla violenza di genere, di promozione della cultura e della cura dei più fragili.

    Ho visto insomma persone di valore, brave persone, alcune estremamente giovani, che hanno deciso di provare a scalare un pendio molto ripido in una città per sua natura sorniona, indifferente e sempre più cinica e incarognita e, francamente, mi ha fatto piacere.

    Cosimo Benini ed Elena Martinelli

    Più informazioni su