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Roma ricorda Ilaria Alpi e le vittime della verità foto

Roma – Ilaria Alpi aveva 32 anni quando fu uccisa in Somalia, a Mogadiscio, il 20 marzo 1994, insieme al cineoperatore Miran Hrovatin, mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista, mente stava cercando la verità.

Oggi, nel giorno in cui si ricordano le vittime della mafia, la città in cui è nata, Roma, l’ha ricordata con un convegno organizzato dall’associazione Ossigeno per l’informazione alla Casa del Jazz, bene confiscato alla mafia, dove è stata deposta una corona davanti alla lapide con i nomi delle 900 vittime innocenti della mafia e i volti dei 30 giornalisti italiani uccisi mentre svolgevano il loro lavoro. Ad aprire il convegno di questa mattina, Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno, e Lorenza Bonaccorsi, presidente del I Municipio di Roma.

“Lavoreremo ancora con Ossigeno per ricordare Ilaria, il suo lavoro e tutti i giornalisti uccisi mentre cercavano la verità- ha detto Bonaccorsi- Grazie a Ossigeno per l’informazione, che ha un ufficio qui alla Casa del Jazz, abbiamo memoria costante dei giornalisti vittime della mafia e dei giornalisti caduti durante le guerre. Dobbiamo lavorare ancora di più con Ossigeno, da oggi comincia un impegno importante”.

“Non riuscire a fare giustizia sulle morti dei giornalisti avvenute all’estero è un filo rosso che accomuna tutte le storie dei nostri colleghi uccisi nei contesti di guerra. Noi ci preoccupiamo di far sapere chi erano queste persone da vive: donne e uomini che hanno avuto passioni, progetti e famiglie e vanno raccontati”, ha detto il presidente di Ossigeno Spampinato.

Per questo, in sala, è intervenuto anche Gaetano Lettieri, docente alla Sapienza ed ex compagno di scuola di Alpi, il liceo ‘Lucrezio Caro’, che ha dedicato la sua aula magna alla memoria della giornalista. “Ilaria ha onorato il mestiere di comunicare e fare comunicazione, che significa costruire comunità- ha detto Lettieri- era una persona straordinaria, dotata di profondo rigore e allo stesso tempo profonda dolcezza. Ilaria aveva studiato a lungo il mondo arabo. Era attratta da ciò che non era il suo quotidiano”.

Anche Miguel Gotor, assessore alla Cultura del Comune di Roma e professore di storia moderna a Tor Vergata, è intervenuto in video collegamento per ribadire che “iniziative come questa servono a incontrarci, a vederci per coltivare e annaffiare un fiore, quello del comune sentire civile e politico sul tema della memoria”. L’assessore ha ricordato poi l’istituzione del Forum cittadino sui beni confiscati alle mafie, voluto dal sindaco Roberto Gualtieri per favorire il loro utilizzo a beneficio della comunità.

“È importante che Ossigeno abbia sede nella Casa del Jazz, che era di proprietà di Enrico Nicoletti, cassiere della banda della Magliana. L’impegno del Comune di Roma- ha detto- prosegue per restituire ai cittadini beni confiscati alle mafie, per questo stiamo raccogliendo nuove proposte progettual”. A ricordare Ilaria Alpi, oggi, istituzioni, giornalisti ma anche molti studenti e giovani, seduti in sala o collegati da remoto. Per i ragazzi e le ragazze dell’Istituto Comprensivo ‘Melissa Bassi’ di Roma, “Ilaria Alpi era una donna coraggiosa.

La sua scelta è stata rinunciare a una vita tranquilla per combattere attraverso l’arma dell’inchiesta. Siamo onorati che la nostra scuola media sia intitolata a lei. Per noi è fonte di ispirazione”. “Per noi oggi questa è una grande occasione di crescita e di confronto- ha aggiunto il docente Emiliano Sbaraglia- Con Ilaria Alpi abbiamo scoperto la bellezza di approfondire, di indagare, di spaziare fra letteratura, geografia, storia ed educazione civica”.

Tra gli ospiti anche la giornalista somala Shukri Said, presidente dell’associazione ‘Migrare’, che ha ricordato come la morte di Ilaria sia “legata agli intrecci tra politica e affari sporchi coperti dal mantello della cooperazione fra Italia e Somalia. Ilaria ha messo il naso in questi affari connessi all’operazione Ibis e aveva probabilmente scoperto che oltre agli aiuti alimentari nei cargo che facevano la spola fa Italia e Somalia c’erano anche armi e rifiuti tossici. È ora che Italia e Somalia collaborino per fare finalmente luce sulla tragica fine di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”.

I giornalisti Attilio Bolzoni e Marilena Natale hanno ricordato invece la necessità di aiutare e sostenere i giornalisti che ancora oggi si impegnano perché emerga la verità delle loro inchieste. “Anche oggi raccontare è difficile. Vivo sotto scorta da 5 anni- ha raccontato Natale- Giorni fa un mafioso mi ha contattata per dirmi che dovevo smetterla di scrivere. Ma io non la smetterò. Ieri sera il collega Mimmo Rubio è stato accerchiato da un capoclan. I criminali di oggi se ne fregano di noi giornalisti. Per fortuna associazioni come Ossigeno aiutano i giornalisti che non possono farlo, a difendersi legalmente. Spero nei giovani, che diventino vedette di questo territorio”.

Per Attilio Bolzoni, “molti nostri colleghi sono morti perché sono stati lasciati soli, perché hanno raccontato verità che nessun altro riprendeva. Non raccontavano solo il crimine puro, ma l’opacità delle relazioni fra criminalità organizzata e apparati dello Stato”. C’è un legame diretto, infatti, che collega la vicenda di Ilaria Alpi ai giornalisti che ancora oggi combattono la criminalità organizzata con le inchieste, o svolgono il loro lavoro in un contesto di guerra, come accade oggi in Ucraina.

Dove si combatte anche sul fronte delle notizie, e dove i giornalisti rischiano la loro vita per verificare la veridicità dei fatti. “Anche oggi tanti giornalisti inviati in Ucraina sono senza protezione, senza casco né giubbotto antiproiettile, sono senza assicurazione, sono precari. I grandi network li stanno sfruttando”, ha commentato Giuseppe Mennella, segretario di Ossigeno. Mentre Lazzaro Pappagallo, segretario di Stampa Romana, ha proposto di “assumere tutti i freelance che sono sul campo.

Altrimenti quando calerà il sipario della guerra torneranno alla precarietà. Bisogna far sì che non ci sia il solito binomio tra chi è garantito e chi no. Siano garantiti i diritti di tutti i giornalisti”. (Agenzia Dire)