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Roma muore e voi dormite

Leggo un’intervista su Huffington Post a Nicola Morra, nel day after dell’affaire De Vito, e resto esterrefatto. O forse non dovrei, dovrei pensare che è tutto normale, che questi tristi epigoni della politica che fu ripetono stancamente scuse e parole mille volte ascoltate e mille volte disattese. Morra non dice nulla: sostanzialmente tutto va bene, De Vito è un caso isolato, la Raggi deve continuare (diversamente sarebbe accaduto se, come dicono notizie di stampa, la posizione dell’assessore Frongia – anch’egli indagato – non fosse in odore di archiviazione). Non voglio commentare le enormità con le quali l’onorevole Morra porta in palmo di mano le “conquiste” di questo governicchio che campa di promesse elettorali e provvedimenti privi di senso logico e di scarsa efficacia pratica (ma di sicuro impatto negativo sui conti pubblici), mi limito a commentare la situazione romana: da ieri anche la stazione metro di Barberini è inaccessibile per fermo scale mobili, dopo Repubblica, dove ATAC che ha bloccato tutte le scale mobili a seguito dell’incidente occorso ai tifosi russi in trasferta, dichiara candidamente che ci vogliono mesi per avere i ricambi. E’ cosa nota che tutte le scale mobili della linea B sono prossime al termine della loro vita operativa trentennale (1990-2020) e andranno sostituite: niente sappiamo della eventuale gara ATAC, ma sappiamo che decine e decine di impianti non si possono sostituire tutti insieme e sappiamo che la manutenzione straordinaria dei servizi pubblici si programma in modo da realizzare interventi scaglionati nel tempo. Quindi delle due l’una: o chiudono la metro B per un lungo periodo di tempo (cosa impossibile) o avremo lavori sulle scale mobili e situazioni di crisi (una rotta, l’altra in sostituzione – mi viene in mente Castro Pretorio) per mesi e utenti che si concentreranno sugli impianti più usurati che verranno lasciati in funzione per evitare la paralisi.

In questa corsa verso il baratro la Raggi fa la mosca cocchiera di un processo di sfarinamento della città il cui acme è il labirinto del Minotauro ossia la gestione di tutto il procedimento amministrativo per lo stadio della Roma che porterà (forse) alla realizzazione di uno scempio edilizio in riva al Tevere ed alla paralisi definitiva di tutta la zona compresa fra Eur e Magliana.

Quando, in una capitale, bruciano decine di autobus all’anno, la gente casca nelle buche e sulle radici, con un po’ di vento si scatena un bombardamento – talvolta anche mortale – di rami e fronde, mentre le scale mobili di decine di stazioni della metro rischiano di diventare trappole pericolose, è segno che il problema non è più la politica locale, fatta da figuri evanescenti privi di qualsivoglia spessore professionale e capaci solo di farsi foto mentre inaugurano un’aiuola, un tratto di marciapiede o una pensilina di due metri per uno, ma la cittadinanza stessa.

Io sarò un martello in questi mesi, nei prossimi anni e fino a che non si tornerà a votare per il Sindaco di questa città sventurata: cari Romani la colpa è nostra. Nostra, se non ci muoviamo, se accettiamo tacitamente di poter morire per andare a lavoro, nostra, se un autobus in fiamme in mezzo a una strada, del centro o della periferia, non smuove dentro di noi qualcosa e non ci spinge alla mobilitazione sociale, politica e di piazza per chiedere che le cose cambino, che chi sta disarticolando definitivamente Roma rinunci per manifesta incapacità o ammetta che, come coloro che hanno governato in precedenza, ricopre un ruolo di potere e non ha alcuna voglia di fare gestione.

Non è con la Raggi che ce la dovremmo prendere: per come vanno le cose, al Comune avremmo potuto eleggere anche Paperino e Nonna Papera, sarebbe stato lo stesso. Il punto è che o la società civile si muove e produce anticorpi a questa decadenza, a questo sfacelo o siamo tutti conniventi e corresponsabili, almeno da un punto di vista dell’etica civile e politica.

CB