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“Roma intitolerà una via a Boris Giuliano”

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L’Asseblea Capitolina in occasione della Giornata in ricordo delle vittime delle mafie ha approvato, su proposta del presidente Marco Pomarici una mozione per initolare una via di Roma al vicequestore Boris Giuliano assassinato da Cosa Nostra nel 1979. L’Aula ha osservato anche un minuto di silenzio. «Oggi è la tradizionale giornata – ha detto Pomarici nel suo intervento – dedicata alla Memoria e all’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, giunta al 16esimo anno. Furono oltre 900, tra magistrati, politici, poliziotti, carabinieri, cittadini semplici, a cadere per difendere la legalità dello Stato, per tutelare la propria azienda, per esser stati testimoni di crimini. Celebriamo il loro ricordo stringendoci attorno alle famiglie, che hanno certamente pagato il prezzo più alto alla lotta antimafia e consideriamo doveroso raccontare le loro storie, soprattutto le meno note». «Oggi in quest’Aula portando al voto una mozione per intitolargli una via o una piazza di Roma, racconteremo quella di Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, assassinato da Leoluca Bagarella, il più sanguinario dei sicari corleonesi, il 21 luglio 1979 – ha aggiunto Pomarici – Fu un colpo durissimo per gli uomini che ebbero il privilegio di lavorargli accanto, per i tanti che ebbero la fortuna di conoscerlo e soprattutto per quella Palermo semplice, operosa, desiderosa di una vita tranquilla, che si precipitò ai suoi funerali, fatto non usuale in quegli anni». «Giuliano era una persona speciale, un investigatore speciale, uno di quegli straordinari investigatori come Emanuele Basile, Calogero Zucchetto, Beppe Montana, Ninni Cassarà che furono indispensabili a magistrati altrettanto straordinari come Gaetano Costa, Rocco Chinnici e naturalmente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», ha sottolineato. «Giuliano – ha detto – era abilissimo nel cavare più di un ragno dal buco con mezzi spesso di fortuna, lontanissimi dalla moderna tecnologia e soprattutto senza i pentiti, che risulteranno decisivi nella lotta antimafia a partire dagli anni ottanta. Fu il primo a intuire che fra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, Palermo era diventata pedina nevralgica nello scacchiere del traffico internazionale dell’eroina». «Aveva pestato troppi piedi, toccato troppi interessi, fatto bruciare troppi capitali e chi tocca i soldi di solito muore, come gli era stato preannunciato in una telefonata alla Questura di Palermo, rivelatasi poi tragicamente veritiera – ha concluso – Partendo da lui, quasi mai ricordato dalla toponomastica dei comuni, vorremmo iniziare a sollevare il velo sulle biografie meno conosciute delle vittime delle mafie».

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