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Roma, l’ex ministro Scajola arrestato dalla Dia di Reggio Calabria

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La Dia di Reggio Calabria ha arrestato l’ex ministro Claudio Scajola. L’ ex ministro Claudio Scajola è stato arrestato dagli investigatori della Dia in un noto albergo della capitale. “Sconcertato e sconvolto”: così è apparso l’ ex ministro Scajola agli uomini della Dia che l’hanno arrestato questa mattina all’alba in un albergo della capitale in via Veneto. Scajola ha detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le motivazioni. L’ ex ministro è ora negli uffici del Centro operativo della Dia di Roma.

Otto i provvedimenti eseguiti complessivamente stamani dalla Dia di Reggio Calabria che ha arrestato l’ex ministro Claudio Scajola. Tra gli arrestati, figurano persone ritenute legate al noto imprenditore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, anch’egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis.  Matacena è latitante, dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’ex ministro  – secondo quanto riferisce il Corriere della sera – avrebbe favorito la latitanza di Matacena, condannato per associazione mafiosa.

Silvio Berlusconi ha espresso “dolore per l’arresto di Scajola, non avevo sentore di questa inchiesta”. Berlusconi, nel corso dell’intervista a radio Capital, ha precisato che Scajola non è stato candidato in lista non perché si avesse sentore di un arresto ma perché “avevamo commissionato un sondaggio su di lui che ci diceva che avremmo perso globalmente voti se lo avessimo candidato”.

L’ex ministro Claudio Scajola è stato arrestato perché avrebbe aiutato l’ex parlamentare Amedeo Matacena a sottrarsi alla cattura per l’esecuzione della pena dopo essere stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha detto, secondo quanto riferisce l’Ansa, il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho.  L’inchiesta che ha portato all’arresto è nata nell’ambito di una indagine su tutt’altro argomento.

“Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all’arresto”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho commentando l’inchiesta che ha portato all’arresto, tra gli altri, dell’ex ministro Claudio Scajola.

Scajola, secondo l’accusa, avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi alla cattura in virtù dei rapporti che ha con la sua famiglia. Matacena è un noto imprenditore, figlio dell’omonimo armatore, noto per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell’agosto 2003.

PERQUISIZIONI IN MEZZA ITALIA

Personale della Dia di Reggio Calabria sta eseguendo numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre a sequestri di società commerciali italiane, collegate a società estere, per un valore di circa 50 milioni di euro.

La Dia reggina è coadiuvata dai Centri operativi e sezioni Dia di Roma, Genova, Milano, Torino, Catania, Bologna, Messina e Catanzaro. I provvedimenti restrittivi a carico di Scajola, Matacena e gli altri indagati sono stati emessi dal Gip di Reggio Calabria Olga Tarzia su richiesta della Dda diretta dal procuratore Federico Cafiero De Raho.

SCAJOLA AVREBBE CERCATO DI FAR USCIRE MATACENA DA DUBAI PER RIFUGIARSI IN LIBANO

Claudio Scajola, secondo quanto appreso dall’agenzia Ansa, stava cercando di fare uscire Amedeo Matacena dal Dubai, dove si trova attualmente, per farlo andare in Libano dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione della pena per la condanna a 5 anni subita per concorso esterno in associazione mafiosa.  Dopo essere fuggito dall’Italia, Matacena ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato dalla polizia locale al suo arrivo all’aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità italiane. Pochi giorni dopo, però, Matacena è tornato in libertà in quanto non è stata completata la procedura di estradizione in Italia. La giurisdizione degli Emirati arabi, dove non esiste il reato di criminalità organizzata e con i quali l’Italia non ha accordi bilaterali, prevede che i cittadini stranieri in attesa di estradizione non possano essere privati della libertà oltre un certo limite di tempo. Matacena non poteva però lasciare il Paese arabo in quanto privato del passaporto. Per la giustizia italiana è rimasto un latitante.   E’ in questa fase, secondo l’accusa, che sarebbe intervenuto Scajola che avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in Libano. Gli altri arrestati, invece, stavano cercando di sistemare dei factotum di Matacena al vertice di alcune società.

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